Comunicazioni 2000 - 2005
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Roma, 30 dicembre 2005
IL FONDO SI AVVIA A CHIUDERE IL 2005 CON RENDIMENTI ECCELLENTI
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani comunica:

“Con la recente designazione da parte della Fieg dei rappresentanti editoriali (Pasquale Chiappetta, Roberto Cilenti, Massimo             Garzilli, Sergio Moschetti, Elvira Pellegrino, Luigi Riccadona) si completa la composizione del nuovo Consiglio di amministrazione del Fondo di Previdenza complementare dei Giornalisti Italiani, dopo l’elezione, conclusasi a fine ottobre,  dei rappresentanti dei giornalisti iscritti (Luciano Azzolini, Marina Cosi,  Maria Grazia Molinari, Giovanni           Rossi, Roberto Seghetti, Franco Siddi).

Il nuovo Consiglio di amministrazione ed il nuovo Collegio dei sindaci (Andrea Di Segni e  Giovanni Marras in rappresentanza degli iscritti, Sergio Monetti e Gianluca Zingoni in rappresentanza degli editori) si insedieranno il prossimo 12 gennaio 2006 con all’ordine del giorno l’elezione del presidente e del vice presidente del Consiglio di amministrazione e del presidente del Collegio dei sindaci.

Tra gli impegni che il nuovo Consiglio dovrà affrontare vi è la scelta definitiva della società assicuratrice o dell’ente previdenziale, che dovranno assicurare le rendite, e l’adeguamento delle norme statutarie alle nuove disposizioni di legge sulla previdenza complementare. Come è noto la nuova normativa  entrerà in vigore il primo gennaio 2008 e, di conseguenza, inizierà solo da quella data il computo del semestre entro il quale tutti i lavoratori dipendenti dovranno scegliere, anche con la clausola del “silenzio-assenso”, la destinazione della quota di trattamento di fine rapporto annualmente maturato.

Intanto, l’anno si chiude con risultati eccellenti per tutti i giornalisti iscritti al Fondo.

I dati orientativi al 31 novembre registrano, infatti, un rendimento medio del 7,59%. Ottimo il risultato del comparto mix il cui rendimento è pari al 10,90% e quello del comparto prudente – cui aderisce la più parte degli iscritti - che ha reso il 6,73%. Più modesto il rendimento del comparto conservativo, composto di soli titoli obbligazionari, che ha reso l’1,81%, in linea comunque con il benchmark.

I rendimenti del Fondo dei giornalisti con la loro performance si sono sensibilmente attestati al di sopra della media di rendimento dei fondi chiusi italiani, distanziando notevolmente il tasso di rivalutazione del Tfr. Risultati eccellenti che dimostrano la grande capacità professionale dei gestori finanziari (San Paolo e Azimut) e dell’advisor (Agora Investments), oltre che l’impegno del Consiglio di amministrazione e del Collegio dei sindaci uscenti che hanno saputo perseguire gli interessi della categoria”.
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Roma, 7 dicembre 2005
LA RIFORMA DEL TFR FRA DISGUIDI E BRACCI DI FERRO
I tempi del varo delle norme tecniche a disposizione della Covip si allungano, da due a sei mesi, ma restano sempre assolutamente sperequati rispetto ai ben due anni concessi alle forme di previdenza complementare per adeguarsi alla riforma del Tfr.

"Giallo risolto", potrebbe essere il titolo col quale spiegare come il "disguido" sia dovuto ad una contraddizione presente sul sito del Ministero. Peccato che il chiarimento avvenga solo dopo le proteste del presidente Covip, Luigi Scimia, e di alcuni sindacati...  Un errore, insomma, per cui lo stesso termine veniva indicato, nel testo del decreto, in sei mesi e invece in soli 60 giorni nella relativa relazione di accompagnamento. Buona la prima: cioè vale, han spiegato al ministero, l'indicazione semestrale contenuta nel decreto. Soddisfatto Luigi Scimia, ma non i fondi negoziali che continuano a vedere, nella contrazione dei tempi, un favore fatto alle assicurazioni.

Vi sono inoltre alcune varianti fra il testo ultimo, firmato dal presidente Ciampi il 5 dicembre 2005, e quello approvato dal governo dieci giorni prima. Così ben li riassume il collega Enrico Marro sul Sole24ore del 7 dicembre: "I tempi concessi alle forme di previdenza complementare per adeguarsi al decreto si allungano, passando da un anno dall'emanazione delle vecchie direttive Covip (vecchia versione) al 31 dicembre 2007 (nuova versione). Più ampi anche i termini per i decreti dell'Economia che dovranno garantire la transizione dei fondi "preesistenti" (è il caso del Fondo dei Giornalisti, ndr) al nuovo regime: da 180 giorni si è passati a un anno". Invariata invece resta l'entrata in vigore di tutta la restante parte del decreto: primo gennaio 2008.
Roma, 4 dicembre 2005
Il Governo ha rinviato di due anni la riforma del TFR imponendo nel contempo alla COVIP, l’Autorità di vigilanza, di emanare i relativi regolamenti entro 60 giorni. O è un paradosso o ci sono delle motivazioni occulte. Quali? L’interesse delle assicurazione. Non lo diciamo noi, ma il presidente della COVIP medesima, professor Luigi Scimia: “Il Governo … vuole vedere la stesura dei regolamenti prima delle elezioni”; “Tra due mesi le assicurazioni già sapranno qual è il quadro normativo nel quale muoversi”.
A seguire l’intervista al prof. Scimia del collega Enrico Marro, pubblicato sul Sole24Ore del 3 dicembre 2005.


L'INTERVISTA/L'Autorità di vigilanza: prospetti anche per le polizze, saranno di due pagine. Per i confronti 
Scimia: Tfr, regolamenti beffa
Il numero uno della Covip: due mesi per scrivere regole che scatteranno nel 2008
La riforma del Tfr (trattamento di fine rapporto) slitta per tutti (al 2008) tranne che per la Covip, la commissione di vigilanza sui fondi pensione. Per l'Authority presieduta da Luigi Scimia il testo del decreto che il ministro del Lavoro, Roberto Maroni, ha trasmesso per la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale prevede solo 60 giorni dall'entrata in vigore per l'emanazione dei regolamenti che dovranno disciplinare in concreto il funzionamento di tutte le forme di previdenza complementare. Due mesi anziché i sei previsti dalla bozza del decreto prima che il consiglio dei ministri, non riuscendo a trovare un accordo sul varo o meno della riforma, decidesse lo slittamento della stessa al primo gennaio 2008. «E' una cosa incomprensibile, assurda: da un lato si allungano tempi per il decollo della previdenza integrativa é dall'altro si chiede alla Covip di sbrigarsi a fa­re i regolamenti che poi resteranno congelati per 22 mesi, in attesa del 2008», dice Scimia, che pure ha sempre sostenuto gli sforzi di Maroni di far partire subito la riforma.
Ma una spiegazione ci sarà?
«L'unica spiegazione possibile è che il governo voglia sovraintendere al processo di completamento della riforma e vedere la stesura dei regolamenti prima delle elezioni».
Ce la farà la Covip in due mesi?
«Ce la dobbiamo fare. Certo sarà difficile, perché di mezzo ci sono pure le feste di Natale. Poi sarebbe stato meglio confrontarsi con i fondi, in particolare con le compagnie assicurative prima di arrivare ai regolamenti. Ma li faremo lo stesso, con l'obiettivo di garantire quanto previsto dalla legge: l'assoluta comparabilità dei prodotti».
Che significa in concreto?
«Che il lavoratore deve essere messo in grado di confrontare secondo parametri comuni tutti i prodotti di previdenza complementare offerti sul mercato».
E dove sta la difficoltà?
«Pensi solo a quanto sia difficile confrontare un contratto di polizza assicurativa, che magari è fatto di cento pagine, con un fondo contrattuale che invece è molto più semplice. Oppure come si confronta una polizza a costo storico, dove non c'è il rendimento annuo, con un fondo di categoria?».
Come si fa?
«La Covip vuole arrivare a una scheda di un paio di cartelle massimo per ogni prodotto presente sul mercato che sia di immediata comprensione per il lavoratore: da una parte i costi e dall'altra i rendimenti offerti. Anche le assicurazioni dovranno adeguarsi a questo schema».
La Cgil aveva denunciato che, con il decreto, le assicurazioni avrebbero potuto cominciare aoperare da subito, anziché dal 2008. Il fatto che i regolamenti Covip saranno pronti fra due mesi da ragione alla tesi del sindacato?
«No: Tutte le regole entreranno in vigore dal primo gennaio 2008. Prima di allora le compagnie non potranno ricevere il Tfr. E anche vero, però, che tra due mesi le assicurazioni già sapranno quale è il quadro normativo completo nel quale muoversi».
E quindi potranno offrire i loro prodotti in condizioni di parità?
«E' quello che prevede la legge. Potranno quindi invitare i lavoratori a sottoscrivere intanto le polizze, spiegando che dal 2008 si potrà beneficiare anche delle agevolazioni previste dalla riforma e della possibilità di conferire il Tfr».
Un discorso del tipo: intanto aderisci alla polizza e poi mi darai anche il Tfr.
«Esatto».
In questo quadro quale è il compito della Covip?
«Quello previsto dalla legge. Assicurare il massimo di trasparenza e di informazione ai lavoratori. Certo, se avessimo avuto sei mesi come era previsto in origine, sarebbe stato molto meglio». 
Enrico Marro
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Roma, 18 ottobre 2005
ELETTO IL NUOVO CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL FONDO
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani comunica:

“Si sono concluse le operazioni di scrutinio per il rinnovo del Consiglio di amministrazione e del Collegio dei Sindaci del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani.

