Comunicazioni 2006 - 2009
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Roma, 11 dicembre 2009
AMPLIATA LA PLATEA DEGLI INVESTITORI FINANZIARI
DEL FONDO COMPLEMENTARE

“In considerazione della consistente crescita della massa monetaria gestita dal Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani (FPCGI), il Consiglio di amministrazione del Fondo stesso ha deliberato, ferma restando la conformazione dei comparti (“Garantito”, “Prudente”, “Mix”, “Crescita”), di affiancare  a partire dal gennaio 2010 agli attuali gestori finanziari  altri nuovi quattro gestori, in modo da suddividere il rischio e garantire a tutti gli iscritti maggiore certezza nei risultati. Il comparto “Garantito”, che ha natura assicurativa e garantisce un rendimento annuo almeno pari al tasso di rivalutazione del TFR, continuerà ad essere gestito integralmente dalla Cattolica Assicurazioni. Il comparto “Prudente” nel quale è inserita la grande maggioranza degli iscritti, sarà gestito, da Allianz Bank – Financial Advisor Spa, Generali Asset Management e  Pictet & Cie (Europe) S.A., ciascuno per il 27% da Zenit SGR per il 10% ed Azimut SGR per il 9%. A sua volta il comparto “Mix” sarà ripartito tra Eurizon Capital SGR Spa ed Azimut SGR, mentre il comparto “Crescita” sarà integralmente affidato ad Azimut SGR.
Nella stessa riunione il Consiglio di amministrazione ha preso atto con soddisfazione del positivo andamento di tutti i comparti che a fine settembre avevano registrato un incremento su base annua del 4,24% nel comparto “Garantito”, dell’8,81% nel “Prudente”, del 13,79% nel “Mix” e del 18,42% nel “Crescita”. Risultati, che, secondo le stime dell’Advisor del Fondo, dovrebbero essere ulteriormente incrementati con le performance dell’ultimo trimestre dell’anno”.
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Roma, 10 dicembre 2009
ATTENZIONE!! Entro il 31 dicembre comunicare i contributi non dedotti versati al Fondo nell’anno precedente
I giornalisti interessati devono comunicare al Fondo entro il 31 dicembre l’eventuale importo dei contributi 2008 fiscalmente non dedotti in quanto eccedenti la deducibilità prevista dalla vigente normativa (€ 5.164). Il contributo non dedotto è quello specificato dall’azienda nel modello CUD al rigo 46.
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Roma, 25 settembre 2009
FONDO GIORNALISTI: “BUON RECUPERO DEI RENDIMENTI”
Grazie alla capacità di cavalcare il recupero delle borse che si è verificato in questo 2009, ad oggi, il Fondo ha recuperato (del tutto o, per i comparti più aggressivi, in buona parte) le perdite dell’anno orribile assicurando un rendimento positivo al capitale, in ogni caso battendo sempre il TFR.

Nel dettaglio nei primi 8 mesi del 2009 l’incremento è stato per il comparto “garantito” del 5,84%, ben al di sopra del tasso di rivalutazione del TFR, che per il 2009 si prevede essere estremamente modesto; per il comparto “prudente” un rendimento dell’8,3%; per il comparto “mix” del 12,2%. Anche il comparto “crescita”, quello a più alto contenuto di quote azionarie di cui abbiamo il dato di 9 mesi, sta registrando ottimi risultati: da gennaio a settembre ha realizzato un rendimento lordo del 15,51%, recuperando, sia pure non ancora integralmente, le perdite del 2008.

Il Consiglio di amministrazione, nel confermare la validità dei benchmark di tutti i comparti, ha anche deciso di avviare una nuova selezione per affiancare a quelli esistenti nuovi gestori finanziari, anche in considerazione dell’accresciuto patrimonio del Fondo che ha superato i 260 milioni di euro.

Entro fine anno il Consiglio di amministrazione del Fondo definirà anche gli accordi per la gestione delle rendite.
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Roma, 21 luglio 2009
INSEDIATO IL NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
DEL FONDO GIORNALISTI

Marina Cosi è la nuova presidente del Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani. È stata eletta all’unanimità nel Consiglio di amministrazione di oggi 21 luglio, così come all’unanimità è stato eletto vice presidente Roberto Cilenti.
Il Consiglio di amministrazione è così composto:
Gianfranco Astori, Marina Cosi, Mariagrazia Molinari, Giovanni Rossi, Roberto Seghetti, Vincenzo Varagona per la componente giornalistica, Pasquale Chiappetta, Roberto Cilenti, Massimo Garzilli, Giorgio Mantelli, Roberto Moro, Sergio Moschetti per la componente editoriale.
La guida del Fondo ritorna alla componente giornalistica secondo la norma di alternanza prevista dallo statuto.
Sergio Monetti è il nuovo presidente del Collegio dei Sindaci che risulta composto da Andrea Di Segni e Antonio Irde eletti dagli iscritti e da Sergio Monetti e Gian Luca Zingoni nominati dalla Federazione Italiani Editori Giornali.
Con questo primo atto, a quattro mesi dall’elezione dei rappresentanti dei giornalisti ed a quasi un mese dalla nomina dei rappresentanti della Fieg, sono entrati nelle loro funzioni il nuovo Consiglio di amministrazione ed il nuovo Collegio dei Sindaci del Fondo Pensione Complementare.
Nella stessa riunione il Consiglio ha verificato l’andamento dei comparti del Fondo, constatando con soddisfazione come nel primo semestre di quest’anno i risultati siano stati complessivamente soddisfacenti e decisamente migliorativi (linea “garantita” 4,2%, linea “prudente” 3,8%, linea “mix” 3,5, linea “crescita” 0,3%), in particolare rispetto al tasso legale di rivalutazione del TFR dello stesso periodo (1,19%), a conferma della validità delle scelte operative compiute in questi anni.
Il Consiglio di amministrazione ha preso atto che è in corso di spedizione a tutti gli iscritti la “comunicazione periodica” con il dettaglio della posizione personale al 31 dicembre 2008 e con l’informativa generale sul bilancio 2008.
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Roma, 23 Giugno 2009  
Il testo riprodotto è tratto dal sito: www.lavoce.info
PREVIDENTI NELLA CRISI
di Bruno Mangiatordi

I dati Covip indicano una sostanziale tenuta del flusso di adesioni alla previdenza complementare. Aumenta però il numero dei riscatti per perdita dei requisiti e degli iscritti silenti o che interrompono i versamenti. Si ridimensiona così il livello di copertura del sistema. Preoccupanti appaiono poi le decisioni di investimento dei lavoratori più anziani, che spesso hanno aderito a fondi azionari o bilanciati. Necessario che i fondi pensione si dotino di strumenti adeguati per aiutare gli iscritti a operare scelte razionali.
Dai dati presentati nei giorni scorsi dalla Covip emerge un quadro in chiaroscuro dell’andamento della previdenza complementare nel 2008.
L’incremento del 6 per cento delle adesioni (al netto delle uscite dal sistema) risulta in linea con quello registratosi negli anni precedenti il 2007, anno nel quale la percentuale di nuove iscrizioni raggiunse un livello molto maggiore (circa il 50 per cento) a seguito della campagna per il conferimento del Tfr ai fondi pensione.
Una caduta di tensione era pressoché inevitabile dopo la grande popolarità del tema suscitata da spot pubblicitari e, soprattutto, dalla concretezza della decisione sulla allocazione del Tfr. 430mila nuove iscrizioni rappresentano però un dato significativo: nel pieno di una crisi straordinaria come quella iniziata nella seconda metà del 2008, il flusso delle adesioni non ha registrato un sostanziale arresto.
CHI ESCE DAL SISTEMA
Volendo guardare oltre i problemi, già altre volte trattati da chi scrive, della scarsa capacità espansiva di cui soffre, in modo ormai cronico, il settore della previdenza complementare nelle piccole imprese, tra i giovani, nel mondo del lavoro femminile e in quello del lavoro autonomo, nel Mezzogiorno e, infine, tra i dipendenti pubblici (tutti segmenti dove le adesioni continuano a essere di numero assai esiguo), vengono in evidenza alcuni elementi di analisi su cui è opportuno richiamare l’attenzione degli osservatori e dei policy maker.
Un primo dato riguarda le uscite dal sistema.
Nel 2008 si contano circa 140mila riscatti per perdita dei requisiti di partecipazione, pari al 3 per cento del totale degli iscritti. Èun fenomeno che, se pur non del tutto imputabile a situazioni di disoccupazione o a protratti periodi di cassa integrazione (sono infatti da considerare in questa platea anche gli iscritti che cambiano lavoro), si segnala sia per il suo carattere strutturale - la cifra dei riscatti è coerente con la serie storica, considerando l’aumento degli iscritti - sia perché rappresenta di per sé un chiaro indice della difficoltà di molti lavoratori a restare nel sistema in momenti di disagio economico.
Un secondo dato riguarda l’interruzione dei versamenti e le posizioni nulle o irrisorie (in entrambi i casi ci si riferisce a dati di stock e non di flusso).
Ben 520mila iscritti a forme di previdenza complementare risultano non versanti. Sono concentrati per il 24 per cento nei Pip e per il 44 per cento nei fondi aperti; la restante quota è equamente distribuita tra fondi negoziali e fondi preesistenti. In questo modo, pur considerando la possibilità che il dato evidenzi duplicazioni nelle iscrizioni, sembra manifestarsi una disaffezione di cui occorrerebbe investigare le cause. La stessa cosa può dirsi per i 130mila aderenti con posizioni accumulate nulle o irrisorie, oltre la metà dei quali risulta iscritta a fondi aperti. In sintesi, il 13 per cento del totale degli iscritti alla previdenza complementare e circa il 30 per cento degli iscritti complessivi a fondi aperti e Pip appartiene a una di queste due categorie. Siamo di fronte a numeri che in una certa misura ridimensionano il livello di copertura raggiunto dal sistema.
Un terzo dato, in controtendenza rispetto ai precedenti, riguarda i lavoratori “silenti” che hanno aderito a fondi pensione soltanto per non aver esercitato un’opzione esplicita riguardo alla destinazione del loro Tfr.
Nel 2008 il numero degli iscritti appartenenti a tale categoria è in netta crescita. Su un totale di circa 150mila nuove adesioni ai fondi negoziali, un terzo è imputabile al conferimento tacito del Tfr. Una percentuale nettamente superiore a quella registratasi nel 2007 che era residuale e comunque inferiore al 5 per cento. Ètriplicato anche il numero dei lavoratori iscritti “d’ufficio” a FondInps, passati da 7mila nel 2007 a circa 20mila nel 2008.
La crescita del numero dei silenti testimonia l’importanza dell’informazione come fattore condizionante. Scelte rilevanti come quella riguardante l’allocazione del Tfr dipendono in larga misura dalla efficacia della comunicazione posta in essere.
DOVE SI INVESTE
Un ulteriore insieme di dati sui quali conviene riflettere va ascritto al capitolo dell’impatto della crisi dei mercati su alcune categorie di iscritti ai fondi pensione. Alcuni elementi di forte preoccupazione riguardano, in particolare, le scelte di investimento dei lavoratori più anziani.
Guardando alla composizione degli iscritti per tipologia di comparto e classe di età, si nota, infatti, che nei fondi negoziali circa il 40 per cento degli aderenti nella fascia tra i 60 e i 65 anni risultava nell’anno 2008 iscritta a comparti rischiosi: bilanciati (in cui la componente azionaria si aggira intorno al 30 per cento) e, sia pure in minima parte, azionari.
Tale tendenza è ancora più marcata nei fondi aperti nei quali gli iscritti a linee azionarie risultavano pari al 22 per cento del sotto gruppo degli ultrasessantenni, mentre un altro 28 per cento degli stessi risultava iscritto a linee bilanciate.
Inevitabilmente, il rovescio dei mercati finanziari ha investito il risparmio previdenziale di questi aderenti in maniera pesante; è peraltro evidente che, data la loro età e il carattere profondo della crisi, ben difficilmente avranno la possibilità di recuperare le perdite subite.
Il dato richiama a una forte responsabilità l’intero sistema dei fondi pensione che non è stato in grado di aiutare gli iscritti in questione a operare scelte razionali.
Né varrebbe obiettare che la responsabilità delle scelte di investimento compete all’iscritto e che lo stesso dovrebbe essere in grado di guardare correttamente al proprio interesse. Tutte le indagini condotte in Italia, e ancor più all’estero, sulla capacità di valutazione del rischio finanziario da parte degli individui sottolineano la grave carenza di conoscenze che caratterizza la stragrande maggioranza della popolazione.
È dunque assolutamente inderogabile l’esigenza che i fondi pensione si dotino di strumenti adeguatamente configurati (linee di default life cycle, questionari di auto valutazione della propensione al rischio, servizi di consulenza) in grado di prevenire esiti che in futuro, quando il sistema sarà maturo e il risparmio accumulato durante tutto l’arco di una vita ben maggiore di quello medio attuale, potrebbero creare drammi individuali e sociali inaccettabili.
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Roma, 29 aprile 2009
Il Consiglio di amministrazione del Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani ha approvato all’unanimità, nella sua ultima riunione a Roma del 29 aprile, il bilancio consuntivo per l'esercizio 2008.
Bilancio di esercizio 2008 (Formato Pdf)

Relazione al bilancio di esercizio 2008 (Formato Pdf)

Relazione del Collegio dei Sindaci al bilancio di esercizio 2008 (Formato Pdf)

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Roma, 20 aprile 2009  
CONTRIBUTI AL FONDO E DICHIARAZIONE DEI REDDITI
Come comportarsi in sede di dichiarazione dei redditi per dedurre i contributi versati nel 2008 al Fondo Pensione Complementare? Le aziende editoriali, in quanto sostitute d’imposta, procedono direttamente alla deduzione dall’imponibile ai fini Irpef dei contributi a carico dei singoli giornalisti versati al Fondo Pensione Complementare. Le aziende editoriali provvedono automaticamente alle deduzioni, così come previsto dalle norme di legge, indicando nel CUD la quota di contribuzione non dedotta. Pertanto, i giornalisti iscritti al Fondo, sia “vecchi” che “nuovi”, non devono in alcun modo attivarsi all’atto della compilazione della denuncia dei redditi. Devono però comunicare al Fondo, entro dicembre, l’importo della contribuzione che non è stata dedotta dal reddito. Nella maggior parte dei casi il contributo non dedotto è quello specificato dall’azienda nel modello CUD.

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Roma, 10 Marzo 2009  
Il Comitato elettorale comunica: I giornalisti italiani hanno rinnovato gli organismi dirigenti del Fondo Pensione complementare.
Al termine delle quattro giornate in cui i giornalisti italiani iscritti al Fpcgi potevano esprimere le proprie preferenze - 6/9 marzo 2009 - , col solo voto elettronico, sono risultati eletti nel nuovo Consiglio di amministrazione:
*Marina Cosi (Rainews 24) voti 657, *Roberto Seghetti (Panorama) voti 448, *Giovanni Rossi (pensionato) voti 434, Gianfranco Astori (Asca) voti 388, *Maria Grazia Molinari (pensionata) voti 316 e Vincenzo Varagona (Rai Tgr Marche) voti 284.
Nel corso delle stesse giornate elettorali, i giornalisti hanno provveduto anche a rinnovare il Collegio dei sindaci, per il quale sono risultati eletti:
Tra i sindaci effettivi *Andrea Di Segni (voti 346) e Antonio Irde (voti 211) e invece tra i sindaci supplenti Alberto Arrigoni (voti 203) e Gian Piero Calchetti (voti 73).

