Fondo pensione giornalisti: rendimenti e prospettive nel breve e lungo periodo - Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani
Ultime notizie 06 Novembre 2023

Fondo pensione giornalisti: rendimenti e prospettive nel breve e lungo periodo

Dopo il difficilissimo 2022, segnato da forti perdite per tutti gli investimenti finanziari, il Fondo pensione complementare dei giornalisti italiani (FPCGI) ha un po’ recuperato quest’anno: vediamo i dati dell’ultimo periodo. Il nostro Fondo segna nel 2023 un rendimento, da inizio anno a fine settembre, di + 2,38% per il comparto ‘Lungo Termine’, di +1,46% per il comparto ‘Medio Termine’, di +1,91% per il comparto ‘Breve Termine’ e di +0,75% per il comparto ‘Garantito’. Questi risultati si possono confrontare con il Trattamento di fine rapporto (TFR) che ha reso un +1,51% netto nello stesso periodo.

Va messo in rilievo che il TFR accantonato in azienda, in base alla legge italiana, è rivalutato ogni anno dell’1,5% fisso più una percentuale del 75% del tasso d’inflazione: ciò significa, in pratica, che negli anni di bassa inflazione il TFR rende di più rispetto al carovita, mentre il rendimento ‘reale’ di fatto si riduce negli anni di inflazione maggiore. Tre esempi per spiegare:

  • in un anno con inflazione al 4% il TFR rende il 4,5% (cioè 1,5% fisso più 75% del 4%, che fa 3%)
  • in un anno con inflazione al 10% il TFR rende il 9% (cioè 1,5% fisso più 75% del 10%, che fa 7,5%)
  • in un anno con inflazione al 20% il TFR rende il 16,5% (cioè 1,5% fisso più 75% del 20%, che fa 15%)

Questi risultati ‘sicuri’ del rendimento del TFR accantonato in azienda, spiegano la titubanza di molti lavoratori – e anche molti giornalisti dipendenti – a conferire il loro TFR ai Fondi pensione che invece investono in azioni e obbligazioni quotate sui mercati finanziari. Ma questa titubanza può essere infondata nel lungo periodo, considerando anche la quota di contribuzione aggiuntiva versata dal datore di lavoro.

Prima di arrivare ai rendimenti di lungo periodo, comunque, va ricordato che i risultati positivi del nostro Fondo quest’anno sono arrivati dopo un pessimo 2022, nel quale (per l’effetto concomitante della guerra in Ucraina, dell’aumento dei prezzi dell’energia e dell’impennata dell’inflazione) sono purtroppo andati male sia gli investimenti azionari, sia quelli obbligazionari, trascinando al ribasso le quotazioni di tutti i fondi pensione. Infatti, secondo un’analisi di MF-MilanoFinanza lo scorso anno i fondi pensione negoziali italiani (come il nostro) hanno segnato un risultato mediamente del -9,8% (al netto dei costi e della tassazione) mentre il TFR netto ha dato +8,3% di rendimento, sicuramente ragguardevole anche se inferiore al rialzo del costo della vita in un anno di alta inflazione.

Quali sono invece i rendimenti su orizzonti temporali più lunghi, e quindi più coerenti con le finalità del risparmio previdenziale? Per quanto riguarda il Fondo dei giornalisti, i rendimenti storici degli ultimi 20 anni (i nostri comparti, all’epoca chiamati ‘Mix’ e ‘Prudente’, furono creati nel 2003) confermano la bontà dell’investimento nella linea con maggiore componente azionaria: infatti quello che era dapprima chiamato ‘Mix’ e ora è il nostro comparto Lungo Termine segna una performance ventennale del 79,88%, pari a un rendimento annualizzato del 2,88%, mentre nello stesso periodo il TFR si è rivalutato del 67,52%, pari a un rendimento annuo del 2,53%.

Un altro vantaggio, poi, dato dall’adesione al Fondo pensione consiste nel versamento del contributo a carico del datore di lavoro, che il giornalista dipendente invece perde se decide di non aderire al Fondo, lasciando il suo TFR in azienda: la Funzione finanza (che è affidata all’Inpgi) del nostro Fondo ha calcolato, facendo l’esempio di una retribuzione lorda annuale media di 26.820 euro, che con un versamento a carico del giornalista dipendente di soli 27 euro all’anno, dal 2003 al 2023 investendo nel comparto ‘Lungo Termine’ si arriva a un patrimonio nel Fondo di € 56.552, con un rendimento annuo pari a + 3,61%, mentre nel ‘Medio Termine’ il risultato è di € 52.356 con un risultato di +2,85% annuo: rispettivamente, si tratta di 6.228 euro in più con il ‘Lungo Termine’ e di 1.932 euro in più con il ‘Medio Termine’ rispetto al TFR lasciato in azienda che dà un totale di € 50.424.

Questi risultati storici dimostrano che, in base alle statistiche nel lungo periodo, il Fondo pensione – in particolare nel comparto con un maggiore investimento azionario – batte il rendimento del TFR. Ma è opportuno, ora, spostarsi su un comparto a maggior contenuto azionario? La prudenza è d’obbligo, specie dopo l’attacco di Hamas a Israele del 7 ottobre scorso (va rammentato che i risultati disponibili ora sono quelli, precedenti, aggiornati al 30 settembre) e la successiva risposta israeliana a Gaza. Inoltre, va ricordato che le regole del nostro Fondo permettono il passaggio da un comparto all’altro solo una volta all’anno, nel mese di maggio: quindi gli iscritti eventualmente interessati a farlo, dovranno aspettare maggio 2024.

Infine va ricordato che il Fondo pensione dei giornalisti a fine 2022 aveva 10.467 iscritti, ma circa il 40% degli aderenti non versa più contributi. Una situazione causata evidentemente dalla profonda crisi del mercato editoriale italiano, che ha comportato l’espulsione dalle redazioni di migliaia di colleghe e colleghi: per questo il Fondo sta lavorando a ipotesi di allargamento della platea da sottoporre alle fonti istitutive Fnsi e Fieg.

Edmondo Rho

Consigliere d’amministrazione del FPCGI – Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani

Coordinatore della Commissione Patrimonio e Finanza del FPCGI

Nota aggiornata al 2 novembre 2023