Il seggio elettorale ha proclamato eletti: Luciano Azzolini, Marina Cosi, Maria Grazia Molinari,  Giovanni Rossi, Roberto Seghetti e Franco Siddi per il Consiglio di amministrazione e per il Collegio dei Sindaci: Andrea Di Segni e Giovanni Marras.

Sono stati rieletti tre su sei consiglieri uscenti ed entrambi i sindaci.

Marina Cosi, Presidente uscente, ha ottenuto il 57,31% dei voti di preferenza.”

Di seguito i risultati dello scrutinio:
–  n. 1.919 schede scrutinate di cui:
–  n. 1.888 schede valide;
–  n. 23 schede bianche;
–  n. 8 schede nulle.
Hanno riportato preferenze per il Consiglio di amministrazione (in ordine alfabetico):
Azzolini Luciano 620
Cosi Marina 1.082
Gerace Francesco 494
Lombardi Giacomo 427
Molinari Maria Grazia 526
Provera Adriano 404
Ronsisvalle Luigi 482
Rossi Giovanni 637
Seghetti Roberto 717
Siddi Francesco Angelo 721
Hanno riportato preferenze per il Collegio dei sindaci (in ordine alfabetico):
Arrigoni Alberto 546
Di Segni Andrea 549
Marras Giovanni 587
Risultano pertanto, eletti alla carica di Consigliere di amministrazione del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani:
Cosi Marina
Siddi Francesco Angelo
Seghetti Roberto
Rossi Giovanni
Azzolini Luciano
Molinari Maria Grazia
Risultano pertanto, eletti alla carica di Sindaco del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani:
Marras Giovanni
Di Segni Andrea
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Roma, 7 ottobre 2005
ULTIMI GIORNI PER POTER VOTARE PER IL RINNOVO DEL CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE DEL FONDO DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE DEI GIORNALISTI ITALIANI
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani comunica:
"Ultimi giorni per poter votare per il rinnovo del Consiglio di amministrazione del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani.

Scade lunedì 17 alle ore 9,00 il termine ultimo per la consegna al seggio elettorale delle schede di votazione.

Si vota, come è noto, per corrispondenza. Tutti i colleghi iscritti al Fondo hanno tempestivamente ricevuto tramite lettera raccomandata la scheda ed il certificato elettorale.

I colleghi che non avessero ritirato la raccomandata o che per qualsiasi motivo non la avessero ricevuta sono invitati a contattare gli uffici del Fondo (mail segrefnsi2@tin.it - telefono 066893545).
Le schede elettorali devono pervenire al seggio elettorale presso lo studio del notaio Napoleone in Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 349."
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6 ottobre 2005
Opinioni da giornale e università (da la voce.info)
Il pilastro d’argilla di Sandro Gronchi
Alla vigilia del sofferto decollo del secondo pilastro, che dovrebbe essere determinato dalla devoluzione "silenziosa" del Tfr, il testo unico della previdenza complementare sarebbe stata l’occasione per conferire razionalità e coerenza a una legislazione che, invece, si conferma priva di obiettivi strategici e continua a inseguire, peraltro senza successo, la mera mediazione fra interessi contingenti.
Obbligatorio o volontario
Vi sono due modi di intendere un sistema pensionistico articolato su due pilastri. Da un lato, il secondo pilastro (a capitalizzazione) può perseguire lo scopo di diversificare il portafoglio previdenziale dei lavoratori concorrendo col primo (a ripartizione) a un’unica copertura assicurativa a carattere obbligatorio. Dall’altro lato, il secondo pilastro può invece configurarsi come una semplice opportunità offerta ma non imposta, restando la prestazione di base esclusivamente garantita dal primo.
Se a carattere volontario, il secondo pilastro dovrebbe essere organizzato su basi prevalentemente "privatistiche". In particolare, dovrebbe essere costituito da fondi negoziali (categoriali e/o aziendali) generati dalla libera contrattazione fra le parti sociali e vigilati da un’autorità pubblica. Eventuali esenzioni fiscali, in verità non necessarie, dovrebbero almeno evitare eccessi di regressività contenendo il premio che esse implicitamente concedono ai lavoratori a più alto reddito.
Se a carattere obbligatorio, il secondo pilastro dovrebbe, invece, essere rigorosamente disciplinato dalla legge e beneficiare di garanzie pubbliche e regimi fiscali paragonabili a quelli del primo.
L’Inps 2 di Modigliani
Franco Modigliani aveva proposto un secondo pilastro obbligatorio (da finanziare con la devoluzione del Tfr) costituito da un unico fondo pubblico che chiamava "Inps 2".
Tale fondo avrebbe dovuto assumere il rischio di tasso garantendo un rendimento stabile nel tempo da far coincidere, per salvaguardare l’equilibrio della gestione, col tasso di interesse "tendenzialmente" offerto dalle attività finanziarie a lunga scadenza. Modigliani era consapevole della difficoltà a identificare attendibilmente siffatte "tendenze" e aveva ben presenti le conseguenze che un’identificazione sbagliata, se non corretta in tempo, può avere sul bilancio dello Stato. Ciò nonostante, riteneva che un fondo obbligatorio dovesse evitare la "capitalizzazione selvaggia" e porre le pensioni al riparo dalla volatilità dei mercati finanziari (tanto più che, nel suo progetto, "Inps 2" sarebbe progressivamente cresciuto a scapito di "Inps 1" fino a soppiantarlo nel giro di alcuni decenni).
Il modello "svedese"
Privilegiando l’efficienza a scapito della stabilità, il monopolista pubblico può essere utilmente sostituito con un mercato concorrenziale di fondi aperti in autentica concorrenza fra loro.
È esattamente questo il modello scelto nel 1998 in Svezia, il solo paese europeo a essersi dotato di un secondo pilastro obbligatorio che assorbe il 13,52 per cento della contribuzione complessiva. I lavoratori svedesi possono infatti liberamente scegliere fra circa seicento fondi pensione, diversificare il rischio ripartendo i contributi fra più fondi, fino a un massimo di cinque e trasferire le posizioni in tempo reale (con un preavviso di 24 ore). Un’agenzia pubblica denominata Premium Pension Authority (Ppa) sovrintende ai trasferimenti, provvede alla riscossione dei contributi e canalizza i medesimi verso i fondi prescelti garantendo l’anonimato delle afferenze.
La gestione delle rendite
La concorrenza è ugualmente necessaria fra gli annuity providers. In primo luogo perché subentrano ai fondi nella gestione del risparmio previdenziale (la parte che, tempo per tempo, non risulta già erosa per finanziare le annualità pregresse) ed è noto che dall’efficienza gestionale dipende la generosità del tasso al quale le pensioni possono essere indicizzate. In secondo luogo, la concorrenza fra i providers serve a scongiurare il rischio che l’oggettiva difficoltà a prevedere la durata delle rendite non offra spazio a sovrastime che gonfierebbero surrettiziamente i margini di profitto a scapito delle prestazioni. Occorre anche evitare che, all’estremo opposto, un elevato grado di concorrenza induca a previsioni imprudenti della mortalità che possano causare il fallimento dei providers.
Per coniugare la massima generosità delle rendite con la solvibilità di chi le eroga, sono inevitabili forme di garanzia pubblica come quelle implicite nel modello seguente:
la previsione della mortalità è "centralizzata" e affidata a un organo tecnico-scientifico del quale è pienamente garantita l’indipendenza;
le rendite sono direttamente erogate dai fondi pensione in base alla suddetta previsione di cui essi non assumono, tuttavia, la responsabilità;
il rischio di superlongevità è fronteggiato da un buffer fund pubblico che assorbe gli "avanzi" lasciati dalle generazioni la cui speranza di vita è sovrastimata mentre finanzia i "disavanzi" delle generazioni che hanno la sorte opposta.
La Svezia ha scelto un modello analogo: dopo il pensionamento, il risparmio previdenziale resta amministrato dai fondi, ma è la Ppa a calcolare la pensione spettante garantendo che, per tutti i lavoratori di una stessa generazione, il calcolo sia basato su un’unica previsione della mortalità (peraltro affidata alla stessa agenzia). Modigliani intendeva parimenti garantire pensioni commisurate a un’unica previsione della mortalità; tant’è che escludeva annuity providers distinti dal fondo pubblico al centro del suo progetto.
Cosa accadrà in Italia
L’Italia si conferma un paese incapace di riflettere sui grandi temi strutturali. Piuttosto, l’attenzione è esclusivamente catturata dalla mediazione e dal compromesso fra gli interessi immediati degli attori in causa.
Ne risultano architetture precarie, destinate a non superare la prova del tempo. Dalla riforma del Tfr scaturirà un secondo pilastro "semi-obbligatorio" che nei contesti internazionali si fa fatica a spiegare. Eppure la regola appare molto semplice: nessuno è obbligato ad afferire, ma chi vuole restar fuori deve manifestare la propria volontà contraria. L’incomprensione, o forse l’incredulità, deve perciò riguardare la ratio del provvedimento piuttosto che la lettera.
È presumibile che il "silenzio-assenso" sia l’anticamera dell’obbligatorietà vera e propria. In ogni caso, il secondo pilastro resterà in parte volontario in quanto alimentato non solo con la devoluzione del Tfr, ma anche dalla libera contribuzione a carico delle imprese e dei lavoratori. Il carattere ibrido non aiuta a individuare gli attributi che il secondo pilastro dovrebbe possedere riguardo alla struttura dell’offerta, al regime fiscale, alla gestione delle rendite.
Su una circostanza occorre tuttavia riflettere: pur in assenza di formale obbligatorietà, il secondo pilastro italiano è chiamato a svolgere un ruolo di vitale sostegno del primo (sempre più avaro per le difficoltà indotte dall’invecchiamento demografico). Ecco perché il risparmio previdenziale dovrebbe rendere al meglio e, soprattutto, la gestione delle rendite non dovrebbe restare in balia di incertezze e abusi.