Nota: I consiglieri uscenti ed ora rieletti vengono segnalati da un asterisco

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Roma, 17 febbraio 2009
6-7-8-9 MARZO 2009: COME SI VOTA PER RINNOVARE GLI ORGANI DEL FONDO PENSIONE COMPLEMENTARE DEI GIORNALISTI ITALIANI
Si svolgeranno il 6, 7, 8 e 9 marzo 2009 le elezioni per il rinnovo del Consiglio di amministrazione e il Collegio dei Sindaci del Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani.
Si potrà votare dalle ore 9 del 6 marzo alle ore 19 del 9 marzo: tutte le operazioni avverranno esclusivamente con modalità elettronica.
Gli elettori potranno “ritirare” il certificato elettorale a partire dalle ore 9 del 4 marzo e sino alle ore 18 del 9 marzo.
Hanno diritto di voto tutti i giornalisti iscritti al Fondo Pensione Complementare alla data del 31 gennaio 2009.

Per ritirare il certificato elettorale, l’elettore dovrà accedere al nostro sito, dove al centro dell’home page troverà l’indicazione VOTO ELETTRONICO. Cliccandola entrerà nella pagina elettorale.

Una volta entrato nella pagina elettorale dovrà digitare nell’apposito spazio sia il proprio numero di iscrizione al Fondo, sia il proprio codice fiscale, dopodiché entrerà nella pagina “accesso al sistema di voto elettronico” e qui, cliccando sulla sezione “rilascio certificati elettorali” otterrà automaticamente il certificato che consiste in una password con la quale accedere alla “cabina elettorale”.

All’interno della sezione “cabina elettorale” l’elettore troverà la scheda elettorale con l’elenco di tutti i candidati alla carica di amministratore e di sindaco revisore. Potrà così votare esprimendo sino a 4 preferenze per il Consiglio di amministrazione e 1 sola preferenza per il Collegio dei Sindaci.

Il numero di iscrizione, in dotazione ad ogni giornalista iscritto al Fondo, è indicato nel comunicazione periodica annuale, in alto a destra della pagina “sezione C” relativa al dettaglio dei contributi. Qualora l’iscritto abbia smarrito il numero di iscrizione potrà richiederlo per e-mail all’indirizzo elezionifondo@evoting.it. Questo indirizzo, già attivo, sarà valido sino al 9 marzo 2009.
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Roma, 23 gennaio 2009
PRESENTATA LA LISTA DEI CANDIDATI PER IL VOTO
AL FPCGI

Una sola la lista di candidati presentata per il voto al Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani che nella prima decade di marzo provvederà a rinnovare il Consiglio d’amministrazione e il Collegio dei Sindaci.
La Commissione elettorale presieduta da Sergio Monetti ha esaminato la documentazione pervenuta alla data del 22 gennaio 2009, termine ultimo previsto per la presentazione delle liste: l’unica lista giunta al Fondo è stata sottoscritta da 696 presentatori.
La lista che è pervenuta è così composta: Gianfranco Astori, Marina Cosi, Mariagrazia Molinari, Giovanni Rossi, Roberto Seghetti e Vincenzo Varagona per il Consiglio d’amministrazione e Alberto Arrigoni, Gianpiero Calchetti, Andrea Di Segni e Antonio Irde per il Collegio dei Sindaci.
Le date e tutte le altre modalità del voto (in questa occasione verrà introdotto per il Fondo il solo voto elettronico) verranno definitivamente stabilite dal Consiglio d’amministrazione uscente del Fondo che si riunirà venerdì 30 gennaio.
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Roma, 28 novembre 2008
9 MARZO 2009 ELEZIONI DEL NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE
Si svolgeranno il 9 marzo 2009 le elezioni per il rinnovo del Consiglio di amministrazione  e del Collegio dei Sindaci del Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani. Lo ha deliberato il Consiglio di amministrazione del Fondo nella sua ultima riunione sulla base del regolamento elettorale stabilito dalle fonti istitutive.

Tutti i giornalisti italiani iscritti al Fondo saranno chiamati ad eleggere sei componenti del Consiglio di amministrazione e 4 componenti (due effettivi e due supplenti) del Collegio dei Sindaci.

Il voto si potrà esprimere scegliendo tra le candidature che dovranno pervenire all’ufficio elettorale, costituito presso la sede del Fondo, entro il 22 gennaio 2009. Singole candidature o liste di candidati dovranno essere presentate da almeno 250 giornalisti iscritti. Sono candidabili tutti coloro che abbiano i requisiti di onorabilità e professionalità previsti dalla legge.

Hanno il requisito di professionalità coloro che abbiano svolto per uno o più periodi, complessivamente non inferiori ad un triennio, funzioni di amministratore o di carattere direttivo presso fondi pensione o di partecipazione ad organi collegiali presso organismi con finalità previdenziali. Sono quindi eleggibili tutti i giornalisti che abbiano ricoperto per almeno un triennio gli incarichi di consigliere di amministrazione del Fondo o di consigliere di amministrazione e consigliere generale dell’Inpgi. Sono eleggibili anche quanti abbiano svolto, sempre per almeno un triennio, funzioni di amministratore presso società od enti del settore creditizio, assicurativo e finanziario o in società fiduciarie di cui alla legge 23 novembre 1939, n. 1966, o in società di intermediazioni mobiliare o di gestione di fondi comuni di investimento ovvero di funzioni di cui all’art.3, lettera c) della legge 2 gennaio 1991, n.1.

I componenti del Collegio dei Sindaci, oltre ai previsti requisiti di onorabilità e professionalità, devono essere iscritti al registro dei revisori contabili, istituito presso il Ministero della Giustizia.

Sarà cura del Fondo diramare tempestivamente a tutti gli iscritti le informative sulle operazioni e le modalità utili all’esercizio del diritto di voto.
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Roma, 31 ottobre 2008
BUONA TENUTA DEL FONDO GIORNALISTI
“Nel quadro complessivo della crisi dei mercati finanziari, che ha penalizzato fortemente nel corso di quest’ultimo anno tutti gli investimenti legati agli andamenti di borsa, i risultati ottenuti dal Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani  possono ritenersi moderatamente soddisfacenti. È questa la conclusione cui è pervenuto il Consiglio di amministrazione  del Fondo che ha esaminato l’andamento della gestione insieme ai gestori finanziari e con la consulenza dell’advisor Agora. I comparti storici, il “prudente” ed il “mix”, nel quale è inserita la maggior parte dei giornalisti,  hanno contenuto le perdite derivanti dalla flessione dei mercati finanziari, confermando, dal momento della loro istituzione (gennaio 2003) un andamento di “crescita” superiore al tasso di rivalutazione del tfr. Nel corso di questo periodo, infatti, il tfr si è rivalutato complessivamente del 17,74%, mentre il comparto “prudente” del Fondo ha ottenuto un 23,65% ed il comparto “mix” un 18,45%. Non sono comparabili sullo stesso piano i risultati del comparto “garantito” e del comparto “crescita”. Infatti, il comparto “garantito” assicura a tutti coloro che lo hanno scelto, un incremento almeno pari al tasso di rivalutazione del tfr. Mentre il comparto “crescita”, caratterizzato da una componente azionaria molto alta, è certamente quello che ha perso di più, ma occorre sottolineare che è partito da quest’anno ed è quindi, impossibile fare una valutazione sul suo andamento storico.
Nel corso dell’esame della gestione finanziaria si è confermato che il Fondo non possiede in nessuno dei comparti titoli diretti o comunque collegati della Lehman Brothers ed è stata anche accertata una complessiva diversificazione degli investimenti, tale da garantirli da effetti negativi sui mercati di singoli titoli.
Il Consiglio di amministrazione  del Fondo ha anche avviato la fase di verifica delle offerte pervenute da primarie società di assicurazione nazionali in relazione alla gestione delle rendite, non escludendo la possibilità di una gestione diretta, così come previsto dalle nuove disposizioni di legge sulla pensione complementare.”
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Roma, 14 ottobre 2008
Il testo riprodotto è tratto da Il Sole 24 Ore
del 9 ottobre 2008

COVIP: IMPATTO LIMITATO SUI FONDI PENSIONE ITALIANI
Da inizio anno calo solo del 3,4%: la strategia funziona

Di Marco lo Conte

Una flessione del 3,4% da inizio anno a fine agosto per i fondi pensione: un dato che media il -2,5% dei negoziali e il meno -5,7% degli aperti; i piani individuali pensionistici (Pip) invece accusano un calo dell'8,8%, riferiti all'andamento dei fondi interni cui vengono destinati i contributi. E l'esposizione a titoli andati in default come Lehman Brothers risulta estremamente limitata: solo in 16 fondi su 600 è stata riscontrata la presenza di azioni o obbligazioni della banca Usa fallita per una quota superiore allo 0,5% del patrimonio e quasi mai oltre l'1 per cento. È questa la fotografia fornita dalla Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione, dell'impatto prodotto dalla crisi dei mercati sulla previdenza complementare. Una rilevazione rassicurante, presentata ieri presso la Commissione Finanze del Senato, nell'ambito delle audizioni delle Authority di Vigilanza sui recenti ribassi di Borsa e sui rischi del credito, soprattutto se confrontata con il contesto finanziario che stanno vivendo i mercati. Attanagliati dalla crisi di liquidità e con ribassi dei listini azionari ben superiori al 40% da inizio 2008. Il Presidente facente funzione, Bruno Mangiatordi (a metà del luglio scorso è scaduto il mandato del presidente Luigi Scimìa), ha spiegato ai membri della Commissione come l'impatto negativo dei mercati abbia toccato marginalmente gli aderenti al secondo pilastro pensionistico: nei negoziali poco più dell'1% degli aderenti infatti è iscritto a comparti azionari, il 38% a bilanciati e il 53% a obbligazionari, mentre un altro 12 è iscritto a linee garantite. Nei fondi aperti, d'altro canto, è più alta la quota degli aderenti iscritti a linee azionarie, pari al 30 per cento. Da rilevare per quanto riguarda i Pip, l'assenza dell'utilizzo di contratti index: alcuni dei quali sono rimasti esposti in modo rilevante all'insolvenza di Lehman Brothers; mentre la distribuzione degli aderenti è quasi paritaria tra iscritti a gestioni separate di ramo I, tipicamente, prudenziali, e gestioni di ramo III di tipo unit linked, il cui rendimento è collegato a fondi interni.
Diversi i fattori che hanno protetto dalla tempesta finanziaria i contributi dei lavoratori: ultimo, in ordine di tempo, l'autorizzazione da parte della Covip di innalzare oltre il 20% del patrimonio il limite di detenzione di liquidità, per meglio gestire la discesa dei mercati. Mentre tra i fattori consolidati - ha ricordato Mangiatordi - determinante è stato il decreto 703/96, che impone ai fondi una marcata diversificazione del portafoglio e rigidi criteri di investimento in titoli quotati e liquidi. Fattori che hanno portato i fondi pensione ad evitare strumenti rischiosi come obbligazioni strutturate, spingendo i titoli di Stato al 58,9% del patrimoni dei negoziali e al 41,7% degli aperti.
Nella sua testimonianza in Commissione al Senato, Mangiatordi ha ricordato il monitoraggio svolto dalla Commissione sull'attività dei fondi: in particolare sulle scelte di investimento e sulle modalità con le quali sono definiti i mandati alle società di gestione. E proprio in questo contesto di crisi il Presidente ha spiegato che sulla previdenza complementare «è possibile fondare una più stabile fiducia nell'opportunità della scelta di partecipazione indipendentemente dalle fasi alternanti dei mercati. Il contesto critico attuale - ha aggiunto Mangiatordi - conferma la necessità di interventi mirati per favorire la diffusione della cultura finanziaria e previdenziale tra i cittadini e i lavoratori». Valorizzando i vantaggi derivanti dai diversi fattori: «i rendimenti, il vantaggio fiscale e il contributo del datore di lavoro».
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Roma, 3 ottobre 2008
LA VICE PRESIDENTE DEL FONDO, MARINA COSI: “POCHE PERDITE, NON ABBIAMO MELE MARCE, MAI AVUTE AZIONI O OBBLIGAZIONI LEHMAN BROTHERS”
La tempesta finanziaria che si è abbattuta sui mercati ha lasciato tracce ovunque. Tutti i fondi negoziali hanno perso, ma per il fondo pensione giornalisti italiani le "perdite sono state più contenute. Nel nostro plateau non ci sono mele marce". A darne certezza all'Adnkronos è la vice presidente del Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani, Marina Cosi.
"Tra i fondi negoziali - spiega - quello dei giornalisti non è fra i più grandi (13mila iscritti) ma il patrimonio è buono grazie al flusso del Tfr. Noi, come tutti gli altri fondi, ovviamente stiamo perdendo - dice Cosi - ma è anche vero che, rispetto alla massa totale dei fondi, abbiamo meno azionariato e quindi abbiamo perduto di meno. I tre quarti della categoria ha scelto il comparto 'Prudente' (azionariato per un quarto e il resto obbligazionariato) che ad un anno ha perso il 2,29%. Essendo un comparto che ha guadagnato molto, grazie a questo non ha neanche perso molto in seguito alla crisi. Il comparto Mix , invece, ha perso molto di più (6,6%) ma lo hanno scelto solo in pochissimi. Poi ci sono due nuovi comparti: il 'Garantito', nato per ottemperare ad "un obbligo di legge che deve garantire non meno del Tfr attraverso una assicurazione (nel nostro caso è la Cattolica Assicurazione)".
Infine c'e' il comparto 'Crescita', che è molto rischioso. ''Ha il 75% di azionariato e l'1% degli iscritti. Ma darne una valutazione è prematuro perché è nato solo a febbraio scorso. Non è ancora trascorso un anno. Noi - evidenzia il vice presidente - siamo tra i migliori, tra quelli che stanno perdendo meno. E questo anche perché, tra le altre cose, non abbiamo mai avuto né azioni, né obbligazioni Lehman Brothers, nè di società ad essa collegate. E non abbiamo neppure titoli obbligazionari di banche e di finanziarie statunitensi. Nè possiamo comprare azioni o obbligazioni dei paesi emergenti''.
''Fatti, questi - sottolinea Cosi - che negli anni della finanza creativa non ci hanno fatto guadagnare tanto quanto gli altri, ma che ora ci hanno tutelato visto che la crisi in atto ha reso quei titoli quasi carta straccia. E questo perché il nostro fondo ha il preciso mandato di portare in salvo il patrimonio del collega e non quello di vincere a tutti i costi".
"Poi - aggiunge Cosi - c'è qualcuno che dice che il Tfr rende di più rispetto alla scelta del fondo. Può essere vero nel breve, ma sui tempi lunghi il fondo batte il Tfr". Non tutto è andato comunque secondo le previsioni. C'è infatti chi fra i giornalisti ha agito in controtendenza: "Un gruppo di circa 60 colleghi - fa sapere la vicepresidente - quando è scoppiata la turbolenza nel mercato si è trasferito dal 'Prudente' al 'Crescita'". C'è insomma chi ha scelto di scommettere''. (ADNKRONOS)
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Roma, 25 settembre 2008
NÉ AZIONI NÉ OBBLIGAZIONI DI LEHMAN BROTHERS
NEL FONDO GIORNALISTI