Le osservazioni pericolose di Marcello Messori
Alla fine di settembre le Commissioni parlamentari hanno fornito il necessario parere al Governo sullo schema di attuazione della parte della legge delega 243/04 relativa alla previdenza complementare. Lo schema, predisposto ai primi di luglio dal ministero del Lavoro, presentava problemi così gravi da costituire un ostacolo anziché uno stimolo allo sviluppo della previdenza complementare. A parte modesti miglioramenti su punti specifici, le modifiche suggerite dalle Commissioni peggiorano il testo di luglio. La speranza, peraltro resa ancora più flebile dall’inquietante rinvio di ieri, è che il Governo eserciti la delega rigettando molti dei suggerimenti parlamentari e migliorando il testo originario di inizio luglio.
Se così non fosse, il risultato sarebbe disastroso: (1) i lavoratori più giovani, che sono destinati a ottenere un’inadeguata copertura dal pilastro previdenziale pubblico, sarebbero discriminati nell’adesione alla previdenza complementare; (2) la concorrenza fra fondi pensione contrattuali (Fpc) e adesioni collettive ai fondi pensione aperti (Fpa) sarebbe marginale e si baserebbe sulla forzatura delle norme che regolano i contratti di lavoro; (3) la governancedei Fpc e dei Fpa sarebbe ridondante o contraddittoria, quella delle polizze previdenziali assicurative insufficiente.
Breve storia di un disastro annunciato
Per capire perché si stia arrivando a un simile risultato, è necessaria una rapida cronistoria di quanto è accaduto da inizio luglio a oggi.
Lo schema di decreto legislativo è stato trasmesso al Parlamento all’inizio di luglio prima del confronto fra Governo e parti sociali. Si è trattato di un’evidente forzatura. Il ministro Maroni aveva però sollecitato i sindacati, la Confindustria, altre associazioni settoriali e le associazioni degli intermediari finanziari ad avanzare proposte di modifica al testo entro i primi di settembre. Arrivate da più di venti organismi rappresentativi di varie fonti istitutive dei fondi pensione contrattuali sotto la regia di Confindustria e dei tre maggiori sindacati dei lavoratori, le richieste di cambiamento si sono caratterizzate per due aspetti: un passo indietro rispetto all’apertura concorrenziale fra fondi pensione contrattuali e fondi pensione aperti per le adesioni collettive specie nelle piccolo-medie imprese; un impegno a fare sì che, come previsto dalla legge delega, il trasferimento di flussi di Tfr alle diverse forme pensionistiche complementari non comportasse per le imprese alcun onere aggiuntivo sui finanziamenti sostitutivi.
Verso la metà di settembre il confronto con le parti sociali e con i rappresentanti degli intermediari finanziari è sfociato in un nuovo schema di decreto attuativo ancora carente, ma più equilibrato rispetto a quello di luglio. Il ministro Maroni ha trasmesso questo testo di compromesso alle Commissioni parlamentari; ha però declinato ogni responsabilità in merito al suo recepimento e si è dedicato a risolvere uno solo dei molti problemi rimasti aperti: la costituzione del fondo di garanzia richiesto per allineare al rendimento del Tfr il costo del finanziamento bancario sostitutivo. Il risultato è stato quello più prevedibile: le Commissioni parlamentari non hanno condiviso i contenuti essenziali del nuovo schema di decreto attuativo e hanno emendato il testo di luglio, peggiorandolo. Soltanto Confindustria appare soddisfatta del risultato ottenuto: un corposo aiuto statale alla parte meno fragile delle imprese e il possibile rafforzamento dei fondi pensione contrattuali, già oggi più radicati.
Perché i lavoratori giovani sono discriminati
L’articolo 10 dello schema di decreto attuativo dei primi di luglio prevedeva l’istituzione di "un fondo di garanzia per facilitare l’accesso al credito, in particolare per le piccole e medie imprese, a seguito del conferimento del Tfr alle forme pensionistiche complementari". In conformità alla delega, la facilitazione si è tradotta nell’impegno ad assicurare a tutte le imprese interessate prestiti equivalenti all’allocazione dei Tfr al secondo pilastro senza oneri finanziari aggiuntivi. Per vincere le resistenze del sistema bancario alla concessione di un prestito "semi-automatico" a un tasso vincolato verso l’alto, il Governo ha però dovuto impegnarsi a coprire l’intero rischio di insolvenza sui finanziamenti e ad assumersi l’onere della differenza fra i tassi vincolati e i rendimenti del Tfr. Dovendo inspiegabilmente coprire anche i flussi di Tfr già oggi destinati alla previdenza complementare, il fondo di garanzia avrebbe comportato per lo Stato un esborso assai superiore a quello previsto nella legge finanziaria per il 2006 e a quello compatibile con i conti pubblici italiani. La pilotata "osservazione al Governo" delle Commissioni parlamentari ha semplificato il problema: "derogare, in via transitoria (...), alla normativa sul conferimento del Tfr per le imprese che non abbiano le condizioni per l’accesso al credito". Includendo tutte le imprese a bassa patrimonializzazione e con significativi (ma non necessariamente eccessivi) oneri finanziari, la deroga rischia di interessare una fetta rilevante delle piccole e delle più fragili imprese italiane. Almeno in una prima fase, ai lavoratori di queste imprese non si applicherebbero né il meccanismo del conferimento tacito del Tfr ai fondi pensione né la libertà di scegliere la forma pensionistica complementare a cui destinare esplicitamente il Tfr.
Il Tfr è una componente del salario (differito) dei lavoratori e non una fonte di autofinanziamento delle imprese; dunque la previsione del fondo di garanzia per una parte delle imprese rischia di porre problemi di antitrust a livello europeo. Qui, però, è utile sottolineare un altro elemento. Posto che abbiano un rapporto di lavoro dipendente, i giovani meno protetti si concentrano nella tipologia più debole di imprese. Pertanto, se il Governo facesse propria questa osservazione, la nuova legge taglierebbe - almeno temporaneamente - fuori non solo (le fasce deboli de)i lavoratori autonomi, ma anche gran parte dei lavoratori dipendenti che più avrebbero la necessità di integrare la pensione pubblica. Incentiverebbe invece quella parte dei lavoratori dipendenti più protetti che già oggi hanno elevati tassi di adesione ai fondi contrattuali di riferimento.
Gli altri due problemi
Quasi altrettanto gravi sono le altre due novità segnalate in apertura. In primo luogo, i suggerimenti delle Commissioni parlamentari introducono ulteriori distorsioni alla concorrenza nel mercato previdenziale.
La temporanea esclusione di una fetta significativa delle piccole imprese elimina il terreno più proficuo di competizione fra fondi pensione contrattuali (Fpc) e adesioni collettive ai fondi aperti. È proprio in queste imprese che, oggi, i tassi di adesione ai Fpc sono molto bassi. Per compensare tale fatto e soddisfare comunque il principio di delega volto all’apertura del mercato previdenziale, le Commissioni non hanno esitato a negare la portata generale dei contratti collettivi di lavoro. Esse hanno infatti proposto di considerare tali anche quelli limitati "ai soli soggetti o lavoratori firmatari degli stessi". In linea di principio, ciò apre una possibile competizione fra Fpc e adesione collettiva alle altre forme pensionistiche complementari anche nelle imprese con consolidata adesione alla previdenza complementare. Si tratta però di una possibilità remota perché basata su un diretto e grave conflitto con le rappresentanze sindacali.
Anche sulla governancedei fondi pensione aperti e di quelli contrattuali, i suggerimenti delle Commissioni introducono nuove distorsioni. Nel caso dei fondi aperti la ricerca di terzietà del responsabile del fondo (o delle polizze previdenziali assicurative) è, di per sé, auspicabile e condivisibile. Rende, però, ridondante la presenza di un organismo di sorveglianza con competenze analoghe e privo di qualsiasi rappresentatività rispetto agli iscritti.
Il tentativo di superare il problema prevedendo la nomina di due rappresentanti (l’uno per l’azienda e l’altro per i lavoratori) per ciascuna adesione collettiva ai fondi aperti almeno pari a cinquecento unità rischia poi di rendere ingestibile, e dunque inutile, l’organismo di sorveglianza. Oltre a non tutelare le adesioni al di sotto dei cinquecento aderenti, inflazionerebbe infatti il numero dei membri di questo organismo qualora i fondi aperti avessero successo. Nel caso invece dei fondi contrattuali, la presenza del responsabile del fondo confligge con le competenze dell’assemblea o del consiglio di amministrazione, a seconda che il responsabile venga considerato un controllore dell’attività del consiglio oppure una sorta di amministratore delegato. È dunque improprio prevedere, come fa lo schema di attuazione di luglio, che il responsabile del fondo possa essere un consigliere di amministrazione. Il suggerimento delle Commissioni di conferire al direttore del fondo la possibilità di fungere da responsabile diventa, però, addirittura paradossale: la novità implica infatti che il controllato possa controllare il controllore o possa essere delegato a controllare se stesso.
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Roma, 14 settembre 2005
CONTRIBUTI AL FONDO NON DEDOTTI IN SEDE DI DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Per vostra opportuna documentazione e per la necessaria assistenza ai colleghi interessati si ricorda che anche quest’anno entro il 30 settembre i giornalisti iscritti al Fondo di Previdenza Complementare devono per legge comunicare al Fondo stesso l’importo della contribuzione che non è stata dedotta in sede di dichiarazione dei redditi.

Link al modulo per la dichiarazione che va compilato e spedito al fax 066871444.

Link alla copia della circolare emanata da questo Fondo il 29 marzo scorso, relativa alla deduzione dei contributi al Fondo nella dichiarazione dei redditi, dove sono specificate le modalità per l’individuazione dell’importo contributivo non dedotto e da comunicare al Fondo.

Ovviamente la segnalazione obbligatoria non riguarda tutti gli iscritti, ma esclusivamente quegli iscritti che abbiano versato contributi superiori alla quota deducibile.

Marina Cosi
Presidente del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani
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Roma, 9 settembre 2005
Il 2005 si prospetta come un anno con risultati decisamente positivi per tutti i comparti di investimento del Fondo di Previdenza Complementare dei giornalisti italiani. Il consiglio di amministrazione del Fondo, riunitosi per verificare l’andamento di gestione, ha preso atto con soddisfazione che nei primi otto mesi il comparto "mix", con una consistente quota di investimento azionario, ha già registrato rispetto al dicembre 2004 un incremento del +7,2%, mentre il comparto "prudente" si è attestato a un +5,9% e il comparto "conservativo" a un +2,1% (solo obbligazionario). Andamenti che fanno sperare in un risultato complessivo di fine anno anche migliore di quello ottenuto nel 2004 e che collocano il Fondo dei giornalisti ai primi posti nella classifica dei rendimenti dei fondi negoziali e aperti.

Il consiglio di amministrazione del Fondo ha anche verificato l’andamento delle operazioni di voto in corso per il rinnovo della componente giornalistica. Come è noto, si vota per corrispondenza e possono votare tutti gli iscritti al Fondo, ai quali è già stata inviata tramite raccomandata la scheda elettorale. Si vota esprimendo quattro preferenze per il consiglio di amministrazione ed una per il collegio dei sindaci, individuandole tra i candidati al consiglio ed al collegio sindacale delle due liste presentate. Le schede devono prevenire al seggio elettorale entro le ore 9 di lunedì 17 ottobre. Per ogni ulteriore informazione sulle votazioni gli iscritti possono rivolgersi agli uffici del Fondo (tel 066893545 ed e-mail segrefnsi2@tin.it).
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Roma, 4 luglio 2005
IL TFR POTRA' ANDARE AI FONDI DAL 1° GENNAIO 2006
Il silenzio è fondo. Infatti il futuro Tfr, ossia soltanto la parte che maturerà dal primo gennaio 2006 in poi, emigrerà dalle casse dell’azienda confluendo nell’alveo "naturale" del fondo della categoria del lavoratore. Naturalmente se la categoria ha negoziato e poi contrattualizzato un fondo di previdenza complementare; ed è il nostro caso. Insomma chi tace, sino al prossimo 30 giugno, acconsente.

L’alternativa è chiedere esplicitamente, sempre entro giugno, o di mantenere in azienda il Tfr maturando oppure di indirizzarlo altrove (ad esempio scegliendo sul mercato un fondo aperto o un piano d’investimento personale). Così recita il Testo unico di previdenza complementare varato il primo luglio dal Consiglio dei Ministri "in prima lettura". Appunto: in prima lettura. Per questo ai colleghi che chiedono indicazioni consigliamo di attendere. Almeno sino all’autunno.

Il decreto infatti non è, dichiaratamente, definitivo. Deve prima superare il vaglio delle parti sociali, che sono fortemente critiche, poi passare nelle Commissioni parlamentari competenti e quindi, a fine settembre se tutto va bene (data indicata dal ministro Maroni), tornare con una presumibile dote di emendamenti al Consiglio dei Ministri per la seconda lettura.

Le obiezioni sono molte, tante quante gli enormi interessi in campo: 10 miliardi di euro l’anno (dei 14 miliardi complessivi del Tfr maturando), si valuta, destinati alla "pensione di scorta".

Al di là dell’ovvio interesse collettivo a varare una zattera di salvataggio soprattutto per la vecchiaia di quei lavoratori, oggi giovani, che "godranno" di pensioni più basse, costruite per lo più o col solo metodo contributivo e magari con occupazioni precarie, ci sono molti interessi divergenti.

Il più evidente, nonché quello che ha fatto scattare l’allarme nel mondo del lavoro, è stata la scelta del Testo unico di mettere sullo stesso piano, concedendo ad esempio eguali agevolazioni fiscali, sia i fondi contrattuali sia le polizze assicurative. I primi nascono dalla trattativa collettiva di categoria, alcuni addirittura prima del 1993 (è il nostro caso), prevedono versamenti sia del lavoratore che del datore – questi ultimi spesso ampliati dall’integrativo aziendale -, non hanno fini di lucro e sono soggetti alle giustamente severe norme Covip. I secondi sono prodotti di banche e assicurazioni, legittimissimi, ma più costosi e per lo meno sinora meno redditizi, che si vorrebbe sottratti al controllo Covip e affidati all’Isvap.

Ora, mentre sull’espansione del controllo Covip sembra esserci una disponibilità del Governo, ben più ardua si presenta la battaglia contro la parificazione dei diritti fra fondi di categoria e polizze aut similia. Una battaglia che i sindacati, e dunque anche la Fnsi, combattono a tutela degli interessi dei lavoratori, i quali pur restando sempre liberi di scegliere a chi affidare il proprio trattamento (e ci mancherebbe!), devono sapere quali costi e quali rischi comporta l’una o l’altra scelta.

Sul sito del nostro Fondo, con rinvii anche sul sito Fnsi, troverete il testo completo del Decreto primo luglio ed aggiornamenti continui sul confronto sindacale.

Marina Cosi
Presidente del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani
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Roma, 24 giugno 2005
INVIATA LA COMUNICAZIONE PERIODICA 2004
E’ stata inviata a tutti gli iscritti la comunicazione periodica 2004 insieme all'aggiornamento della posizione personale.

Nel testo della comunicazione periodica individuale sono indicati: i contributi versati nel corso dell’anno dalla/e azienda/e; la specificazione sia della parte a carico aziendale, sia di quella a carico del lavoratore, sia della quota di TFR, l’andamento delle quote nel comparto scelto. Tale comunicazione è preceduta da una nota illustrativa generale sulla situazione del Fondo, la sua gestione, i risultati di bilancio, gli aspetti fiscali e gli strumenti d'informazione.

Nell'interesse di una sempre migliore efficienza del Fondo, chiediamo ai colleghi di informare tempestivamente gli uffici (segnalando attraverso la mail segrefnsi2@tin.it o fax 06 6871444) eventuali ritardi o mancati recapiti delle lettere di comunicazione, oltre che le variazioni o imprecisioni nella stesura degli indirizzi, necessari per la partecipazione alle elezioni per il rinnovo del Consiglio di amministrazione e del Collegio dei Sindaci.
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Roma, 17 maggio 2005
da "Il Sole-24 Ore" del 14 maggio 2005
http://www.fondogiornalisti.it/images/GiornalistiRidotto.jpg
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Roma, 9 maggio 2005
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani comunica:

“Il Consiglio di amministrazione del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani ha approvato all’unanimità nella sua ultima riunione il bilancio di esercizio 2004, prendendo atto con soddisfazione del risultato tutto positivo della gestione.

Il comparto “conservativo” - costituito di soli titoli obbligazionari - ha conseguito un incremento del 2,3%. il comparto “prudente” - costituito da un 80% di titoli obbligazionari e dal 20% di titoli azionari - ha registrato un rialzo del 6,9% , mentre  il comparto “mix” – in cui la quota di titoli azionari è pari al 40% - si è  incrementato del 6,1%.

Questo in generale. Poi, nelle prossime settimane, il gestore amministrativo provvederà ad inviare a tutti gli iscritti la posizione personale con l’indicazione del capitale maturato e degli interessi conseguiti.