“Il Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani assicura a tutti i propri iscritti che in nessuno dei propri comparti d’investimento sono presenti titoli di natura obbligazionaria o azionaria emessi dalla società Lehman Brothers o comunque da soggetti ad essa collegati.
Gli investimenti finanziari del Fondo, ancorché affidati a gestori specializzati, sono costantemente monitorati da una società di controllo. I gestori finanziari sono vincolati dai benchmark definiti dal Consiglio di amministrazione per ciascuno dei comparti. Inoltre, in tutti gli investimenti del Fondo, la cui componente azionaria complessiva è di circa il 30%, non sono presenti titoli obbligazionari di banche e finanziarie americane, né titoli obbligazionari o azionari dei paesi emergenti.
Il riflesso del fallimento della Lehman Brothers su tutti i mercati azionari e in tutte le borse del mondo ha provocato, come evidente, una perdita generalizzata, più accentuata ovviamente, per quei comparti d’investimento nei quali è più alta la quota di titoli azionari (come il comparto Crescita che comunque ha meno dell’1% dell’intero portafoglio). I rendimenti di tutti i comparti hanno regolarmente battuto il rispettivo benchmark ed il comparto Garantito copre il rendimento del Tfr (3,1%).
Di conseguenza, essendo i rendimenti in linea e con il profilo di rischio e con l’andamento del mercato, non sono stati necessari interventi correttivi.”
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Roma, 9 luglio 2008
Il testo riprodotto è tratto da Il Sole 24Ore dell'8 luglio 2008
PENSIONE, INTEGRARLA È DI RIGORE
di Elsa Fornero
Di fronte alla rapidità dell'invecchiamento demografico, l'Europa si interroga sull'adeguatezza del risparmio accantonato per soddisfare le esigenze dell'età anziana, e sui modi per incentivarlo. La domanda potrebbe sembrare inopportuna in Italia, nel momento in cui si discute soprattutto di "come far ripartire" i consumi anziché il risparmio delle famiglie, ma sarebbe sbagliato lasciare che considerazioni di breve termine facciano premio su quelle di lungo, perché ciò significherebbe non affrontare mai i problemi strutturali, che sono quelli che davvero frenano la crescita.
La domanda deve quindi essere posta anche per l'Italia, che invecchia più rapidamente della media europea: le famiglie stanno risparmiando a sufficienza per la loro età anziana? Il risparmio a cui si fa riferimento in questa domanda è un concetto molto ampio, che comprende sia i contributi versati al sistema pensionistico pubblico (che rappresentano un risparmio forzoso, ma pur sempre un risparmio), sia le somme accantonate ai fondi pensione, sia il risparmio addizionale prudenzialmente accumulato dalle famiglie per far fronte a imprevisti o per sostenere spese di "cura di lungo termine", vista la scarsità di prestazioni pubbliche di questo tipo.
A questa domanda si risponde comunemente calcolando il tasso di sostituzione, cioè il rapporto tra il reddito di cui si disporrà al pensionamento e quello da lavoro. In passato, ma ancora per le generazioni che si apprestano oggi al pensionamento, i tassi di sostituzione erano nel nostro Paese alquanto elevati, dell'ordine di grandezza del 70-80% dell'ultima retribuzione, e coperti interamente dal sistema pensionistico pubblico. In futuro, però, le cose cambieranno: per ristabilire l'equilibrio finanziario del sistema, minacciato da promesse eccessivamente generose, le riforme pensionistiche hanno infatti sensibilmente abbassato, per le stesse età di pensionamento, i tassi di sostituzione, portandoli a valori di circa 30 punti inferiori a quelli del passato, e quindi al 40-50% appena dell'ultima retribuzione.
Due sono le risposte possibili (ma sarebbe meglio dire obbligate) a questo stato di cose. La prima è lavorare più a lungo: visto che la vita si allunga, allungare la vita lavorativa dovrebbe costituire una risposta naturale; anche se in modo lento, le riforme hanno in effetti aumentato l'età media di pensionamento, e l'aumenteranno ancora in futuro. La seconda risposta è quella di sostituire la parte di pensione pubblica che verrà a mancare con una pensione privata integrativa. I fondi pensione dovrebbero per l'appunto consentire di raggiungere questo scopo.
Da 15 anni a questa parte, diversi provvedimenti hanno cercato di invogliare i lavoratori ad aderire alla previdenza integrativa, senza grande successo; da ultimo, ci ha provato anche la norma sul "silenzio-assenso", mirante a una sorta di trasferimento quasi automatico del Tfr a fondo pensione, giacché proprio un'aliquota simile a quella del Tfr (7% circa della retribuzione lorda) sembra in grado, su una normale vita di lavoro e per rendimenti finanziari realistici, di ricostituire quel 30% perduto di copertura pubblica.
I lavoratori hanno però mostrato di riporre assai poca fiducia nei fondi pensione e di preferire il Tfr come tale, e così, a distanza di 15 anni la partecipazione rimane complessivamente modesta, con importanti categorie di lavoratori particolarmente a rischio d'insufficienza di risparmio (giovani, donne, lavoratori autonomi, dipendenti di piccole imprese). Neppure l'espediente del silenzio assenso si è mostrato risolutivo: sarà per l'irreversibilità della scelta (dal fondo pensione non si ritorna verso il Tfr, mentre dal Tfr è sempre possibile optare per la forma pensionistica) oppure per la perdita della "liquidazione", ossia di una somma fissa, preferita alla "rendita" o ancora per i maggiori rischi dei rendimenti finanziari rispetto al quello - basso, ma garantito - del Tfr; resta il fatto che, di fronte all'opzione, la maggioranza dei lavoratori ha manifestato la volontà di mantenere il Tfr, così aggirando il trasferimento automatico.
Che cosa fare? Come l'esperienza insegna, le scorciatoie sono inutili. La strada maestra è invece quella dell'informazione piena, onesta e trasparente e dell'educazione finanziaria, diretta in questo caso al risparmio pensionistico, un risparmio di lungo termine, rispetto al quale il rendimento di un anno ha scarso significato; dove il rischio può es­sere mitigato, ma per il quale non esistono garanzie gratuite, né private, né pubbliche; dove i costi di gestione debbono essere monitorati e controllati in modo da evitare brutte sorprese a posteriori. L'informazione deve riguardare anche la pensione pubblica, in modo che il lavoratore abbia un'idea di quanto verosimilmente otterrà dallo Stato, e possa consapevolmente e responsabilmente decidere di integrarla.
La crisi finanziaria oscura e complica tutto questo, ma non lo rende più evitabile. Un tempo si riteneva indispensabile insegnare a tutti a leggere, scrivere e far di conto perché tutti fossero dei buoni cittadini. Tutto questo non basta più: un minimo (neppure poi così basso) di cultura finanziaria è indispensabile per il cittadino che passerà alcuni decenni della sua vita aggrappato a spezzoni di pensione che avranno provenienze diverse, con i quali dovrà imparare ad avere qualche dimestichezza. E sconfortante pensare che, a distanza di quindici anni dalla prima introduzione dei fondi pensione, nessuna vera campagna di questo genere sia stata davvero realizzata e che non rientri nei piani di alcuna forza politica o sociale di cercare di rimediare a questa carenza.
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Roma, 5 maggio 2008
CONTRIBUTI AL FONDO E DICHIARAZIONE DEI REDDITI
Come comportarsi in sede di dichiarazione dei redditi per dedurre i contributi versati nel 2007 al Fondo Pensione Complementare? Le aziende editoriali, in quanto sostitute d’imposta, procedono direttamente alla deduzione dall’imponibile ai fini Irpef dei contributi a carico dei singoli giornalisti versati al Fondo Pensione Complementare.
Le aziende editoriali provvedono automaticamente alle deduzioni, così come previsto dalle norme di legge, indicando nel CUD la quota di contribuzione non dedotta.
Pertanto, i giornalisti iscritti al Fondo, sia “vecchi” che “nuovi”, non devono in alcun modo attivarsi all’atto della compilazione della denuncia dei redditi.
Devono però comunicare al Fondo, entro dicembre, l’importo della contribuzione che non è  stata dedotta dal reddito. Nella maggior parte dei casi il contributo non dedotto è quello specificato dall’azienda nel modello CUD.
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Roma, 5 maggio 2008
FONDO GIORNALISTI, NEL 2007 UN RENDIMENTO NETTO
DEL 3,4%

Bilancio più che soddisfacente per il "Fondo pensione complementare dei giornalisti italiani" in un anno non facile per le Borse e dunque per i gestori finanziari. Come pure per gli uffici amministrativi, alle prese con la destinazione del Tfr. Ancor più soddisfacente se confrontato ai risultati degli altri fondi e dello stesso trattamento di fine rapporto: nel 2007 il rendimento netto medio ponderato del Fondo giornalisti - al netto di commissioni e fiscalità - è stato del 3,4%, contro la media dell'1,8% netto del settore (fondi negoziali) e contro il 3,1% netto del tasso di rivalutazione del Tfr.
Fra i tre comparti che il Fondo aveva nel 2007 - Conservativo solo obbligazionario, Prudente col 25% di azionario e Mix metà azionario e metà obbligazionario - la performance migliore (+3,75% al netto di commissioni e fiscalità) l'ha messa a segno proprio quello prescelto dalla maggioranza degli iscritti, ossia il Prudente.
Canto del cigno per il Conservativo che ha guadagnato il 3,21% prima di chiudere a fine 2007. Alle poche centinaia di iscritti è stata offerta l’opzione, senza costi, fra la scelta d’un altro comparto o il Prudente per muto consenso. Va spiegato perché il Mix abbia reso, sempre al netto di commissioni e fiscalità, “solo” il 2,31%. Colpa dell'impatto negativo della componente valutaria di Stati Uniti e Giappone sui risultati del primo semestre prima che corressimo ai ripari modificando il benchmark. A luglio il cda del Fondo è intervenuto su tutti i comparti, rendendo omogenea la componente obbligazionaria - in prevalenza titoli di Stato europei con scadenze inferiori ai 3 anni per contenere il rischio di tasso d'interesse – e poi concentrando gli investimenti azionari soprattutto su titoli di società a larga capitalizzazione dell'area euro (con percentuali crescenti in funzione del grado di rischiosità del comparto: quindi 25% il Prudente, 50% il Mix, ma anche, alle due ali estreme, il 5% il Garantito ed il 75% il Crescita). Questi ultimi, Garantito e Crescita, nati l'uno per obbligo di legge e l'altro su richiesta di molti colleghi interessati a maggiori rischi/guadagni.
Già nel marzo 2006 il cda del Fondo era intervenuto sul benchmark del comparto Prudente, aumentandone del 5% la parte azionaria e riducendo la duration della componente obbligazionaria. Così ottenendo nel 2007 un extra-rendimento dell’1,8%.
La gestione del comparto Garantito - che per legge deve accogliere il tfr del silenzio/assenso, ma ch’è aperto anche ad altri colleghi e ad ulteriori versamenti - è affidata a Cattolica Assicurazioni. Come dice la parola, il Garantito garantisce unl rendimento minimo pari al tasso di rivalutazione del Tfr su base annua, però ha dei  vincoli, in particolare di permanenza minima, propri della sua natura “assicurativa”, che lo rendono differente dagli altri comparti. L’ultimo nato, il comparto Crescita – pensato per i più giovani perché i tempi lunghi dell’accumulazione consentono di bilanciare i rischi ed ottimizzare i guadagni - è gestito da Eurizon Capital ed è composto al 75% da azioni.
Infine le performance del nostro primo quinquennio 2003-2007 sono nei comparti Prudente (30,2% netto) e Mix (35,6% netto) largamente superiori rispetto al tasso di rivalutazione del TFR (14,3% netto). Confronto vincente anche rispetto ai rendimenti quadriennali confrontabili di 17 fondi di categoria: il rendimento netto medio ponderato del Fondo Giornalisti è stato del 25,5% contro il 20% dei concorrenti.
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Roma, 29 aprile 2008
Il Consiglio di amministrazione del Fondo Pensione Complementare dei Giornalisti Italiani ha approvato all’unanimità, nella sua ultima riunione a Roma del 22 aprile, il bilancio consuntivo per l'esercizio 2007.
Bilancio di esercizio 2007 (Formato Pdf)

Relazione al bilancio di esercizio 2007 (Formato Pdf)

Relazione del Collegio dei Sindaci al bilancio di esercizio 2007 (Formato Pdf)

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Roma, 4 febbraio 2008 
MERCATI NEL PANICO, MANTENIAMO LA CALMA
Il mese di febbraio inizia con incoraggianti segnali di ripresa dei mercati, ma è opinione diffusa che le perturbazioni proseguiranno almeno per tutto il primo trimestre dell'anno.
Per questo riteniamo utile pubblicare un'analisi di uno dei nostri gestori finanziari, Eurizon Capital, licenziata venerdì 25 gennaio 2008.
Testo dell’analisi in formato Pdf
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Roma, 10 gennaio 2008 
IMPORTANTE COMUNICAZIONE
Versamenti contributivi e TFR 10 gennaio 2008
Con riferimento a quesiti posti da alcune aziende, si comunica che i versamenti contributivi inerenti il mese di dicembre 2007 ed il conferimento del TFR 2007 dovranno essere effettuati mediante la modulistica in atto utilizzata per i mesi precedenti.
I versamenti contributivi decorrenti dal mese di gennaio 2008 e da effettuarsi entro il giorno 10 del mese successivo, dovranno, invece, essere operati utilizzando la nuova modulistica conseguente alle nuove disposizioni normative.
Tale nuova modulistica sarà disponibile sul sito del Fondo, nella sezione Aziende, in tempo utile per l’effettuazione dei versamenti afferenti il mese di gennaio 2008 e successivi.
IL PRESIDENTE
Roberto Cilenti

Roma, 10 ottobre 2007
AL FONDO L’INTERO TFR SE SI È NEOISCRITTI
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani comunica:
Tutti i giornalisti, professionisti, pubblicisti e praticanti, che si iscrivano al Fondo dopo il gennaio 2007 e che siano iscritti alla previdenza obbligatoria ( INPGI o qualunque altro ente) dopo il 28 aprile 1993 hanno l’obbligo del versamento integrale del TFR maturando a partire dalla data di iscrizione.
Questa disposizione nasce dalla recente modifica della normativa di legge sulla previdenza complementare e, soltanto per i neo-assunti, modifica le previsioni della normativa contrattuale che prevede di destinare al Fondo una quota di TFR pari al doppio del contributo aziendale.
In considerazione dell’originaria incertezza sulla corretta interpretazione della norma di legge, il Fondo ha richiesto in merito il parere di Assoprevidenza, che ne ha successivamente fatto oggetto di una sua circolare inviata a tutti i Fondi Complementari associati. Il nostro Fondo ne ha comunque già dato  informativa a tutte le aziende editoriali chiedendo di verificare le posizioni dei giornalisti iscrittisi nel 2007 e che avessero deciso di mantenere tutto o in parte il TFR in azienda. I giornalisti  neo-iscritti potranno perciò decidere di affidare al Fondo tutto il loro TFR maturando, ovvero, qualora intendano mantenerlo in azienda, di rinunciare all’iscrizione al Fondo.
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Roma, 20 settembre 2007
CONTRIBUTI AL FONDO NON DEDOTTI IN SEDE DI DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Per vostra opportuna documentazione e per la necessaria assistenza ai colleghi interessati si ricorda che anche quest’anno entro il 31/12/07 i giornalisti iscritti al Fondo di Previdenza Complementare devono per legge comunicare al Fondo stesso l’importo della contribuzione che non è stata dedotta in sede di dichiarazione dei redditi.