Il patrimonio complessivo del Fondo è passato da 74.477.952,00 euro del 2003 a 95.837.310,00 del 2004, crescendo del 28,67%.

Il flusso contributivo a  carico degli iscritti è salito del 13,29%, mentre quello a carico delle aziende del 2,45%. Anche la quota di Tfr destinata alla previdenza complementare ha subìto un incremento pari  all’1,40%.

L’esercizio 2004 si chiude, quindi, con risultati tutti di segno positivo che confermano la validità delle scelte operative effettuate e che garantiscono e sollecitano i giornalisti iscritti ad incrementare la quota di contribuzione a loro carico. Una quota che purtroppo rimane, nella media, ancora sensibilmente modesta. Come è noto, infatti, ogni aderente può decidere quanto versare della propria retribuzione mensile (lorda e sulle voci principali), scegliendo una percentuale variante tra un ininfluente 0,1% ed un massimo del 12%.

Le spese  generali di amministrazione, pari all’1,31% del flusso contributivo complessivo dell’esercizio, confermano la linea politico-gestionale del Fondo di contenere al minimo i costi”.
Relazione al bilancio di esercizio 2004 (Formato Pdf)
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Da "Giornalisti" marzo-aprile 2005
Un 2004 a gonfie vele
E il 2005 inizia bene

Per i dati definitivi occorrerà naturalmente attendere l'approvazione del bilancio, tuttavia la tabella in pagina è confortante. I risultati 2004 del nostro Fondo previdenziale, confrontati con quelli dei più importanti fondi di categoria (vedi Il Sole240re), risultano essere i migliori. Quanto alle modalità d'investimento dei nostri tre comparti, ricordo che il "conservativo" prevede solo obbligazioni, mentre la quota azionaria è presente nel "prudente" al 20% e nel "mix" al 40%.

Il 2005 è partito bene e ha visto anche un cambio di staffetta fra i nostri gestori finanziari: dal primo febbraio Azimut è infatti subentrato a Ing. Abbiamo scelto, dopo lunga scrematura il candidato gestore che, oltre a garantire buone performance e costi contenuti, era anche del tutto indipendente. Sia Azimut che SanpaoloIMI vengono comunque continuamente monitorati dall'advisor del Fondo, la società Agora.

Lo spazio ridotto costringe alla sintesi, quindi mi concedo solo altre tre informazioni flash. Innanzitutto, ricordo che da dicembre casistica e modalità di concessione delle anticipazioni sono illustrate nel Regolamento, scaricabile dal sito.

Poi, che prosegue l'attesa del decreto delegato sul Tfr: sindacati e Confindustria concordi hanno chiesto al ministro Maroni modifiche importanti alla bozza. Mentre dall'interno del Governo partivano singolari proposte "rialziste" ("Tutto il Tfr alla previdenza integrativa..."), peraltro subito respinte dal Ministro del Welfare. Le modifiche, che sindacati e datori di lavoro faranno confluire in un documento comune, riguardano fra l'altro le compensazioni alle imprese, la portabilità, le agevolazioni fiscali, la titolarità della gestione del silenzio/assenso. Un'obiezione importante al testo ministeriale, condivisa anche dal sindacato dei giornalisti, è infine la mancata discriminazione fra fondi. I negoziali (di categoria, come appunto il nostro) debbono continuare ad essere privilegiati perché a differenza degli altri hanno un costo contrattuale. Comunque avremo modo di riparlarne, visto che, se va tutto bene, il decreto dovrebbe essere varato entro luglio,così da andare a regime per il 2006.

Marina Cosi
Presidente del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani


Fondo Pensione

Rendimento 2004

Benchmark %

Fondo Giornalisti

7,91

7,87

Conservativo

3,02

3,36

Prudente

8,34

8,44

Mix

7,20

6,66

 

 

 

Cooperlavoro (al 31/12)

5,96

6,08

Fondogommaplastica
(al 30/11)

3,85

0,14

Laborfonds (al 30/11)

5,22

5,44

Alifond
(al 31/12 - dati preliminari)

4,67

5,43

Quadri e Dirigenti Fiat
(al 30/11) di cui

Obbligazionario

4,48

4,90

Bilanciato Obb.

2,81

4,77

Bilanciato Azionario

0,84

4,43

Arco (al 30/11)

4,71

5,83

Fondodentisti
(al 30/11) di cui

Scudo

2,71

3,24

Progressione

2,11

3,27

Espansione

0,01

3,32

Solidarietà Veneto
(al 31/12) di cui

Prudente

4,20

4,57

Reddito

5,03

5,13

Dinamico

2,98

4,33

Previambiente (al 31/12)

4,81

5,55

Previmoda (al 30/11)

3,81

n.d.

Telemaco (al 30/11) di cui

 

 

Conservativo

4,45

n.d.

Prudente

3,10

n.d.

Bilanciato

1,51

n.d.

Crescita

0,10

n.d.

Fopen (al 31/12) di cui

Monetario

2,29

2,18

Bilanciato Obb.

4,29

6,03

Bilanciato

5,76

7,07

Prevalentemente Az.

6,69

8,09

Fondenergia (al 31/12) di cui

Conservativo

2,00

2,24

Bilanciato

6,40

6,87

Dinamico

10,51

8,93

Cometa

3,90 ***

4,77

Fonchim (al 31/12) di cui

Moneta

2,09

2,24

Stabilità

4,74

5,50

Crescita

7,65

7,47

Pegaso

5,24

6,42

Tfr

2,37*

-

 

2,49 **

-

Nota:
rendimento netto, benchmark lordo; (*) netto al 30/11;
(**) netto al 31/12 stima; (***) stime
Fonte: Il Sole 24 Ore

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Roma, 29 marzo 2005
COME DEDURRE I CONTRIBUTI AL FONDO NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI 2004
Come comportarsi in sede di dichiarazione dei redditi per dedurre i contributi versati nel 2004 al Fondo di Previdenza Complementare?
Le aziende editoriali, in quanto sostitute d’imposta, procedono direttamente alla deduzione dall’imponibile ai fini Irpef dei contributi a carico dei singoli giornalisti versati al Fondo di Previdenza Complementare. Quanto al vantaggio fiscale, le aziende editoriali provvedono automaticamente alle deduzioni, così come previsto dalle norme di legge, indicando nel CUD la quota di contribuzione non dedotta (perché eccedente i limiti indicati). Pertanto, i giornalisti iscritti al Fondo, sia "vecchi" che "nuovi", non devono in alcun modo attivarsi all’atto della compilazione della denuncia dei redditi. Devono però comunicare al Fondo, entro il 30 settembre, l’importo della contribuzione che non è stata dedotta dal reddito. Nella maggior parte dei casi il contributo non dedotto è quello specificato dall’azienda nel modello CUD al rigo 27.
Nel caso, però, in cui il giornalista abbia altri redditi l’importo della contribuzione non dedotto può non coincidere con quello indicato dall’azienda nel CUD. Infatti in questo caso il giornalista può dedurre una cifra più alta, poiché alla possibilità di deduzione per il lavoro subordinato si aggiunge la possibilità di dedurre dal reddito complessivo un'ulteriore cifra che non ecceda il 12% degli "altri redditi". È evidente che in questo caso, più vantaggioso per il giornalista, il calcolo deve essere effettuato direttamente dall’interessato in sede di compilazione del modello Unico o modello 730. Qualora nel modello Unico o modello 730 dovesse essere evidenziata una quota di contribuzione al Fondo non dedotta dal reddito ai fini Irpef, questa dovrà essere comunicata al Fondo entro settembre.
In conclusione e per semplificare, si possono realizzare tre casi:
a) iscritto che abbia versato contributi pari o inferiori alla quota deducibile dall’imponibile;
b) iscritto che abbia versato contributi superiori alla quota deducibile dall’imponibile ed abbia esclusivamente redditi da lavoro giornalistico subordinato;
c) iscritto che abbia versato contributi superiori alla quota deducibile dall’imponibile ed abbia redditi diversi ed aggiuntivi rispetto a quello da lavoro subordinato.
Nel caso a) l’iscritto non troverà alcuna indicazione nel modello CUD e, pertanto, non dovrà comunicare nulla al Fondo. Nel caso b) l’iscritto dovrà comunicare al Fondo entro il 30 settembre la quota di contribuzione eccedente che troverà indicata dall’azienda nel modello CUD al rigo 27. Nel caso c) l’iscritto dovrà calcolare se la sua contribuzione al Fondo è complessivamente inferiore alla quota deducibile come sopra definita. In questo caso non dovrà comunicare nulla al Fondo. Qualora invece risultasse una quota non deducibile questa deve essere, oltre che indicata nel modello Unico o 730, comunicata al Fondo entro il 30 settembre.
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Roma, 18 marzo 2005
Per le AZIENDE le nuove coordinate bancarie
A partire dal 19 marzo p.v. saranno modificate le coordinate bancarie del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani.
Le NUOVE coordinate bancarie su cui effettuare il versamento dei contributi sono evidenziate nel riquadro seguente:


Intestazione

Abi

Cab

Cin

Numero C/C

FONDO DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE
DEI GIORNALISTI ITALIANI