Link al modulo "comunicazione contributi non dedotti"
che va compilato e spedito al fax 066865919.

Link alla copia della circolare emanata da questo Fondo nel maggio scorso, relativa alla deduzione dei contributi al Fondo nella dichiarazione dei redditi, dove sono specificate le modalità per l’individuazione dell’importo contributivo non dedotto e da comunicare al Fondo.

Ovviamente la segnalazione obbligatoria non riguarda tutti gli iscritti, ma esclusivamente quegli iscritti che abbiano versato contributi superiori alla quota deducibile.
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Roma, 1 agosto 2007
Il testo riprodotto è tratto da www.lavoce.info
del 31 luglio 2007
PREVIDENZA INTEGRATIVA: UN SUCCESSO. MA LE PICCOLE IMPRESE?
Del Prof. Bruno Mangiatordi
Per poter svolgere un primo (e parziale) ragionamento sull’evoluzione del sistema della previdenza complementare al 30 giugno 2007, termine del semestre durante il quale era possibile esercitare la scelta di aderire ai fondi pensione o di conservare il tfr, conviene concentrare l’attenzione sull’andamento delle adesioni ai c.d. fondi negoziali promossi dalla contrattazione collettiva. Sia per salvaguardare una continuità con le analisi svolte in passato, sia perché è lecito ipotizzare che i potenziali aderenti a tali fondi, promossi dalle organizzazioni rappresentative dei lavoratori e dei datori di lavoro, siano stati destinatari di una campagna promozionale più efficace ed aggressiva, essendo intervenuta negli stessi luoghi di lavoro, sia, infine, perché nell’ambito di tale segmento disponiamo di dati disaggregati che possono consentire un’analisi più articolata.
Buone adesioni nelle grandi imprese
Si tratta di una platea che conta circa 9 milioni 300 mila potenziali aderenti che si riduce a 7 milioni 300.000 se si escludono quattro fondi (PREV.I.LOG, Artifond, Marco Polo e Previ.Prof) per i quali l’autorizzazione ad operare è intervenuta soltanto nel corso del semestre. Nell’ambito di tale aggregato, il tasso di adesione complessivo è passato dal 14,9 per cento del dicembre 2006 al 19,8 per cento del giugno 2007.
Operando una prima scomposizione, è possibile identificare, all’interno del bacino di potenziali aderenti che stiamo esaminando, un sotto insieme di fondi pensioni negoziali, riconducibili grosso modo al settore delle imprese medio-grandi, nel cui ambito sono stati raggiunti tassi di adesione superiori al 51 per cento dei potenziali aderenti (con punte oltre l’80 per cento), con una crescita di quasi undici punti percentuali rispetto al dicembre 2006. Si tratta di un bacino di circa due milioni di potenziali aderenti che comprende, oltre a una iniziativa territoriale (il fondo Laborfonds del Trentino Alto Adige), i fondi negoziali di categorie quali i chimici, i metalmeccanici, i lavoratori delle telecomunicazioni, dell’energia, ma anche i lavoratori delle poste, delle ferrovie, della gomma e della plastica e altre ancora. Si noti che quanto al profilo dimensionale i fondi in esame presentano generalmente un bacino di potenziali aderenti relativamente esiguo, al di sotto delle 250.000 unità; soltanto il Fondo Cometa (metalmeccanici) supera ampiamente tale soglia (contando circa un milione di aderenti potenziali).
Si può rilevare a margine che la percentuale di adesioni alla categoria di fondi sopra descritta crescerebbe ulteriormente se si prendesse in considerazione la realtà, per molti versi analoga, dei fondi c.d. preesistenti, operanti a livello aziendale prevalentemente nei settori bancario e assicurativo, i quali, a fronte di un bacino di potenziali iscritti di circa 700.000 unità, contano 550.000 aderenti (quasi l’80 per cento dei dipendenti dei settori di riferimento).
Tassi di adesione mediamente poco superiori al 16 per cento dei potenziali aderenti (in crescita di circa 4 punti percentuali rispetto al dicembre 2006) si registrano invece nell’ambito di un secondo sotto insieme di fondi negoziali (cui è riconducibile una platea di un milione e mezzo di potenziali aderenti) attivi in settori industriali dove prevalgono le imprese medio-piccole (tessile/calzature,carta, alimentare, legno/cemento/arredamento), oltre che nel settore cooperativo, in quello dei servizi aeroportuali e nell’ambito di due iniziative territoriali (Veneto e Val d’Aosta). Dei nove fondi che fanno parte dell’aggregato in esame, quattro hanno un bacino che supera i 250.000 aderenti potenziali; tra questi ultimi, uno (il fondo Previmoda) supera quota 400.000.
Per completare questo rapido excursus, occorre infine menzionare un terzo sotto insieme di fondi negoziali che registra (escludendo da questo computo i quattro fondi neo autorizzati cui già si è fatto cenno) tassi di adesione in media pari al 3,4 per cento dei potenziali aderenti (1,2 per cento di crescita rispetto al giugno 2006) e che, per converso, ha di gran lunga il bacino numericamente più rilevante (5 milioni 700.000 potenziali aderenti che si riducono a 3 milioni 700.000 al netto dei quattro fondi più volte citati). Si tratta di fondi pensione destinati a lavoratori appartenenti al settore del commercio e a realtà imprenditoriali di tipo artigianale o di dimensioni ridotte (edilizia, agricoltura). Una realtà produttiva polverizzata fatta di micro imprese con pochissimi dipendenti. In questo ultimo raggruppamento di fondi è ancor più rilevante registrare il dato dimensionale: soltanto due dei nove fondi che ne fanno parte si rivolge a una platea inferiore alle 250.000 unità e ben cinque superano quota 750.000 aderenti potenziali. Caso limite è quello delle condizioni di operatività del fondo pensione "FON.TE", attivo nel settore del commercio che vanta 2 milioni di potenziali aderenti.
Alcune valutazioni
I dati fin qui riassunti andranno certamente arricchiti e rivisitati alla luce dell’andamento delle adesioni dei "silenti" e di ulteriori indagini aventi ad oggetto la ripartizione del complesso degli aderenti alla previdenza complementare in chiave anagrafica e geografica, nonché altri aspetti attinenti a specifiche caratteristiche degli iscritti quali il sesso, le categorie professionali e di reddito, ecc. Appare possibile, tuttavia, prospettare alcune riflessioni utili.
1) La presunta ritrosia dei lavoratori italiani ad utilizzare il tfr per finanziare piani previdenziali integrativi sembra trovare una smentita nell’andamento delle adesioni nel settore delle imprese medio-grandi. L’ampiezza dei risultati raggiunti in un bacino di circa due milioni di persone (più i 700.000 aderenti ai fondi "preesistenti") dimostra che i lavoratori, trovandosi di fronte ad un’offerta di previdenza complementare chiaramente riconoscibile, optano – volontariamente e in massa - per l’adesione;
2) I tassi di adesione alla previdenza complementare raggiunti in Italia nel settore delle imprese medio grandi si collocano in un ordine di grandezza del tutto comparabile (in taluni casi addirittura superiore, ove si consideri la natura interaziendale di molti fondi pensione italiani, tutti peraltro a contribuzione definita) a quella che si registra nei paesi leader della previdenza complementare;
3) Al termine del semestre, e considerando soltanto le adesioni esplicite, si è decisamente incrementato il gap tra i tassi di adesione dei fondi operanti nel comparto delle grandi imprese e quelli che si registrano negli altri comparti;
4) Sembra esistere, peraltro non sorprendentemente, una relazione positiva tra la dimensione delle aziende e il successo nella raccolta delle adesioni del fondo negoziale ai cui dipendenti si rivolge; d’altro canto, sembra esistere invece, con l’eccezione del fondo dei metalmeccanici, una relazione negativa tra l’ampiezza del bacino dei potenziali aderenti dei fondi e la loro capacità di raccolta delle adesioni;
5) E’ legittimo ipotizzare che i fondi pensione operanti esclusivamente nel settore delle piccole e piccolissime imprese stentino a decollare a causa per un verso della difficoltà per i lavoratori a identificarli e riconoscerli e per l’altro verso della difficoltà di tali fondi a raggiungere platee che nella quasi generalità dei casi sono di dimensioni pletoriche. Partendo dal presupposto secondo cui il successo della riforma corrispondeva al raggiungimento di una percentuale pari al 40 per cento dei potenziali aderenti, l’obiettivo implicito di FON.TE avrebbe dovuto essere quello di toccare nel semestre quota 800.000 iscritti (partendo dai circa 25.000 che contava a gennaio e che, peraltro, a giugno ha raddoppiato). Un obiettivo smisurato tenuto conto della difficoltà di sollecitare l’adesione di un esercito di lavoratori dispersi in una miriade di esercizi commerciali.
Una revisione urgente
Non si è ritenuto far cenno ad altri possibili elementi di interpretazione dei dati quali la decisione politica di istituire il fondo di tesoreria presso l’INPS, il ruolo giocato dai datori di lavoro nelle piccole imprese, l’efficacia della campagna informativa, il relativo successo delle forme individuali, ed altri che si omette per brevità di citare, non perché siano irrilevanti (tutt’altro) ma perché in questa sede si è preferito richiamare l’attenzione su quello che si ritiene un limite di impostazione della previdenza complementare: è evidente che fondi pensione negoziali con amplissimi bacini di adesione, ricomprendenti milioni di lavoratori occupati in milioni di unità produttive disperse nel territorio non potevano d’un colpo, nel corso di sei mesi, colmare l’enorme squilibrio tra il numero delle adesioni raccolte e quello dei potenziali aderenti. Ed è altrettanto plausibile ipotizzare che essi incontreranno le stesse difficoltà anche in futuro.
Se si aggiunge che una buona percentuale dei lavoratori dipendenti italiani del settore privato (pari a 12 milioni 200 mila persone) rimane sprovvisto di incentivi contrattuali alla previdenza complementare e di fondi negoziali cui iscriversi, non pare dubbio che si debba rapidamente porre mano a una radicale revisione della struttura dell’offerta previdenziale che capitalizzi il successo indiscusso registratosi nelle grandi imprese (da cui può evincersi che in Italia non c’è un pregiudizio negativo verso i fondi pensione). Occorrerebbe, in particolare, promuovere ulteriori e più efficaci iniziative volte a creare condizioni di fiducia nella previdenza complementare anche tra i lavoratori delle piccole imprese. E’ il tema di fondo che dovrebbe essere sul tavolo dei policy makers nei prossimi mesi.
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Roma, 31 luglio 2007
TFR: DAMIANO, 727.000 NUOVI ISCRITTI A FONDI,
UN SUCCESSO
A FINE ANNO RAGGIUNGERANNO I DUE MILIONI, ADESIONI ORMAI A 35%

Sono circa 727.000 i lavoratori che hanno deciso nei primi sei mesi del 2007 di conferire il proprio Tfr ai fondi pensione ma le nuove iscrizioni alla previdenza complementare potrebbero superare entro la fine dell'anno quota due milioni. Alle 727.000 adesioni esplicite, annunciate oggi dal ministro del Lavoro Cesare Damiano in una conferenza stampa, infatti, dovranno aggiungersi quelle ''tacite'' ovvero le iscrizioni ai fondi negoziali di quei lavoratori che non avendo espresso nessuna scelta entro il 30 giugno ricadranno nel meccanismo del ''silenzio assenso''. Secondo il ministero si tratta di circa il 10-15% dei lavoratori dipendenti (12,2 milioni nel complesso) e quindi di una platea variabile tra i 1,2 milioni e 1,8 milioni.
Secondo Damiano con le nuove adesioni esplicite e con quelle tacite si arriva a un tasso di iscrizione ai fondi di circa il 34-35% dei lavoratori dipendenti. Un dato - spiega - in linea con le previsioni di arrivare a fine anno a un tasso di adesione complessiva del 40%. ''L'operazione di anticipo delle nuove norme si è rivelata positiva - ha detto Damiano - considero questi dati un successo. Il bersaglio è stato centrato''. 
Secondo il ministro le adesioni stanno arrivando anche dopo il 30 giugno (termine al di là del quale in assenza di decisione su un fondo o sul mantenimento del Tfr in azienda il Tfr veniva conferito ai fondi negoziali di riferimento) e luglio si presenta come un ''buon mese''. 
Ancora ''freddi'' verso la previdenza integrativa, secondo i dati presentati oggi dal ministro, sono i giovani e i lavoratori delle aziende piu' piccole, soprattutto nel terziario. ''Si tratta di cinque milioni di lavoratori - spiega - se non c'è uno sforzo di queste aziende c'è un bacino di lavoratori che rischia di essere escluso dalla previdenza integrativa e questo è un problema da guardare con attenzione''.
Su dodici milioni di lavoratori dipendenti alla fine del 2006 risultavano già iscritti alla previdenza complementare oltre due milioni di lavoratori: ai 1.645.546 iscritti ai fondi negoziali (1.095.546 ai nuovi fondi contrattuali e 550.000 ai fondi preesistenti) si aggiungevano circa 440.000 iscritti ai fondi aperti. Nel complesso le varie forme di previdenza superavano quota tre milioni di iscritti grazie alle 948.000 polizze individuali pensionistiche, uno strumento che può ricevere il conferimento del Tfr solo dal 2007, e che quindi è stato utilizzato dal complesso dei lavoratori e non solo dai dipendenti.
Per il lavoro dipendente quindi la previdenza complementare dovrebbe aver raggiunto - secondo i dati del Governo - i quattro milioni di iscritti e quindi il 34-35% degli interessati. Agli oltre due milioni di iscritti a fine 2006 (anche se nella cifra sono considerati i 440.000 iscritti a fondi aperti che non necessariamente sono sottoscritti da lavoratori dipendenti) si aggiungono infatti nel 2007, grazie alla nuova regolamentazione sul trasferimento del Tfr alla previdenza complementare, 727.000 nuovi iscritti (372.065 adesioni ai fondi negoziali, 200.000 ai fondi aperti e 155.000 ai pip, piani di previdenza individuali) e gli oltre 1,2 milioni di lavoratori che non avendo espresso una scelta ricadranno nel meccanismo del silenzio assenso. Per questi ultimi però i dati ufficiali arriveranno solo a settembre. (ANSA)
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Roma, 25 luglio 2007
COMUNICAZIONE URGENTE A TUTTE LE AZIENDE
Il Fondo provvederà - nei prossimi giorni - a rendere disponibile nell’area del sito riservata alle aziende (http://www.fondogiornalisti.it/Aziende_modulistica.htm), il tracciato excell mediante il quale le aziende potranno comunicare al Fondo stesso l’anagrafica dei giornalisti per i quali ricorre la condizione del conferimento tacito del TFR. Vi invitiamo nel frattempo a non inviare nessun elenco cartaceo via fax, dei giornalisti vostri dipendenti, sia per il conferimento del TFR esplicito che per quello tacito. La modulistica su iscrizioni, conferimento TFR ed altro, dovrà essere inviata per posta all’indirizzo:
FPCGI
Corso Vittorio Emanuele II, 349
00186 ROMA
Il tempestivo adempimento da parte delle aziende nell’invio del supporto elettronico di cui sopra, consentirà al Fondo Giornalisti di acquisire le informazioni anagrafiche dei singoli interessati al fine di informarli sulle opportunità a loro disposizione, e successivamente a gestire adeguatamente la contribuzione del TFR.
Ricordiamo che il versamento del TFR tacitamente conferito dovrà avvenire a partire dalla contribuzione di dicembre 2007 (scadenza 10 gennaio 2008); la relativa dichiarazione dovrà essere effettuata in apposito campo che verrà predisposto nella lista di contribuzione in tempo utile per la scadenza di dicembre. Di conseguenza verranno apportate le necessarie modifiche anche all’attuale tracciato excell per la compilazione tramite supporto elettronico e per l’invio online al gestore amministrativo Previnet.
Come stabilito dalla normativa vigente, il TFR conferito tacitamente verrà investito nel comparto "Garantito" gestito dalla Società Cattolica di Assicurazione. Questo comparto risponde ai requisiti di garanzia previsti dalle norme di legge.
Il tracciato excell servirà anche per comunicare l’anagrafica dei giornalisti vostri dipendenti che hanno optato per il conferimento esplicito al Fondo giornalisti e/o per il mantenimento del TFR residuo maturando presso l’azienda. Il controllo su questo tipo di anagrafica garantirà ai vostri uffici ed al Fondo giornalisti, una verifica completa sugli iscritti a Fpcgi.
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Roma, 25 luglio 2007
IL CDA APPROVA LE MODIFICHE AI COMPARTI
DI INVESTIMENTO

Realizzazione di un nuovo comparto più "aggressivo", modifica della composizione del comparto "Mix", abolizione del comparto "Conservativo": sono queste le scelte decise oggi all’unanimità dal Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti. Sono stati modificati il benchmark e l’asset allocation del comparto "Mix", a partire dal 1 agosto 2007, per garantire migliori risultati di gestione. L’asset allocation di tale comparto, sino ad oggi composto da un 60% di titoli obbligazionari e dal 40% di titoli azionari assume la nuova composizione di 50% di titoli azionari e 50% di titoli obbligazionari.

A partire dal 1 gennaio 2008 viene istituito il nuovo comparto denominato "Crescita", che avrà un asset allocation composto per il 75% di titoli azionari e per il 25% di titoli obbligazionari.

Questo comparto, particolarmente aggressivo, è stato realizzato per favorire anche l’adesione di tutti quei giornalisti che sono all’inizio della loro carriera e che hanno quindi davanti a sé un lungo percorso professionale. L’attuale comparto "Conservativo", composto dal 100% di titoli obbligazionari ed al quale risultano iscritti solo 300 giornalisti, cesserà di funzionare al 31 dicembre di quest’anno. La decisione è stata presa in considerazione del fatto che i rendimenti storici dello stesso si sono assestati su valori inferiori ai tassi di rivalutazione del trattamento di fine rapporto; tassi, quest’ultimi, che risultano invece assicurati dal comparto "Garantito" di recente costituzione sulla base delle nuove disposizioni legislative. Tutti gli iscritti al comparto "Conservativo" saranno tempestivamente informati in modo da poter consentire il passaggio esplicito ad altro comparto, senza spese a loro carico. In caso di mancata manifestazione di volontà la posizione degli aderenti al comparto "Conservativo" sarà trasferita al comparto "Garantito".
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Roma, 26 giugno 2007
VARATO IL COMPARTO GARANTITO
FONDOGIORNALISTI SCEGLIE "CATTOLICA ASSICURAZIONI"

Ultimissimi giorni utili per decidere che destino attribuire al proprio Tfr. Tre le opzioni possibili per i giornalisti dipendenti: mantenerlo in azienda (Inps); affidarlo a un (il) Fondo; non scegliere destinandolo così (silenzio/assenso) al "comparto garantito" del fondo dei giornalisti stesso (Fpcgi). Quest’ultimo comparto, che nasce per obbligo di legge, è stato affidato in gestione, dal CdA del Fpcgi e dopo ampia selezione, alla Cattolica. La medesima società assicurativa selezionata, allo stesso scopo, da altri sei fondi negoziali.

Il tempo della scelta scade sabato 30 giugno. L’indomani dovranno essere attribuite automaticamente le quote maturande di Tfr dei giornalisti "silenziosi" al comparto garantito istituito qui, presso il fondo di categoria. A questi giornalisti la Cattolica assicurerà non solo la restituzione integrale del capitale versato, ma anche rendimenti non inferiori ai tassi di rivalutazione legali del Tfr.

C’è ancora qualche giorno, dunque, e si potrà decidere senza allontanarsi dalla redazione. Basta scaricare dal sito www.fondogiornalisti.it i moduli necessari, sia i moduli ministeriali che quelli accessori, quindi compilarli e consegnarli in azienda. Sempre on line si può, oltre che rendere così esplicita la propria volontà su destinazione del Tfr e investimento prescelto, anche effettuare altre operazioni, dalla variazione della quota percentuale alla richiesta di anticipazione o liquidazione, dal cambio di comparto alla consultazione della posizione personale…

Gli iscritti al Fondo complementare dei giornalisti hanno insomma quattro possibilità di opzione. Perché il "garantito" si affiancherà agli attuali tre "vecchi" comparti, diversificati per tipo di investimento: il "conservativo", composto al 100% di titoli obbligazionari e, quindi, a bassissimo rischio; il comparto "prudente" (prescelto dalla maggioranza degli iscritti) con un 75% di titoli obbligazionari ed un 25% di azionario, Infine il combattivo "mix", nel quale le obbligazioni sono al 60% e i titoli azionari al 40%.
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Roma, 14 giugno 2007
Il Consiglio di amministrazione del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani ha approvato all’unanimità nella sua ultima riunione di ieri, 13 giugno, il bilancio di esercizio 2006.
Bilancio di esercizio 2006 (Formato Pdf)

Relazione al bilancio di esercizio 2006 (Formato Pdf)

Relazione del Collegio dei Sindaci al bilancio di esercizio 2006 (Formato Pdf)

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Roma, aprile 2007
COME DEDURRE I CONTRIBUTI AL FONDO NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI 2006
Come comportarsi in sede di dichiarazione dei redditi per dedurre i contributi versati nel 2006 al Fondo di Previdenza Complementare?
Le aziende editoriali, in quanto sostitute d’imposta, procedono direttamente alla deduzione dall’imponibile ai fini IRE (ex Irpef) dei contributi a carico dei singoli giornalisti versati al Fondo di Previdenza Complementare. Quanto al vantaggio fiscale, le aziende editoriali provvedono automaticamente alle deduzioni, così come previsto dalle norme di legge, indicando nel CUD la quota di contribuzione non dedotta (perché eccedente i limiti indicati). Pertanto, i giornalisti iscritti al Fondo, sia "vecchi" che "nuovi", non devono in alcun modo attivarsi all’atto della compilazione della denuncia dei redditi. Devono però comunicare al Fondo, entro il 31 dicembre, l’importo della contribuzione che non è stata dedotta dal reddito. Nella maggior parte dei casi il contributo non dedotto è quello specificato dall’azienda nel modello CUD al rigo 29.
Nel caso, però, in cui il giornalista abbia altri redditi l’importo della contribuzione non dedotto può non coincidere con quello indicato dall’azienda nel CUD. Infatti in questo caso il giornalista può dedurre una cifra più alta, poiché alla possibilità di deduzione per il lavoro subordinato si aggiunge la possibilità di dedurre dal reddito complessivo un'ulteriore cifra che non ecceda il 12% degli "altri redditi". È evidente che in questo caso, più vantaggioso per il giornalista, il calcolo deve essere effettuato direttamente dall’interessato in sede di compilazione del modello Unico o modello 730. Qualora nel modello Unico o modello 730 dovesse essere evidenziata una quota di contribuzione al Fondo non dedotta dal reddito ai fini IRE, questa dovrà essere comunicata al Fondo entro settembre.
In conclusione e per semplificare, si possono realizzare tre casi:
a) iscritto che abbia versato contributi pari o inferiori alla quota deducibile dall’imponibile;
b) iscritto che abbia versato contributi superiori alla quota deducibile dall’imponibile ed abbia esclusivamente redditi da lavoro giornalistico subordinato;
c) iscritto che abbia versato contributi superiori alla quota deducibile dall’imponibile ed abbia redditi diversi ed aggiuntivi rispetto a quello da lavoro subordinato.
Nel caso a) l’iscritto non troverà alcuna indicazione nel modello CUD e, pertanto, non dovrà comunicare nulla al Fondo. Nel caso b) l’iscritto dovrà comunicare al Fondo entro il 31 dicembre la quota di contribuzione eccedente che troverà indicata dall’azienda nel modello CUD al rigo 29. Nel caso c) l’iscritto dovrà calcolare se la sua contribuzione al Fondo è complessivamente inferiore alla quota deducibile come sopra definita. In questo caso non dovrà comunicare nulla al Fondo. Qualora invece risultasse una quota non deducibile questa deve essere, oltre che indicata nel modello Unico o 730, comunicata al Fondo entro il 31 dicembre.
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Roma, 8 febbraio 2007
SPECIALE TFR - COME DISTRICARSI TRA I MODULI?

Con i recenti decreti interministeriali relativi alla normativa sulla destinazione del TFR sono stati resi noti i moduli attraverso i quali i singoli lavoratori devono esplicitare le loro scelte. In precedenza, però, il nostro Fondo, come gli altri fondi, aveva già predisposto propri moduli, sulla base delle indicazioni legislative, per consentire a tutti i giornalisti di poter scegliere tempestivamente se lasciare il TFR maturando nella propria azienda o se destinarlo alla previdenza complementare. La presenza, oggi, dei moduli "ministeriali" crea difficoltà interpretative circa i comportamenti personali. Ci chiedono, bisogna obbligatoriamente compilare il nuovo modulo? I moduli utilizzati in precedenza non sono più validi? Quale sarà la data di iscrizione?
Per risolvere i dubbi in proposito riteniamo opportuno indicare a tutti i colleghi il seguente percorso:
sul sito del fondo (In Speciale Tfr Modulistica e Guida) sono riportati:

i moduli ministeriali TFR1 e TFR2.
Il primo (TFR1) riguarda i lavoratori con rapporto di lavoro in essere al 31 dicembre 2006.
Il secondo (TFR2) riguarda i lavoratori che hanno iniziato a lavorare dal 1° gennaio 2007.

I moduli del Fondo A), B), C).
Il modulo A) per i giornalisti già iscritti al Fondo.
Il modulo B) per i giornalisti non iscritti al Fondo.
Il modulo C) per i soli giornalisti professionisti non iscritti al Fondo.

Ciò premesso, occorre compilare sia i moduli ministeriali che quelli del Fondo. Gli originali dei moduli ministeriali rimarranno presso l’azienda, mentre i moduli del Fondo dovranno essere inviati al Fondo.

Coloro che avessero già compilato (e consegnato all’azienda) i moduli del Fondo dovranno compilare anche i moduli ministeriali, fermo restando che la data operativa della scelta resta quella già indicata sul modulo del Fondo.

I giornalisti iscritti al Fondo devono, perciò, compilare sia il modulo A) del Fondo, sia il modulo ministeriale.
E' infatti opportuno compilare sempre entrambi i moduli, per consentire un controllo incrociato. Questo anche se il giornalista nostro iscritto intende, destinando al Fondo il TFR maturando, lasciarlo nello stesso comparto che già gestisce gli altri suoi contributi.

Invece
i giornalisti (anche i pubblicisti e i praticanti) non iscritti al Fondo devono compilare il modulo B) del Fondo e il modulo ministeriale.

I giornalisti professionisti non iscritti al Fondo e che intendano iscriversi ne devono compilare tre: il modulo B), il modulo C) e il modulo ministeriale.
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Roma, 2 febbraio 2007
MODULI MINISTERIALI SU TFR E PREVIDENZA COMPLEMENTARE, COME COMPILARLI PER EFFETTUARE O PER CONFERMARE LA SCELTA DI DESTINAZIONE.
Allegati ai decreti ufficiali, pubblicati il 31 gennaio sul sito del Ministero del Lavoro, vi sono due moduli: uno destinato a chi comincia a lavorare dal 2007 (mod TFR2) ed uno per tutti gli altri (TFR1). Sono scaricabili anche attraverso il nostro sito. Tuttavia, non essendo i testi ministeriali per così dire di semplicissima lettura, può essere utile qualche indicazione.
Premessa: non diversamente dagli altri lavoratori, i colleghi dipendenti, a tempo indeterminato o determinato, pieno o parziale, professionisti, praticanti e pubblicisti, sono chiamati dalla legge 252 ad esprimere una scelta sulla destinazione del proprio Tfr (che matura dal primo gennaio di quest'anno; invece quello maturato precedentemente è e resta in azienda). Moltissimi giornalisti hanno già optato, chi destinando il Tfr all'Azienda/Inps, chi indirizzandolo al Fondo di categoria (o ad un fondo Aperto o a un Pip). Lo hanno fatto compilando uno stampato standard scaricato dal sito o fornito dall'azienda e consegnandolo a quest'ultima. Giacché, i colleghi avevano segnalato il comparto di destinazione e si erano premurati di effettuare la scelta entro il mese di gennaio. Adesso tutti i lavoratori sono chiamati dalla legge a confermare la decisione presa, ricompilando il modulo ufficiale entro 30 giorni dalla sua prossima e definitiva pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale (cioè presumibilmente entro i primi di marzo). Siccome si tratta di una conferma, restano valide sia l'opzione sia la data indicate sullo stampato standard: basta trascriverle sul modulo ministeriale, allegare il "modulo di adesione" laddove indicato e consegnare il tutto all'azienda, la quale, compilata la parte di propria competenza, provvederà alla consegna.
Venendo ai moduli ufficiali, quello denominato "TFR1" si riferisce alla stragrande maggioranza dei colleghi: gli assunti fino a tutto il 2006. Delle quattro sezioni previste solo le prime tre riguardano i giornalisti.
"Tfr1- Sezione1". Riguarda i colleghi "post '93", ossia tutti quelli che hanno iniziato a lavorare (Inpgi o Inps non importa) dopo il 28 aprile 1993, e prevede che si scelga di conferire integralmente il tfr maturando (prima opzione) al Fondo oppure (seconda opzione) all'Azienda/Inps. Si allega il "modulo d'adesione" debitamente compilato.
"Tfr1- Sezione2". Riguarda i colleghi "ante '93", ossia tutti quelli che già lavoravano prima del 29 aprile 1993, e consente di scegliere fra destinare il Tfr maturando all'Azienda/Inps (prima opzione) oppure di conferire integralmente il tfr maturando al Fondo (seconda opzione). In quest'ultimo caso il Tfr maturando confluisce nel comparto cui il collega è già iscritto, a meno che non venga espressamente data una diversa indicazione (in tal caso va scaricato dal sito del Fondo il relativo modello, compilato ed allegato).
"Tfr1- Sezione 3". Riguarda chi, pur avendo già un rapporto di lavoro anteriore al 29 aprile 1993, tuttavia non s'era iscritto al Fondo entro il 31 dicembre 2006. Essi possono scegliere fra tre opzioni, nell'ordine:  
1° - lasciare il 100% del Tfr maturando in Azienda/Inps;  
- inviare al Fondo una quota di Tfr pari a quella prevista dal Cnlg (ovvero pari al doppio del contributo a carico dell’azienda) e il rimanente Tfr lasciarlo in Azienda/Inps;  
- destinare l'intero Tfr al Fondo. Anche in questo caso si allega il "modulo d'adesione".
Invece nel modulo ufficiale "TFR2", che riguarda i lavoratori assunti a partire dal 1 gennaio di quest’anno, i giornalisti devono effettuare la scelta tra la sezione 1 e la sezione 2.
"Tfr2- Sezione1". Riguarda i colleghi "post 93" che possono optare tra il conferimento integrale al Fondo o lasciare il Tfr maturando in Azienda/Inps.
"Tfr2- Sezione2". Riguarda i colleghi "ante 93" che possono optare fra tre scelte:
1° - 100% del tfr per l’Azienda/Inps;
- 2% tfr al fondo e il restante all’Azienda/Inps
– 100% del Tfr al Fondo.
Se si rendessero necessarie ulteriori precisazioni, verranno tempestivamente comunicate oltre che pubblicate sul nostro sito 