03069

12711

I

059293070198

Il conto corrente è ubicato presso BANCA INTESA – Filiale Clientela Istituzionale, Via Langhirano 1/a, 43100 PARMA.
Ecco il nuovo  Modulo del bonifico per il versamento dei contributi (formato Pdf) da utilizzare per l'effettuazione dei pagamenti. Vi segnaliamo inoltre che non è più necessario trasmettere copia del bonifico a Previnet S.p.A., salvo previa esplicita richiesta della stessa.
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Da "Giornalisti" gennaio-febbraio 2005
TRE NUOVE DELIBERE DEL CdA
Ecco quando si potrà chiedere un anticipazione
Preannunciato con grandi proclami e atteso dai lavoratori con un misto di curiosità ed ansietà l'arrivo del Tfr (trattamento di fine rapporto) nei Fondi pensione si allontana all'orizzonte. Latitano i decreti attuativi, la Finanziaria ha altre gatte da pelare e forse quel che manca maggiormente è la consapevolezza della priorità di questo strumento per garantire soprattutto alla "generazione precaria" una stampella pensionistica. Lo ha sottolineato con grande amarezza il presidente della Covip, Luigi Scimia, per il quale restano indispensabili sia la concessione delle agevolazioni fiscali alle imprese sia l'abbattimento completo della tassazione sui rendimenti annuali. Giacché ha ribadito che per arrivare a guadagnarsi la seconda pensione un lavoratore dovrebbe accantonare nel proprio Fondo non meno dell'otto (o meglio 12) per cento dello stipendio.
Nell'attesa il nostro Fpcgi ha portato a compimento tre ulteriori iniziative, che mi limito ad accennare, poiché le delibere relative sono state assunte da un Consiglio d'Amministrazione tenutosi nella stessa giornata in cui questa testata veniva chiusa in tipografia.
Una riguarda la scelta del gestore finanziario sostitutivo e/o aggiuntivo, nel senso che l'alternativa dipende dai tempi e dalle modalità operative della legge sul Tfr; se l'afflusso di denaro sarà consistente ci sarà spazio per un terzo gestore. Il Consiglio ha proceduto ad un'ultima scrematura sulla base delle offerte presentate, raffrontando costi, performances e adesione ai parametri di trasparenza ed indipendenza. In ciò seguito passo passo dall'advisor Agora, il cui contratto è anch'esso in fase di rinnovo. Gli attuali gestori finanziari sono San Paolo Imi e Ing; mentre Intesa è la nostra banca depositaria.
Una seconda iniziativa riguarda il rinnovo delle convenzioni amministrative, verificando l'eventualità di un coinvolgimento dell'Inpgi, secondo un'ipotesi avanzata dalla parte giornalistica del Fondo e ribadita in sede congressuale Fnsi. Comunque per ora il CdA ha discusso solo il rinnovo (o in prospettiva la sostituzione) della delega amministrativa, attualmente affidata alla Previnet, una società delle Generali leader di settore e specializzata in gestione di fondi negoziali. A questo si aggiunge un'altra convenzione in scadenza, di piccola entità ma di grande rilevanza logistica: l'accordo di service che consente al Fondo di operare utilizzando risorse umane e tecnologiche della Fnsi.
La terza iniziativa è il varo di un Regolamento per la concessione delle anticipazioni, reso necessario dal crescente numero di colleghi che chiedono di attingere alla propria posizione. Sentita la Covip - la Commissione che vigila sui Fondi pensione - il CdA ha deciso di varare un breve testo che contemperi il diritto dei colleghi a prelevare nei casi previsti con il dovere preminente del Fondo di garantire ai propri iscritti la formazione di una rendita pensionistica adeguata. Spesso capita infatti di sentirci dire "Ma sono soldi miei!", affermazione sacrosanta, ma purtroppo soggetta alla legge che distingue fra l'eccezione e la regola. Ossia fra l'immediata fruizione dell'accantonamento, consentita solo per alcuni fini ben codificati e comprovati, e la fruizione "normale" del capitale al termine della vita lavorativa.
Premesso che occorre avere almeno otto anni di anzianità d'iscrizione al Fondo, si potrà avanzare domanda d'anticipazione, allegando l'apposita documentazione (ricevute di pagamento, rogiti, ecc.) entro i tempi prefissati, per affrontare tre tipi di bisogni:
1) Spese sanitarie per interventi straordinari o terapie riconosciute dalle competenti strutture pubbliche e non rimborsate, o non rimborsate per intero, da Casagit o altre assicurazioni. Previste anche le relative spese di viaggi e soggiorni.
2) Acquisto della prima casa di abitazione per sè e per i figli. Il Fondo, interpretando con ampiezza ma legittimamente la legge, prevede che l'anticipazione possa essere concessa anche per spegnere un mutuo (sempre per prima casa) o per ricontrattarne la durata.
3) Interventi di ristrutturazione della casa d'abitazione, secondo criteri analoghi ai precedenti, e dietro presentazione delle fatture.
Infine il CdA ha "indicato una possibilità di modifica alle parti istitutive": contemplare nello Statuto anche l'anticipazione per congedi parentali. È una formula bizantina ma obbligata dalla divisione dei ruoli nel Fondo, dove il Consiglio d'amministrazione gestisce, mentre Fnsi e Fieg prendono le decisioni strategiche; e modificare lo statuto è appunto una scelta politica riservata alle due federazioni.
Marina Cosi
Presidente del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani

Roma, 15 settembre 2004
TRASFERIMENTO DEL TFR AI FONDI PENSIONE
Molti colleghi in questi giorni ci chiedono come debbano comportarsi per esprimere il loro assenso o dissenso al trasferimento del Tfr al Fondo di Previdenza Complementare.
Al riguardo dobbiamo precisare che la possibilità di trasferire la quota annua di trattamento di fine rapporto ai fondi di previdenza complementare è prevista dalla legge di riforma pensionistica approvata dal Parlamento, ma non ancora pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale.In ogni caso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale non comporta la immediata esecutività della normativa. Sulla materia è necessario attendere l’emanazione dei decreti attuativi che il Ministero ha in corso di predisposizione.
Di conseguenza, quindi, per il momento non è possibile fare nulla.
OCCORRE ASPETTARE.
Quando saranno approvati i decreti e le disposizioni saranno operative, ne daremo tempestiva comunicazione.
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Roma, 6 settembre 2004
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani comunica:

In prossimità della scadenza del 30 settembre, il FPCGI (Fondo di previdenza complementare dei giornalisti italiani) richiama l'attenzione dei colleghi sulle modalità di comunicazione al Fondo medesimo dell'eventuale mancata deduzione fiscale del contributo. A tale scopo è stata nuovamente inviata ai Comitati di redazione, in data odierna, la dettagliata spiegazione della norma che, illustrata da tre esempi, venne pubblicizzata il 5 aprile
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Roma, 6 settembre 2004
NUOVE NORME SULLA COMPLEMENTARE: TFR, AGEVOLAZIONI FISCALI, LAVORATORI AUTONOMI
Il Parlamento ha approvato il testo della legge delega al governo "in materia previdenziale, misure di sostegno alla previdenza complementare e all’occupazione stabile e riordino degli enti di previdenza e assistenza obbligatoria".
Riteniamo, perciò, utile avviare una riflessione sugli aspetti del provvedimento attinenti la previdenza complementare, che il legislatore intende favorire al fine di assicurare prospettive di stabilità ad un istituto sociale che nel tempo rivestirà un ruolo rilevante nelle aspettative pensionistiche dei lavoratori italiani.
Ma quali sono i contenuti della nuova legge delega? L’articolo 1 del testo (previdenza obbligatoria complementare) impegna il Governo ad emanare entro 12 mesi dalla data della sua entrata in vigore uno o più decreti legislativi per "sostenere e favorire lo sviluppo di forme pensionistiche complementari" e "adottare misure finalizzate ad incrementare l’entità dei flussi di finanziamento alle forme pensionistiche complementari".
Queste generiche indicazioni di volontà si concretizzano in un provvedimento preciso, ovvero nell’obbligo di conferire ai fondi di previdenza complementare le quote di trattamento di fine rapporto maturate annualmente. I decreti attuativi dovranno però prevedere la clausola del silenzio assenso e, quindi, ciascun iscritto ad un fondo previdenziale complementare potrà decidere, presumibilmente in un lasso di tempo di sei mesi, di opporsi a questo trasferimento. Il trasferimento del TFR dalle aziende ai fondi non riguarderà, però, tutti i lavoratori in quanto dovranno essere individuate le opportune eccezioni connesse "all’anzianità contributiva, all’età anagrafica o a particolari esigenze del lavoratore".
Sempre per indirizzare la raccolta del risparmio individuale a favore della previdenza complementare i futuri decreti delegati dovranno ridefinire la disciplina fiscale in modo da garantire margini più ampi di deducibilità (ad esempio per i "vecchi iscritti" l’attuale limite di deducibilità è pari a € 5.164,57 mentre per i "nuovi iscritti" è pari al doppio del TFR conferito) "tramite la fissazione di limiti in valore assoluto ovvero il valore in percentuale del reddito imponibile".
Si tratta in complesso di norme sicuramente positive che accolgono le istanze sostenute anche dal nostro fondo nei confronti con il Governo con le controparti e con il Parlamento. L’agevolazione fiscale costituisce un incentivo molto importante per indurre i lavoratori a investire quote più ampie di risparmio nella previdenza complementare. Cosi come la volontarietà del passaggio del TFR dalle aziende ai fondi può rappresentare un ulteriore incentivo all’ adesione. Questo concetto, sia pure con la formula del silenzio-assenso, è stato recepito dal legislatore. Da questo punto di vista non possiamo che esprimere un giudizio positivo, anche rispetto alle previsioni di sviluppo del fondo dei giornalisti.
Restano, però, alcune incognite, non marginali, che emergono dal testo della legge delega che potrebbero portare, se male interpretate, ad un indebolimento, anziché ad un rafforzamento della previdenza complementare.
Sembra, infatti, aleggiare in tutto il testo della legge una propensione a favorire i fondi aperti, penalizzando quelli negoziali, quale è il nostro Fondo. Infatti, si introduce il principio della libertà di adesione ai fondi, a prescindere dall’iscrizione ad un fondo negoziale. Il che significa che ogni lavoratore iscritto ad un fondo negoziale può in ogni momento decidere di trasferire la sua posizione ad un fondo aperto e, se gode di un contributo a carico del datore di lavoro previsto dalla contrattazione collettiva, anche questo contributo verrà trasferito al fondo aperto.
E’ una linea politica che non condividiamo, e che suscita anche le perplessità di Assoprevidenza, perché tende da un lato a marginalizzare i fondi negoziali, ossia quelli nati e gestiti dalle organizzazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro, dall’altro a favorire i più onerosi fondi aperti gestiti da banche e società di assicurazioni.
Resta anche un dubbio sul destino del TFR. Poiché l’adesione ai fondi di previdenza complementare è, per legge, volontaria, come si applicano le disposizioni normative sul TFR nei confronti dei lavoratori non iscritti ad un fondo complementare? In caso di silenzio-assenso il TFR verrà devoluto al fondo negoziale di categoria o a un fondo aperto? Se la risposta fosse affermativa si sarebbe trasformata la volontarietà in obbligatorietà. Se, invece, la norma non riguarda i lavoratori iscritti al fondo paventiamo il pericolo che il trasferimento del TFR ai fondi potrebbe rilevarsi alla fine un disincentivo, piuttosto che un incentivo alla previdenza complementare.
Detto questo, dobbiamo fare ancora un’ultima annotazione sulla legge. In essa, infatti, è contenuta un’affermazione che ci piace sottolineare ed è quella dell’impegno a individuare "specifici incentivi per promuovere lo sviluppo delle forme pensionistiche complementari anche per i lavoratori autonomi". Come tutti i colleghi sanno la componente giornalistica del Consiglio di Amministrazione del fondo ha posto questo problema dal primo momento riscontrando l’interesse e la disponibilità della Covip ( la Commissione di vigilanza sui fondi di pensione) insieme, però, all’ ostilità degli editori. Ragione per cui ancora oggi i giornalisti free lance non hanno la possibilità, in quanto tali, di iscriversi al fondo e di costruire una loro previdenza complementare. E’ augurabile che proprio lo stimolo della legge induca la controparte editoriale a rivedere la sua posizione. L’occasione potrà essere il rinnovo del contratto nazionale di lavoro in scadenza il prossimo 28 febbraio.
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Roma, 24 maggio 2004
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani comunica:
"Il Consiglio di amministrazione del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani ha approvato all’unanimità nella sua ultima riunione il bilancio di esercizio 2003 prendendo atto del complessivo risultato positivo della gestione.

Nel corso del 2003 il Fondo è passato dal monocomparto al pluricomparto. Il che ha consentito a ciascun iscritto di individuare il profilo di rischio più adeguato alle personali esigenze. Peraltro, ogni iscritto può modificare annualmente il comparto di appartenenza.

Il comparto conservativo, costituito di soli titoli obbligazionari, ha conseguito un incremento dell’1,28%, il comparto prudente costituito da un 80% di titoli obbligazionari e 20% di titoli azionari, ha registrato un incremento del 2,98% mentre il comparto mix, nel quale la quota di titoli azionari è del 40% è stato incrementato del 5,46%. In questi giorni il gestore amministrativo sta provvedendo ad inviare a tutti gli iscritti la posizione personale con l’indicazione del capitale maturato e degli interessi conseguiti.

Il patrimoniale complessivo del Fondo è passato da 56.655.000 euro del 2002 a 74.478.000 del 2003 con un incremento del 31,45%.

Il flusso contributivo a carico degli iscritti è stato incrementato del 3,59%, mentre quello a carico delle aziende del 6,65%. Anche la quota di Tfr destinata alla previdenza complementare ha subito un consistente incremento pari al 12,74%.

L’esercizio 2003 si chiude, quindi, con risultati tutti di segno positivo che confermano la validità delle scelte operative effettuate e che rappresentano la migliore garanzia per tutti gli iscritti ad incrementare la quota di contribuzione a loro carico, che purtroppo rimane, nella media, ancora sensibilmente modesta.

Come è noto, infatti, ogni giornalista iscritto può scegliere di contribuire con una percentuale della sua retribuzione mensile che varia dallo 0,1% al 12%.

Inoltre, nel corso dell’esercizio 2003 il Consiglio di amministrazione, anche su sollecitazione della Covip, ha deliberato di farsi affiancare nelle scelte finanziarie e nel controllo dell’attività di gestione da un advisor che è stato individuato nella Agora Investment SpA, che ha già consentito con il suo intervento di migliorare i risultati gestionali e che, soprattutto nei prossimi esercizi, potrà garantire l’ottimizzazione degli investimenti.

Le spese generali di amministrazione, pari all’1% del flusso contributivo complessivo dell’esercizio, confermano la linea politico-gestionale del Fondo di mantenere al minimo i costi che, peraltro, sono andati sempre più diminuendo e che andranno, trattandosi di un elemento anelastico, sempre più riducendosi.

Va infine ricordato che, come avevamo tempestivamente comunicato alla Covip, nessuno dei nostri gestori finanziari ha, nella gestione di portafoglio dei nostri comparti, azioni o obbligazioni di Parmalat e Cirio o bond argentini e né mai avevano effettuato operazioni su tali titoli negli esercizi precedenti."
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Roma, 05 aprile 2004
COME DEDURRE I CONTRIBUTI AL FONDO NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI 2003
Come comportarsi in sede di dichiarazione dei redditi per dedurre i contributi versati nel 2003 al Fondo di Previdenza Complementare?
Le aziende editoriali, in quanto sostitute d’imposta, procedono direttamente alla deduzione dall’imponibile ai fini Irpef dei contributi a carico dei singoli giornalisti versati al Fondo di Previdenza Complementare. Quanto al vantaggio fiscale, le aziende editoriali provvedono automaticamente alle deduzioni, così come previsto dalle norme di legge, indicando nel CUD la quota di contribuzione non dedotta (perché eccedente i limiti indicati). Pertanto, i giornalisti iscritti al Fondo, sia "vecchi" che "nuovi", non devono in alcun modo attivarsi all’atto della compilazione della denuncia dei redditi. Devono però comunicare al Fondo, entro il 30 settembre, l’importo della contribuzione che non è stata dedotta dal reddito. Nella maggior parte dei casi il contributo non dedotto è quello specificato dall’azienda nel modello CUD al rigo 27.
Nel caso, però, in cui il giornalista abbia altri redditi l’importo della contribuzione non dedotto può non coincidere con quello indicato dall’azienda nel CUD. Infatti in questo caso il giornalista può dedurre una cifra più alta, poiché alla possibilità di deduzione per il lavoro subordinato si aggiunge la possibilità di dedurre dal reddito complessivo un'ulteriore cifra che non ecceda il 12% degli "altri redditi". È evidente che in questo caso, più vantaggioso per il giornalista, il calcolo deve essere effettuato direttamente dall’interessato in sede di compilazione del modello Unico o modello 730. Qualora nel modello Unico o modello 730 dovesse essere evidenziata una quota di contribuzione al Fondo non dedotta dal reddito ai fini Irpef, questa dovrà essere comunicata al Fondo entro settembre.
In conclusione e per semplificare, si possono realizzare tre casi:
a) iscritto che abbia versato contributi pari o inferiori alla quota deducibile dall’imponibile;
b) iscritto che abbia versato contributi superiori alla quota deducibile dall’imponibile ed abbia esclusivamente redditi da lavoro giornalistico subordinato;
c) iscritto che abbia versato contributi superiori alla quota deducibile dall’imponibile ed abbia redditi diversi ed aggiuntivi rispetto a quello da lavoro subordinato.
Nel caso a) l’iscritto non troverà alcuna indicazione nel modello CUD e, pertanto, non dovrà comunicare nulla al Fondo. Nel caso b) l’iscritto dovrà comunicare al Fondo entro il 30 settembre la quota di contribuzione eccedente che troverà indicata dall’azienda nel modello CUD al rigo 27. Nel caso c) l’iscritto dovrà calcolare se la sua contribuzione al Fondo è complessivamente inferiore alla quota deducibile come sopra definita. In questo caso non dovrà comunicare nulla al Fondo. Qualora invece risultasse una quota non deducibile questa deve essere, oltre che indicata nel modello Unico o 730, comunicata al Fondo entro il 30 settembre.
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Roma, gennaio 2004
NE' PARMALAT NE' CIRIO NE' ARGENTINA NEL PATRIMONIO DEL FONDO
Nell’ambito dei compiti di controllo che la legge le attribuisce, la Covip (Autorità di vigilanza sui fondi di previdenza complementare) ha tempestivamente avanzato un’indagine per verificare se e in che misura nell’asse patrimoniale dei singoli Fondi fossero contenute azioni o obbligazioni delle società Parmalat Finanziaria Spa e Cirio Finanziaria Spa.
Il nostro Fpcgi (Fondo previdenza complementare dei giornalisti italiani) ha subito risposto, comunicando di non avere oggi e di non aver mai posseduto neanche negli esercizi precedenti né azioni né obbligazioni di Parmalat e di Cirio, né bond argentini.