MARINA COSI
Vicepresidente Fondo
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Roma, 31 gennaio 2007
DECRETI ATTUATIVI LEGGE FINANZIARIA 2007 IN TEMA
DI TFR E MODULI PER LA SCELTA DI CONFERIMENTO DEL TFR

Il sito del Ministero del lavoro (www.lavoro.gov.it) pubblica il testo dei decreti interministeriali che prevedono tra l’altro le modalità di espressione della volontà del lavoratore circa la destinazione del Tfr maturando. In materia, i decreti in questione individuano, altresì, degli specifici moduli da compilare da parte dei dipendenti e che prevedono le varie opzioni esercitabili per la destinazione del Tfr maturando. Tali moduli compiono rispettivamente riferimento ai dipendenti assunti entro il 31 dicembre 2006 (TFR1) ed a quelli assunti dopo il 31 dicembre 2006 (TFR2). Per i lavoratori che successivamente al 31 dicembre 2006 e prima della data di pubblicazione del decreto abbiano già manifestato al datore di lavoro la volontà di conferire il Tfr ad una forma pensionistica complementare, è salvaguardata la decorrenza degli effetti dalla data della scelta già compiuta a condizione che, tale scelta, venga confermata mediante la compilazione del modulo TFR1 o TFR2, conferma che deve essere effettuata entro 30 giorni dalla pubblicazione del decreto. Tale pubblicazione è attesa ad ore.
In alcune sezioni dei suddetti moduli allegati al decreto, è presente la dicitura “Allega: copia del modulo di adesione”. Tale modulo dovrà essere compilato SOLO dai giornalisti non iscritti al Fondo.

Roma, 21 dicembre 2006
IL FONDO HA INVIATO A TUTTE LE AZIENDE LA LETTERA INFORMATIVA SULLA NUOVA DISCIPLINA DEL T.F.R.
Il decreto legge 13 novembre 2006, n. 279, ha anticipato al 1° gennaio 2007 l’entrata in vigore della disciplina delle forme pensionistiche complementari prevista dal d.lgs. 5 dicembre 2005, n. 252.

La nuova normativa prevede l’obbligo per tutte le aziende di fornire ai propri dipendenti l’informativa necessaria a definire le scelte individuali sulla destinazione delle quote di TFR che matureranno a far data dal 1 gennaio 2007.

A tal fine e per facilitare il vostro lavoro, si allega una nota informativa generale da far pervenire a tutti i giornalisti (professionisti, pubblicisti e praticanti) vostri dipendenti accompagnata da uno schema illustrativo dei percorsi decisionali individuali (allegato n.1) e dai moduli per l’esercizio delle opzioni (allegati 2/A e 2/B).

Si rileva che le intese tra FIEG e FNSI prevedono per i collaboratori fissi, i corrispondenti, i pubblicisti e i praticanti la possibilità di conferimento al Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani del solo TFR, senza che ciò comporti l’attivazione della contribuzione a carico delle aziende.

È rimessa alla volontà dei singoli giornalisti dipendenti decidere entro sei mesi, in forma esplicata o tacita, se destinare l’intero TFR maturando al Fondo di Previdenza Complementare o di mantenerlo presso l’azienda.

In assenza di manifestazione esplicita di volontà l’azienda, a partire dal 1 luglio 2007 dovrà versare il TFR maturando a questo Fondo nella misura integrale e secondo le modalità consuete.

Ovviamente, in caso di nuove assunzioni nel corso dell’anno il semestre a disposizione del giornalista neo-assunto per operare le sue scelte decorerà dal momento dell’assunzione.

Si ricorda, inoltre, che nel caso specifico del giornalista iscritto alla previdenza obbligatoria in data antecedente al 29 aprile 1993 e non iscritto alla previdenza complementare alla data del 1 gennaio 2007, questi potrà decidere con manifestazione esplicita di destinare alla previdenza complementare non l’intero TFR maturando, bensì una quota di TFR pari a quella già prevista dagli accordi collettivi, ferma restando la possibilità di devolvere una quota superiore anche pari al 100%.

Per quanto concerne il predetto limite minimo di conferimento individuato nella misura già prevista dagli accordi collettivi, rileviamo che per i giornalisti professionisti e pubblicisti, a tempo pieno, ed i praticanti, la misura del conferimento del TFR è pari al doppio dell’ammontare annuo del contributo a carico del datore di lavoro calcolato sugli elementi retributivi previsti.

Per i pubblicisti che lavorano nelle redazioni decentrate e negli uffici di corrispondenza, i collaboratori fissi ed i corrispondenti, la misura minima del conferimento è stata fissata dalle intese intervenute nel 2% della retribuzione annua utile ai fini della determinazione del trattamento di fine rapporto.

Per ulteriori specifiche informazioni potrete chiamare direttamente i nostri uffici.
ROBERTO CILENTI
Presidente del Fondo
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COME DESTINARE IL TFR ALLA PREVIDENZA
COMPLEMENTARE

Il Decreto Legge 279/06 ha anticipato la decorrenza della riforma della previdenza complementare a far data dal 1 gennaio 2007. Nel medesimo decreto, peraltro, è stato previsto che, per le imprese che, occupano un numero di dipendenti maggiore od uguale a 50 unità, il TFR maturando non affluito a forme pensionistiche complementari venga destinato integralmente all’INPS. Si ritiene utile fornire di seguito indicazioni.
Cos’è il silenzio-assenso
Dal 1° gennaio 2007, i giornalisti avranno sei mesi per decidere se trasferire il TFR maturando a forme di previdenza complementare ovvero lasciarlo in azienda.
In ogni caso, nell’ipotesi di mancata scelta formale del giornalista, scatterà il silenzio-assenso: il TFR sarà destinato al Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani.
A chi si applica il silenzio-assenso
Come già accennato il meccanismo del silenzio assenso riguarderà indistintamente tutti i giornalisti dipendenti a prescindere dalla propria anzianità contributiva INPGI o INPS e dalla qualifica di "nuovo" o "vecchio" iscritto valevole ai fini della previdenza complementare. Tuttavia, per quanto qui interessa, l’applicazione del meccanismo in commento richiederà adempimenti diversificati in funzione della data di prima iscrizione alla previdenza obbligatoria ed in particolare per i:
1) lavoratori iscritti alla previdenza obbligatoria entro il 29 aprile 1993
a) se già iscritti al Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani o ad altra forma pensionistica complementare alla data del 1° gennaio 2007: potranno scegliere, entro il 30 giugno 2007, se mantenere in azienda il residuo TFR maturando, ovvero trasferirlo, anche tacitamente, al Fondo cui sono iscritti.
b) se non iscritti ad una forma pensionistica complementare alla data del 1° gennaio 2007: potranno scegliere, entro il 30 giugno 2007, se mantenere il TFR in azienda, ovvero destinarlo esplicitamente ad una forma pensionistica complementare nella misura prevista dal contratto collettivo. Anche in tal caso, tuttavia, in mancanza di scelte esplicite, diverrà operativo il meccanismo del silenzio-assenso a valere sul 100% delle quote maturande di TFR.
2) lavoratori iscritti alla previdenza obbligatoria dopo il 29 aprile 1993
a) se già iscritti al Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani o ad altra forma pensionistica complementare alla data del 1° gennaio 2007:
potranno scegliere, entro il 30 giugno 2007, se mantenere in azienda il residuo TFR maturando, ovvero trasferirlo, anche tacitamente, al Fondo cui sono iscritti.
b) se non iscritti ad una forma pensionistica complementare alla data del 1° gennaio 2007:
potranno scegliere, entro il 30 giugno 2007, se mantenere il TFR in azienda, ovvero trasferirlo al Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani, ovvero ad un fondo aperto. In ogni caso tale scelta avverrà a valere sul 100% delle quote di TFR maturando.
Il TFR devoluto all’INPS a seguito della scelta esplicita del giornalista a favore del mantenimento della liquidazione in azienda manterrà la stessa disciplina attualmente vigente per il TFR accantonato dal datore di lavoro.
In ogni caso è importante sottolineare che l’iniziale scelta effettuata a favore del mantenimento del TFR in azienda è sempre reversibile a favore di una qualsiasi forma di previdenza complementare.
Come esercitare la scelta
L’esercizio delle opzioni sopra illustrate in relazione alla destinazione del TFR maturando a far data dal 1° gennaio 2007 (sia per la richiesta esplicita di destinazione ad una forma pensionistica complementare che per il mantenimento in azienda) potrà essere effettuato mediante la compilazione e la consegna all’azienda dei moduli scaricabili da questo sito nel settore Iscritti/modulistica.  
Conferimento del TFR: quali sono le strade percorribili?

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Roma, 13 dicembre 2006
Dichiarazione della Vice presidente del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani Marina Cosi:
Un primo passo sulla tormentata strada della trattativa per il rinnovo del contratto? Presto per dirlo. Di sicuro la riforma dell’accesso al Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti può rappresentare un ottimo esempio di come entrambe le parti possano trattare anche con severità, ma concludendo, nei termini e nei tempi di legge un accordo centrato sul primario interesse degli iscritti che rappresentano: i giornalisti.
Varato il 12 dicembre davanti al Ministro del Lavoro, Cesare Damiano, il nuovo Statuto del Fondo dal 1° gennaio 2007 spalancherà le proprie porte a tutti i giornalisti dipendenti, accogliendo il TFR dei professionisti, dei pubblicisti, dei praticanti, dei collaboratori fissi e dei corrispondenti…..A giorni gli interessati riceveranno, per il tramite delle aziende, tutte le spiegazioni e la documentazione relativa.
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Roma, 10 novembre 2006
da "Giornalisti" N.5 Novembre/Dicembre 2006
TFR, ECCO COSA CAMBIA DOPO L'ACCORDO
La polemica su Finanziaria e Tfr una sua forte utilità l'ha avuta, al di là del merito di una questione che, almeno nel momento in cui scriviamo, sembra risolta solo parzialmente. Ed è il vantaggio di aver acceso l'attenzione dei lavoratori sui destini del loro salario differito.
Ma facciamo il punto sulla situazione, ovviamente fotografata nel momento in cui "Giornalisti" viene chiuso in tipografia (ultima settimana di ottobre), e sugli adempimenti che toccheranno a noi giornalisti.
Di quale Tfr stiamo parlando? Della quota di "trattamento di fine rapporto" che matura al momento del varo della previdenza integrativa. Ossia non più dal primo gennaio 2008, ma dal primo gennaio 2007 (tale la data concordata dal preaccordo triangolare governo, sindacati, confindustria). Invece il Tfr pregresso, ossia quello già accantonato, resta là dov'è, in azienda, e se ne può sempre chiedere anticipazione sulla base delle norme già esistenti; per casa, salute....
Per cui, sottolineato che stiamo sempre parlando di soldi di proprietà dei lavoratori e non certo di proprietà delle imprese, la ratio di tale legge buona e giusta (Unione europea dixit) è di accantonare questi denari al fine di integrare la nostra pensione quando verrà il momento. Denari accantonati forzosamente e d'ora in avanti investiti. Dunque il "nuovo tfr" - trascorsi sei mesi perché il lavoratore possa riflettere e decidere che destino offrirsi, oppure non decidere facendo scattare la formula del silenzio/assenso - prenderà dal primo luglio 2007 la strada del Fondo di categoria. Nel caso la categoria abbia un proprio fondo, beninteso. E noi giornalisti lo abbiamo. Oppure il "nuovo tfr" si fermerà in azienda se così piace al lavoratore: ma, una volta lì, si fermerà per restarvici integralmente nel caso di impresa fino a 50 dipendenti, mentre si fermerà per ripartire in direzione di un apposito fondo Inps, se l'azienda ha oltre 50 dipendenti. Terza possibilità, aderire a un fondo aperto; opzione che si presume verrà poco frequentata da chi può accedere a un proprio fondo di categoria, stante la forte differenza di costi (sino a 33 volte, secondo dati Covip).
Nessuno "scippo" in favore dell'Inps e ai danni delle aziende, in ogni caso, perché i soldi, nell'un caso come nell'altro, vengono di fatto solo prestati dai lavoratori in cambio di una remunerazione prefissata, un po' come se fossero dei bot.
Vecchi e nuovi assunti. Chi è già iscritto al fondo di categoria, con un contratto a tempo indeterminato, prosegue lungo la strada già spianata, secondo il meccanismo del "tacito conferimento". Chi è iscritto, ma inanella contratti a termine, deve solo ricordarsi - non lo ripeteremo mai a sufficienza - di rinnovare ogni volta la segnalazione all'azienda e al fondo.
I giovani infine si troveranno a dover decidere la destinazione del loro tfr (dell'intero tfr, non avendo essi pregresso) già al momento dell'assunzione. Ma, attenzione, per i giornalisti le cose vanno un po' diversamente. O almeno sinora sono andate così: il neo assunto praticante può iscriversi al Fondo solo dopo aver superato l'esame di stato. Perché per vecchio accordo fra le parti egli ha titolo soltanto se professionista. Con una contraddizione, fra la platea della pensione primaria - laddove l'Inpgi accoglie anche praticanti e pubblicisti contrattualizzati - e la più ridotta platea della pensione complementare, che però le indicazioni del decreto 252 tendono a sanare. Naturalmente, bisognerà attendere il testo definitivo della Finanziaria. Dopo di che, e comunque almeno trenta giorni prima del "manifestarsi del tacito conferimento" (tradotto: entro fine maggio 2007), le case editrici lo illustreranno a dipendenti e neo assunti seguendo la lettera standard che la Covip appronterà appena possibile. Ossia, si suppone, verso metà novembre 2006.
Adempimenti. Anche il nostro Fondo dovrà adeguarsi alle nuove direttive. Ma, essendo stato lungimirante, si trova già a buon punto: pur rientrando nel novero dei "fondi preesistenti" per i quali vigevano le regole dei vecchi fondi, il nostro infatti si è da tempo allineato ai più rigorosi criteri dei "nuovi fondi". Ora dovremo adeguare lo Statuto e ottemperare agli obblighi di legge: costruzione della linea garantita, gestione delle rendite, rimozione dei tetti della contribuzione volontaria,... Se ne occuperanno i CdA di ottobre e novembre.
Stato dell'arte. A conclusione dei primi nove mesi del 2006, il Fondo si presenta con 11.624 iscritti, un patrimonio complessivo di 130 milioni di euro e un rendimento nei tre comparti che ha sempre battuto il banchmark: migliore il conservativo (+1,81), peggiore il mix (+1,18). Ma se la prevalenza degli iscritti (76%) è concentrata nel prudente (con un patrimonio di 94,4 milioni euro), i più coraggiosi nell'investire si sono dimostrati i colleghi del comparto mix che, in pochi che sono, detengono 32 milioni di patrimonio. E una forte spinta ai loro rendimenti potrà venire nell'ultimo trimestre, se le Borse proseguiranno nel recupero dimostrato fra settembre e il primo scorcio di ottobre.
MARINA COSI
Vicepresidente Fondo
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Roma, 1 ottobre 2006
RIORGANIZZAZIONE DEI CODICI DI AVVIAMENTO POSTALE
Da mercoledì 20 settembre è entrata in vigore la riorganizzazione dei Codici di Avviamento Postale (CAP) di Poste Italiane che ha come scopo quello di "ottimizzare la qualità del servizio di recapito in linea con i cambiamenti toponomastici e amministrativi avvenuti negli ultimi anni in Italia".
Il nuovo sistema CAP ha introdotto alcune importanti novità. Per 27 città italiane suddivise in zone postali è stato innanzitutto abolito l'utilizzo del Codice postale generico: dal 20 settembre bisognerà sempre indicare il CAP specifico di zona sugli invii indirizzati ad Ancona, Bari, Bergamo, Bologna, Brescia, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, La Spezia, Livorno, Messina, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Perugia, Pescara, Pisa, Reggio Calabria, Roma, Salerno, Torino, Trieste, Venezia, Verbania, Verona.
Invitiamo, pertanto, tutti gli iscritti (aziende, giornalisti e studi/società di consulenza) a verificare, entrando nella sezione riservata del sito accessibile tramite password, l'esattezza dell'indirizzo, in particolare del CAP, ed eventualmente comunicare la modifica alla mail segrefnsi2@tin.it
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Roma, 8 settembre 2006
CONTRIBUTI AL FONDO NON DEDOTTI IN SEDE DI DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Per vostra opportuna documentazione e per la necessaria assistenza ai colleghi interessati si ricorda che anche quest’anno entro il 30 settembre i giornalisti iscritti al Fondo di Previdenza Complementare devono per legge comunicare al Fondo stesso l’importo della contribuzione che non è stata dedotta in sede di dichiarazione dei redditi.

Link al modulo per la dichiarazione che va compilato e spedito al fax 066865919.

Link alla copia della circolare emanata da questo Fondo nel maggio scorso, relativa alla deduzione dei contributi al Fondo nella dichiarazione dei redditi, dove sono specificate le modalità per l’individuazione dell’importo contributivo non dedotto e da comunicare al Fondo.

Ovviamente la segnalazione obbligatoria non riguarda tutti gli iscritti, ma esclusivamente quegli iscritti che abbiano versato contributi superiori alla quota deducibile.
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Roma, 8 settembre 2006
da "Giornalisti" N.4 Settembre/Ottobre 2006
UN’ESTATE CON LE BORSE SULLE MONTAGNE RUSSE
Da maggio le Borse hanno deciso di giocare sulle montagne russe e di conseguenza anche i fondi pensione hanno subito un colpo di freno, naturalmente in maniera proporzionale rispetto alla percentuale azionaria contenuta nel comparto.
I fondi negoziali, analoghi al nostro, hanno sofferto meno proprio perché sono per missione prudenti, visto che il loro primo obiettivo è andare a meta - portando in salvo verso il giorno del pensionamento il patrimonio versato -, e di conseguenza la quantità di denaro che investono in azioni è in prevalenza quasi sempre minoritaria rispetto a quella obbligazionaria.

Nel nostro caso, lo ricordiamo, va da zero azioni a un massimo del 40%, dipende dal comparto.
E dunque il mese di maggio e forse anche di luglio (in corso mentre scriviamo), che stanno portando perdite boomerang ai fondi aperti o ai Pip fortemente esposti in azioni, sono l’eloquente risposta a chi fino a poco prima lamentava “Ma perché quest’anno ho guadagnato “solo” (per esempio) l’8% e non il 34%?”. Insomma, due millenni e mezzo dopo è sempre la stessa storia di Achille e la tartaruga.
Campagna informativa.

Se la nostra categoria sembra avere maggiore consapevolezza di altre dell’utilità d’una pensione integrativa, e per saperlo basti guardare i dati Covip, secondo i quali complessivamente gli aderenti alle forme pensionistiche complementari rappresentano soltanto il 13 per cento degli occupati, mentre nel nostro caso aderisce 1’85% degli aventi diritto, tuttavia la stessa consapevolezza non si traduce in versamenti congrui, compatibili con l’obiettivo di accantonare sufficiente danaro per pagarsi una pensione integrativa. Braccino corto dei giornalisti? No, piuttosto un difetto che condividiamo con le altre categorie di lavoratori. Che in parte discende da una percezione ancora troppo rosea del nostro futuro assegno pensionistico. Come dice Luigi Scimia, il presidente della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione), moltissimi lavoratori non hanno “una chiara percezione del livello delle prestazioni che possono ragionevolmente attendersi, anzi tali attese sono, in genere, sovrastimate, specie da chi è più giovane e più lontano dal pensionamento”. Quindi - e qui la citazione è del governatore Draghi - “senza una conoscenza delle proprie esigenze di copertura integrativa è illusorio immaginare che il lavoratore sia in grado di effettuare le scelte in termini di partecipazione al sistema”. Indispensabile dunque martellare con una campagna informativa chiara e completa.
A questo proposito va detto che la recente trasmissione di Report sui fondi pensione non è certo servita a fare chiarezza, fra l’altro mettendo assieme i fondi negoziali e i piani individuali, sinora diversissimi fra loro, anche nelle regole e nei regimi gestionali, oltre che per i costi. Tuttavia, fatta così autocritica collettiva come giornalisti non è che a sua volta il ministero del Lavoro si sia speso molto per ben comunicare. Il tempo per rimediare c’è; per noi e per loro. Noi giornalisti, coinvolti sia come informatori sia come futuri percettori della complementare, e loro in quanto governo e istituzioni di controllo impegnate dal decreto 252/05 a indurre una maggiore omogeneizzazione e trasparenza nelle forme pensionistiche complementari (fra le quali il punto di equilibrio sta proprio nel principio di confrontabilità) e a “promuovere una maggiore consapevolezza delle decisioni di partecipazione”. Restano ancora nella legge degli “incompiuti” che, finché non verranno ben definiti, renderanno incompleto il nostro lavoro di divulgazione. A partire da alcune questioni sul Tfr, dal fondo di garanzia per le imprese al fondo Inps. Ancora in alto mare. Intanto, dovrebbero essere state emanate le attese direttive generali.
La cultura dell’affidamento

Non è che ci sia molto tempo per spiegare e rendere consapevoli: il primo gennaio 2008 è più vicino di quanto non sembri. Anche perché c’è un atteggiamento culturale che gioca contro. Lo si diceva prima, sostenendo che la previsione sul primo pilastro, erroneamente rosea, è una delle cause del disinteresse verso le pensioni complementari.
L’altra causa, che ci differenzia per esempio dagli Stati Uniti, sta probabilmente nella cultura dell’affidamento che caratterizza il rapporto del singolo, cittadino o lavoratore, italiano o europeo mediterraneo, verso la società. E che per vischiosità permane anche in tempi di aumentata precarizzazione. Mentre dall’altra parte dell’Oceano il singolo si sente, per cultura, solo nella sua battaglia esistenziale, guardato dall’occhio benevolo di Dio. E quindi si prende cura di sé, anche sottoscrivendo una pensione complementare.
MARINA COSI
Vicepresidente del Fondo
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Roma, agosto 2006
INVIATA LA COMUNICAZIONE PERIODICA 2005
E’ stata inviata a tutti gli iscritti la comunicazione periodica 2005 insieme all'aggiornamento della posizione personale.

Nel testo della comunicazione periodica individuale sono indicati: i contributi versati nel corso dell’anno dalla/e azienda/e; la specificazione sia della parte a carico aziendale, sia di quella a carico del lavoratore, sia della quota di TFR, l’andamento delle quote nel comparto scelto. Tale comunicazione è preceduta da una nota illustrativa generale sulla situazione del Fondo, la sua gestione, i risultati di bilancio, gli aspetti fiscali e gli strumenti d'informazione.

Nell'interesse di una sempre migliore efficienza del Fondo, chiediamo ai colleghi di informare tempestivamente gli uffici (segnalando attraverso la mail segrefnsi2@tin.it o fax 06 6865919) eventuali ritardi o mancati recapiti delle lettere di comunicazione, oltre che le variazioni o imprecisioni nella stesura degli indirizzi.
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Roma, 25 luglio 2006
Da PLUS - Il Sole 24ore del 22 luglio 2006
FONDO PENSIONE PREESISTENTE / GIORNALISTI 
Volano Mix (25,3%) e Prudente (18,2%) 
Il fondo di previdenza complementare dei Giornalisti Italiani (Fpcgi) corrisponde ai giornalisti iscritti un trattamento aggiuntivo di quello dell'Inpgi attraverso una capitalizzazione individuale di risorse. Possono iscriversi al fondo tutti i giornalisti che abbiano un rapporto di lavoro subordinato ai sensi dell'articolo 1 dei contratti collettivi di lavoro giornalistico. All'iscritto è riconosciuta la facoltà di conservare presso il fondo la propria posizione individuale e di proseguire volontariamente i contributi anche a seguito di avvio di attività di giornalista non dipendente. L'impiego delle risorse del fondo (120 mln € a fine '05) è curato dal cda, che si avvale di due gestori specializzati (Sanpaolo-Imi Sgr e Azimut).
Commento sulla gestione
L'attività dei comparti (Conservativo, Prudente e Mix), partita con il 1° febbraio '03, è stata preceduta da una valorizzazione del patrimonio complessivo ed individuale in quote, che ha stabilito il valore iniziale di ogni quota pari a 10 €. I due comparti con più aderenti (1'95% degli iscritti, a dicembre '05) hanno dato rendimenti interessanti (18,16% e 25,28% nei tre anni). Conservativo, il comparto che investe in obbligazioni, ha reso meno. Il fondo sta esaminando la possibilità di realizzare un quarto comparto "a rendimenti garantiti", che assicuri una redditività pari o superiore a quella definita per legge per la rivalutazione del Tfr.
a cura di Giuseppe Romano
in collaborazione con www.consultique.com

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Roma, 14 giugno 2006

Il Consiglio di amministrazione del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani ha approvato all’unanimità nella sua ultima riunione di ieri, 13 giugno, il bilancio di esercizio 2005.
Bilancio di esercizio 2005(Formato Pdf)

Relazione al bilancio di esercizio 2005
(Formato Pdf)

Relazione del Collegio dei Sindaci al bilancio di esercizio 2005
(Formato Pdf)
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Roma, 26 maggio 2006
PARTITA LA SELEZIONE DELLE COMPAGNIE DI ASSICURAZIONE
“Ha preso il via l’iter per identificare la compagnia che verserà ai giornalisti la loro pensione complementare. Il Fondo previdenziale di categoria ha infatti avviato in questi giorni la prima fase della selezione, sulla base delle offerte di convenzione sinora pervenute da parte di numerose compagnie assicurative. La convenzione che verrà stipulata, al termine di una ricerca che non si prevede breve, dovrà garantire a tutti i giornalisti iscritti al Fondo una rendita pensionistica integrativa sulla base del capitale cumulato da ciascun iscritto nel corso della propria attività lavorativa.

Il Fondo complementare dei giornalisti, costituito nel 1987 su iniziativa della Federazione della stampa (Fnsi) e regolato dalle disposizioni contrattuali definite con la Federazione degli editori (Fieg), copre oggi - con 11.629 iscritti – la quasi totalità dei giornalisti professionisti con contratto di lavoro subordinato e presentava già a fine 2005 un capitale complessivo di quasi 120 milioni di euro. Il flusso contributivo è ormai pari a 25 milioni di euro l’anno. 

I tre comparti d’investimento, che possono essere scelti dagli iscritti e modificati in qualsiasi momento, hanno sempre realizzato in tutto il loro corso storico risultati estremamente positivi e decisamente al di sopra dell’indice di rivalutazione del Tfr, garantendo agli iscritti prospettive di crescita ottimali dei loro risparmi.

Tutto il capitale del Fondo è stato affidato, secondo le disposizioni di legge e sotto la vigilanza della Covip, a due gestori finanziari sulla base di un benchmark unico, il che consente di monitorare quotidianamente l’andamento della gestione e di raffrontare entrambi i risultati. L’attività gestionale, inoltre, viene sottoposta al controllo della banca depositaria ed a quello dell’advisor, ossia di una società indipendente (Agora Investment) che assiste il Consiglio di amministrazione nella sua costante attività di verifica dei movimenti, anche al fine di evitare conflitti di interesse.

Grazie a questa rete di controlli il nostro Fondo è sempre riuscito ad evitare i rischi di investimenti che avrebbero potuto arrecare danno agli iscritti e, come documentato nell’indagine condotta dalla Covip, non ha mai posseduto né azioni, né obbligazioni che avrebbero potuto dare luogo a rilievi da parte degli organi di controllo. Un comportamento virtuoso comune anche agli altri fondi negoziali, come vengono definiti i fondi di categoria. 

In vista infine dell’entrata in vigore della nuova normativa sulla regolamentazione di legge, che riguarderà tutti i fondi pensione complementare - quindi anche gli altri, quelli aperti e gli assicurativi personali o pip -, il Fondo dei giornalisti sta anche esaminando la possibilità di realizzare un quarto comparto “a rendimenti garantiti”, che assicuri cioè una redditività pari o superiore a quella definita per legge per la rivalutazione del Tfr.”
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Roma, maggio 2006
COME DEDURRE I CONTRIBUTI AL FONDO NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI 2005
Come comportarsi in sede di dichiarazione dei redditi per dedurre i contributi versati nel 2005 al Fondo di Previdenza Complementare?
Le aziende editoriali, in quanto sostitute d’imposta, procedono direttamente alla deduzione dall’imponibile ai fini IRE (ex Irpef) dei contributi a carico dei singoli giornalisti versati al Fondo di Previdenza Complementare. Quanto al vantaggio fiscale, le aziende editoriali provvedono automaticamente alle deduzioni, così come previsto dalle norme di legge, indicando nel CUD la quota di contribuzione non dedotta (perché eccedente i limiti indicati). Pertanto, i giornalisti iscritti al Fondo, sia "vecchi" che "nuovi", non devono in alcun modo attivarsi all’atto della compilazione della denuncia dei redditi. Devono però comunicare al Fondo, entro il 30 settembre, l’importo della contribuzione che non è stata dedotta dal reddito. Nella maggior parte dei casi il contributo non dedotto è quello specificato dall’azienda nel modello CUD al rigo 29.
Nel caso, però, in cui il giornalista abbia altri redditi l’importo della contribuzione non dedotto può non coincidere con quello indicato dall’azienda nel CUD. Infatti in questo caso il giornalista può dedurre una cifra più alta, poiché alla possibilità di deduzione per il lavoro subordinato si aggiunge la possibilità di dedurre dal reddito complessivo un'ulteriore cifra che non ecceda il 12% degli "altri redditi". È evidente che in questo caso, più vantaggioso per il giornalista, il calcolo deve essere effettuato direttamente dall’interessato in sede di compilazione del modello Unico o modello 730. Qualora nel modello Unico o modello 730 dovesse essere evidenziata una quota di contribuzione al Fondo non dedotta dal reddito ai fini IRE, questa dovrà essere comunicata al Fondo entro settembre.
In conclusione e per semplificare, si possono realizzare tre casi:
a) iscritto che abbia versato contributi pari o inferiori alla quota deducibile dall’imponibile;
b) iscritto che abbia versato contributi superiori alla quota deducibile dall’imponibile ed abbia esclusivamente redditi da lavoro giornalistico subordinato;
c) iscritto che abbia versato contributi superiori alla quota deducibile dall’imponibile ed abbia redditi diversi ed aggiuntivi rispetto a quello da lavoro subordinato.
Nel caso a) l’iscritto non troverà alcuna indicazione nel modello CUD e, pertanto, non dovrà comunicare nulla al Fondo. Nel caso b) l’iscritto dovrà comunicare al Fondo entro il 30 settembre la quota di contribuzione eccedente che troverà indicata dall’azienda nel modello CUD al rigo 29. Nel caso c) l’iscritto dovrà calcolare se la sua contribuzione al Fondo è complessivamente inferiore alla quota deducibile come sopra definita. In questo caso non dovrà comunicare nulla al Fondo. Qualora invece risultasse una quota non deducibile questa deve essere, oltre che indicata nel modello Unico o 730, comunicata al Fondo entro il 30 settembre.
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Roma, 5 aprile 2006
da "Giornalisti" N.2 Marzo/Aprile 2006
L'ANALISI DEI RISULTATI 2005
Nell'ultimo triennio un incremento del 21%

"Fastidi grassi", li definiva mia nonna. Una sorta di preoccupazione di lusso, riprovevole in confronto ai problemi seri. Era un po', sempre per restare all'infanzia, come respingere la minestra "con tanti bambini affamati nel mondo". Nell'ultimo CdA del Fondo, il secondo di questa nuova amministrazione finalmente insediata, mia nonna aleggiava nella sala. E scuoteva il capo. Perché i consiglieri, analizzando con i gestori i risultati 2005 dei comparti e vedendo come nel triennio la media degli incrementi fosse stata del 21 per cento netto, anziché esultare discutevano preoccupati sull'eventualità di un futuro non altrettanto roseo. Se lo scrupolo era eccessivo, giusto tuttavia era (è) chiedersi quali strumenti proporre all'iscritto che chieda, per temperamento o perché a fine corsa lavorativa, un salvagente. Da qui la proposta di una piccola correzione al benchmark sulla parte obbligazionaria, da qui la discussione su un possibile nuovo comparto, da qui i rinnovati interrogativi sulle modalità di erogazione delle rendite. Concludendo con un appuntamento a breve, il 14 marzo, per decidere e deliberare.
Riavvolgo il nastro e, fidando nella pazienza di chi legge, provo ad illustrare tutti i passaggi. Il primo dei quali è stato, il 12 gennaio, l'insediamento del nuovo Consiglio e la contestuale elezione dei suoi vertici, secondo le modalità dell'alternanza.
I risultati al 31 dicembre
Il nuovo vertice. Promemoria: i giornalisti aderenti al Fondo avevano già eletto i propri rappresentanti - sei consiglieri e due sindaci - in ottobre; gli editori per nominare i loro 6 + 2 ci avevano pensato sopra sino alla vigilia di Natale per poi confermare tutti gli uscenti. Finalmente, a ranghi completi, il nuovo Consiglio di amministrazione il 12 gennaio s'è insediato e, sulla base delle disposizioni di legge e di statuto, che prevedono appunto il principio dell'alternanza fra rappresentanti dei lavoratori e rappresentanti dei datori di lavoro, ha eletto all'unanimità alla presidenza del Fondo l'ex vice presidente Roberto Cilenti e, alla vice presidenza, l'ex presidente Marina Cosi. Mentre, sempre in base allo stesso principio, oltre che per un ovvio bilanciamento fra poteri e controlli, all'avvocato Andrea Di Segni, eletto dai giornalisti, è andata la presidenza del Collegio dei sindaci e dei revisori dei conti.
La gestione 2005. Dopo un primo esame degli ultimi dati sull'andamento della gestione finanziaria 2005 e una panoramica sullo stato dell'arte anche a uso dei consiglieri debuttanti, il Consiglio d'Amministrazione è tornato a riunirsi il 14 febbraio, avendo convocato i gestori finanziari e l'advisor per un esame approfondito. I risultati al 31 dicembre hanno visto il comparto conservativo, composto solo ed esclusivamente da titoli obbligazionari, ha realizzato un incremento dell'1,88%. Il comparto prudente - composto da un 80% di titoli obbligazionari e un 20% di titoli azionari - ha ottenuto un incremento del 7,91%. Infine il comparto mix - composto dal 60% di titoli obbligazionari e dal 40% di titoli azionari - ha conquistato una performance del 12,76%.
Performance superiore alla svalutazione
Il prezzo della prudenza. Si tratta di risultati che non solo noi, ma tutti gli analisti che a fine d'anno si sbizzarriscono nel pubblicare tabelle e confronti fra Fondi, hanno definito eccellenti. Perché le performance sono, "in generale" ovvero mediamente, ben al di sopra del tasso di svalutazione monetaria - che è stato pari al 2% - e dell'indice di rivalutazione del trattamento di fine rapporto che è stato per lo stesso periodo pari al 2,95%. È corretto dire "in generale" poiché, a rivelarsi inferiori al tasso di svalutazione e all'indice di rivalutazione del TFR, sono stati soltanto i risultati del primo comparto: il comparto conservativo infatti vincola i rendimenti agli andamenti di mercato delle obbligazioni e dei titoli di Stato, come s'è appena ricordato, la cui redditività è ormai da tempo estremamente modesta. Va tuttavia sottolineato che la massa monetaria gestita con questi esclusivi strumenti finanziari è ridottissima. Chi sceglie il comparto conservativo ha, come dice la parola stessa, l'obiettivo primario di conservare il più possibile l'integrità del proprio capitale. Insomma più che ai guadagni bada a non correre rischi, cerca un'area di "parcheggio", essendo disposto anche a pagare tale tranquillità con la limatura dei rendimenti. Sono comunque assai pochi i colleghi che hanno preferito investire in questo comparto e per lo più scegliendo di versare una percentuale piuttosto bassa del proprio stipendio. Un numero talmente esiguo che già il precedente CdA aveva deciso di affidarlo alle cure di un unico gestore (a differenza di quanto accade per gli altri due comparti, la cui gestione è equamente spartita fra San Paolo e Azimut). Su queste considerazioni s'è innestata nel CdA una riflessione, che qui anticipiamo ma su cui torneremo più avanti, relativa all'opportunità di sostituire o affiancare un nuovo e diverso comparto che meglio risponda a esigenze di "parcheggio". Anche se il guadagno c'è stato, per lo meno nei confronti dell'inflazione: basta non avere una visione diciamo miope e spingere lo sguardo sino al giorno in cui il "conservativo" aveva debuttato.
L'analisi del triennio. Vediamo perché, dando uno sguardo d'insieme alla vita di tutt'e tre i comparti dal momento della loro realizzazione, avvenuta all'inizio del 2003, a oggi. Se si considerano gli andamenti complessivi del triennio 2003-2005 si evidenzia come il comparto conservativo abbia garantito un aumento del 7,22%, il comparto prudente del 21,38% e il comparto mix addirittura del 28,82%. Se raffrontiamo quindi i risultati di gestione con l'inflazione e il TFR risultano con estrema evidenza i vantaggi ottenuti dai colleghi che hanno creduto nella validità del Fondo di previdenza di settore. Infatti, nello stesso triennio, l'indice di svalutazione monetaria è stato pari al 7,06% mentre l'indice di rivalutazione del trattamento di fine rapporto (Tfr) è stato pari al 9, 21 %. Quanto a redditività il raffronto risulta vincente confrontando non solo i risultati annuali, ma anche quelli triennali del nostro Fondo. Analizzando i dati complessivi della "concorrenza", ovvero degli altri fondi negoziali chiusi, si nota come il loro rendimento medio sia stato pari all'8,1 %.
Ulteriori modifiche alla legge
E il Tfr? Il nuovo Consiglio d'Amministrazione deve ora affrontare questioni di grande rilevanza determinate dalle modifiche del quadro legislativo, che comportano la necessità di cambiamenti operativi sostanziali da assumere tempestivamente. È vero, infatti, che l'entrata in vigore del trasferimento del Tfr maturando è stata rinviata dal primo gennaio 2006 al primo gennaio 2008 e che comunque andranno computati anche gli altri sei mesi concessi al lavoratore per la decisione, ma i tempi fissati per varare i regolamenti sono invece strettissimi. Senza contare che il futuro Parlamento potrebbe apportare ulteriori modifiche alla legge.
La rendita. Un altro obbligo di questo CdA sarà la definizione della convenzione per erogare le rendite. Questa è una questione delicata. La norma infatti, avendo come obiettivo irrinunciabile quello di garantire al lavoratore un secondo pilastro pensionistico, in origine imponeva al Fondo di stipulare una convenzione con una società assicurativa. La quale, al momento del pensionamento effettivo del giornalista, avendo incamerato il suo patrimonio, gli avrebbe "versato l'assegno" ovvero garantito la prestazione integrativa previdenziale. Ma la nuova legge ha corretto questa "esclusiva", dai più giudicata una forzatura. E quindi ha prescritto che il Fondo stringa una convenzione con una società assicurativa, oppure con un "istituto previdenziale", sempre con l'obbligo di garantire la rendita. Il legislatore probabilmente pensava all'Inps, ma anche l'Inpgi è un istituto previdenziale... Vedremo il da farsi, naturalmente. Dipende dai costi e dalle garanzie. Ma certo è che, sempre, avere più forni tra cui scegliere consente soluzioni migliori e meno onerose.
Versate percentuali maggiori
Tanti salvadanai. La massa monetaria complessiva gestita dal Fondo ha superato a dicembre 2005 i 118 milioni e mezzo di euro. Non perché sia aumentato il numero di aderenti, ma perché i colleghi hanno cominciato a versare percentuali maggiori. Un capitale così rilevante induce a considerare la possibilità, già esaminata dal precedente Consiglio di amministrazione, di affiancare ai due gestori attuali un terzo gestore e di prevedere un quarto comparto, in modo da presentare agli iscritti una scelta ancora più ampia negli investimenti dei loro risparmi.
Queste opzioni erano state studiate dal precedente CdA in vista del preventivato arrivo in cassa, a inizio 2006, di rilevanti quote di trattamento di fine rapporto. Data slittata di due anni. Tuttavia, per il comportamento virtuoso degli iscritti, già oggi l'afflusso contributivo è tale da consentire il varo di un nuovo comparto senza attendere l'arrivo del Tfr.

Le prospettive. Va detto che la generalizzata attesa di maggiore volatilità nell'anno in corso rende tutti più cauti. All'interno dei rigidi binari previsti dalla legge e presidiati dalla Covip è comunque possibile prevedere interventi alle due estremità, sia sul comparto "conservativo", per garantirne come da mandato di legge una remunerazione analoga al Tfr, sia con l'esordio di un nuovo comparto diciamo più coraggioso. Intanto, nel brevissimo termine, il CdA sarà chiamato a decidere le eventuali modifiche di benchmark ed asset allocation del comparto intermedio, secondo le indicazioni giunte da Agorà - la società di consulenza che verifica i gestori e ci affianca nelle analisi - e dai gestori finanziari stessi.
MARINA COSI
Vicepresidente Fondo
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Roma, 2 marzo 2006
OTTIMI RISULTATI DI GESTIONE 2005: COMPARTO CONSERVATIVO + 1,88%, COMPARTO PRUDENTE + 7,91%, COMPARTO MIX + 12,76%
Relazione annuale 2005 - Documento di sintesi
(Scaricabile in formato Pdf)
L’andamento della gestione finanziaria ha garantito risultati eccellenti. Infatti, al 31 dicembre del 2005 il comparto conservativo, composto come è noto di soli titoli obbligazionari ha realizzato un incremento dell’1,88%. Il comparto prudente (composto da un 80% di titoli obbligazionari e un 20% di titoli azionari) ha ottenuto un incremento del 7,91%, mentre il comparto mix (composto dal 60% di titoli obbligazionari e 40% di titoli azionari) ha raggiunto una performance del 12,76%.
Si tratta, come si vede di risultati eccellenti ben al di sopra del tasso di svalutazione monetaria che è stato pari al 2% e dell’indice di rivalutazione del trattamento di fine rapporto che è stato per lo stesso periodo pari al 2,95%. Inferiori al tasso di svalutazione e all’indice di rivalutazione del TFR sono  stati soltanto i risultati del comparto conservativo i cui rendimenti sono vincolati agli andamenti di mercato delle obbligazioni e dei titoli di stato la cui redditività è ormai da tempo estremamente modesta. Si deve, tuttavia sottolineare al riguardo che la massa monetaria gestita in questo comparto è molto ridotta, segno che sono stati molto pochi quei colleghi che hanno preferito investire in questo comparto.

Se si considerano gli andamenti complessivi del triennio 2003-2005 si evidenzia come il comparto conservativo abbia garantito un aumento del 7,22%, il comparto prudente del 21,38% e il comparto mix del 28, 82%. Anche in questo caso se raffrontiamo i risultati di gestione con l’inflazione e il TFR possiamo vedere con estrema evidenza i vantaggi ottenuti da parte di tutti quei colleghi che hanno creduto  nella validità del Fondo di previdenza di settore. Infatti, nello stesso triennio l’indice di svalutazione monetaria è stato pari al 7,06% mentre l’indice di rivalutazione del trattamento di fine rapporto è stato pari al 9, 21%.

Anche in questo esercizio i risultati gestionali pongono il Fondo di previdenza dei giornalisti tra i migliori fondi negoziali per redditività. Analizzando i dati complessivi della “concorrenza” ovvero degli altri fondi negoziali chiusi si vede che il loro rendimento medio è stato pari all’8,1%.
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Roma, 12 gennaio 2006
ELETTO IL NUOVO UFFICIO DI PRESIDENZA DEL FONDO
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani comunica:

“Roberto Cilenti, in rappresentanza della componente Fieg, e Marina Cosi, in rappresentanza della componente Fnsi, sono rispettivamente il nuovo presidente e il nuovo vicepresidente del Fondo di Previdenza Complementare dei giornalisti italiani. L’elezione è avvenuta oggi, all’unanimità, a seguito dell’insediamento del Consiglio di Amministrazione e in applicazione del principio dell’alternanza previsto dall’art.18 dello Statuto Fpcgi.

Nella medesima riunione, e seguendo lo stesso criterio, il Collegio dei Sindaci ha eletto alla propria presidenza Andrea Di Segni.

Il Consiglio di Amministrazione tornerà a riunirsi in febbraio per valutare con i gestori finanziari e l’advisor l’andamento della gestione 2005 che, dai dati parziali, registra  risultati positivi in tutti e tre i comparti di investimento.

Attualmente il patrimonio complessivo amministrato dal Fondo supera infatti i 112 milioni di euro, con un rendimento medio di quasi il 9%.”
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Roma, 1 gennaio 2006
LEGGE 196/2003 "CODICE PRIVACY”
Dal 1° gennaio 2006, vengono adottate le seguenti misure di sicurezza:

• modifica della password al primo utilizzo;
• modifica successiva della password ogni 90 giorni;
• non riutilizzabilità delle vecchie password;
• composizione della password di almeno 8 caratteri alfanumerici;
• segnalazione automatica nel sistema della scadenza della password.
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