Roma, 30 ottobre 2003
Passo dopo passo, il nostro Fondo previdenziale complementare, che ormai ha superato la metà della propria prima legislatura ordinaria, sta consolidandosi e moltiplicando i servizi. Siamo 11.817 soci ed il patrimonio del Fondo è di euro 70.269.933,95 al 30 settembre, così suddiviso: 2.484.877,50 nel primo comparto (conservativo); 52.131.329,69 nel secondo comparto (prudente); 15.653.726,76 nel terzo comparto (mix). Con ulteriori incrementi positivi, seppur cauti: dal momento della partenza effettiva del multicomparto (28 febbraio 2003) sino a fine settembre le variazioni sono state dell'1,18% nel comparto Conservativo, del 2,66% nel Prudente e meglio ancora è andata (+4,01%) a chi ha "rischiato" un po' scegliendo il comparto Mix.
Il flusso in uscita dei pensionati che chiedono la liquidazione della posizione è compensato dall'ingresso di giovani colleghi, anche se non di tutti i neoprofessionisti, purtroppo. Infatti, nonostante noi si scriva regolarmente ai colleghi che hanno appena superato l'esame, ricordando loro, dopo le dovute congratulazioni, che l'iscrizione al Fondo è volontaria - l'errata convinzione che l'automatismo di Inpgi e Casagit si estenda anche a Fpcgi è infatti dura da sradicare -, ancora molti sbagliano o ci rinunciano. Eppure le giovani generazioni di italiani hanno ormai la certezza che percepiranno pensioni fortemente ridotte e con tetti. Idem per le giovani generazioni di giornalisti, se la categoria non riuscirà ad evitare che la riforma nazionale venga imposta anche al nostro Inpgi. Più incerto il destino del Tfr, visto che contro l'obbligatorietà del trasferimento ai fondi si sono espressi chiaramente sia sindacati che imprenditori.
Comunque il dibattito sulle pensioni principali ed integrative che da mesi tiene banco su tutta la stampa ha diffuso la consapevolezza dell'utilità d'un secondo assegno in vecchiaia ed ha incrementato la conoscenza del nostro istituto complementare. Lo dimostra la qualità degli interrogativi che i soci rivolgono all'ufficio, via telefono o email; lo dimostra il forte incremento di accessi al sito e ai servizi con o senza password: "Verifica la tua posizione" e "Calcola la tua pensione". Quest'ultima elaborazione, ricordiamo, è solo indicativa perché basata su un'ipotesi di carriera standard e sulle norme di leggi vigenti. Più esperti, i colleghi, ma non per questo meno allergici agli adempimenti burocratici, pur se in proprio favore; l'ultimo esempio di irritazione collettiva si è avuto con l'invio della "Dichiarazione dei contributi non dedotti".
Veniamo ora ai comparti. Abbiamo una novità, che riguarda la possibilità, dall'anno prossimo, di scegliere un comparto diverso dall'attuale. Invece l'ipotesi di far nascere in futuro un quarto comparto "etico" è ancora in fase istruttoria; anche perché sono ancora pochi i colleghi che, pur sollecitati, si sono espressi nel merito.
Come ricorderete nel novembre 2002 erano stati istituiti tre comparti, fra i quali ciascuno scelse il proprio (o esplicitamente oppure restando col silenzio-assenso in quello prudente), a seconda dell'età, delle attese, della propensione al rischio. Per tutto il 2003 le finestre sono rimaste chiuse, per consentire la piena operatività d'esercizio. Ora che tutto è a punto, a partire dal 2004 le opzioni si riaprono. Il Consiglio d'amministrazione del Fondo, nell'ultima riunione, ha indicato come, quando e a quanto ogni iscritto potrà effettuare tale modifica.
Innanzitutto il passaggio da un comparto ad un altro potrà avvenire una solo volta all’anno, dovrà essere comunicato al Fondo per iscritto (utilizzando esclusivamente la Scheda E scaricabile dal nostro sito) e sarà realizzato con le seguenti finestre: il 31 marzo, il 30 giugno, il 30 ottobre. Di conseguenza gli iscritti interessati dovranno far pervenire il modulo compilato rispettivamente entro il 25 febbraio, il 25 maggio, il 25 settembre. Tale modifica di comparto comporterà un onere a carico dell’iscritto pari ad €10,00, che verranno automaticamente addebitati sulla posizione individuale. La domanda di modifica del comparto (Scheda E) dovrà essere inviata per posta (Corso Vittorio Emanuele II, 349 – 00186 Roma) oppure per fax (066871444).
Val la pena rammentare che i tre comparti su cui si articola il Fondo sono:
- il primo comparto (conservativo) con un asset allocation composto dal 100% di titoli obbligazionari;
- il secondo comparto (prudente) con un asset allocation composto dall’80% di titoli obbligazionari ed il 20% di titoli azionari;
- il terzo comparto (mix) con un asset allocation composto dal 60% di titoli obbligazionari e dal 40% di titoli azionari.
Per ora è tutto, ma se vi servono ulteriori chiarimenti potete sempre scriverci a segrefnsi2@tin.it.

Marina Cosi
(presidente FPCGI)
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Roma, 23 settembre 2003
CHI E COME DEVE COMUNICARE AL FONDO ENTRO IL 30 SETTEMBRE IL CONTRIBUTO NON DEDOTTO
Anche quest’anno molti colleghi si sono lamentati perché non riescono a comprendere la necessità di dover dichiarare i contributi non dedotti e per la difficoltà di individuare il dato richiesto.
Purtroppo, ricordiamo, non è una nostra scelta, ma si tratta di un obbligo previsto dalla legge.
È noto che la contribuzione ai fondi di previdenza complementare non è soggetta, entro certi limiti, alla tassazione Irpef. Questo significa che ciascun iscritto al fondo può versare contributi per una cifra totale annua che può o meno superare il limite di deducibilità fiscale. Se la contribuzione supera il limite di deducibilità fiscale, la parte eccedente deve essere comunicata annualmente al fondo.
Perché? Perché quando il fondo dovrà liquidare al singolo iscritto il capitale maturato dovrà sottoporlo a tassazione. Escluderà, però, dalla tassazione la parte di capitale già a suo tempo rientrante nei limiti di deducibilità.
La parte non rientrante entro tali limiti è quella che annualmente l’iscritto deve comunicarci: ma come la si individua? Così:
1 - Per tutti i giornalisti che traggono esclusivamente il reddito dal loro lavoro subordinato l’individuazione della cifra è semplice. Infatti, è quella indicata dal datore di lavoro nel rigo 29 del CUD. Basta copiarla sul modulo e inviarla al Fondo via fax (066871444) o per posta (Corso Vittorio Emanuele II, 349 – 00186 Roma).
2 - Se nel rigo 29 del CUD non è stata indicata dal datore di lavoro alcuna cifra, vuol dire che l’intero contributo è risultato deducibile e che, quindi, il giornalista non deve comunicare al Fondo nulla.
3 - Qualora, invece, il giornalista abbia altri redditi, oltre a quello da lavoro subordinato giornalistico, non deve fare riferimento unicamente al rigo 29 del CUD, ma deve verificare attraverso il suo modello Unico o il modello 730 se esiste una quota residua di contributi al Fondo non deducibile. Deve identificarla e comunicarla al Fondo. Si consiglia di chiedere la consulenza del CAF o del fiscalista che ha compilato il modello 730 o il modello Unico.
In ogni modo l’operazione per identificare le quote è la seguente:
- si prende il totale dei versamenti contributivi effettuati al Fondo e si detrae la quota esclusa dall’imponibile dal datore di lavoro (rigo 28 del CUD). Resteranno i contributi considerati non deducibili dal datore di lavoro (rigo 29 del CUD), ma che il contribuente, in virtù degli altri redditi posseduti, ha potuto ancora detrarre (almeno in parte). Da tale ultimo importo si detrae l’ulteriore cifra di contributi dedotta (individuabile nel rigo E23 del Mod.730 o nel rigo RP24 del Modello Unico): resterà l’importo residuo non deducibile che deve essere comunicato al Fondo.
Naturalmente, laddove il contribuente dovesse essere iscritto a più Fondi, dovrà preventivamente scegliere a quale Fondo attribuire l’ulteriore ultima quota detratta.
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Roma, 8 settembre 2003
I giornalisti iscritti devono comunicare al fondo l’ammontare dei contributi non dedotti nella dichiarazione dei redditi 2002 (serve ad evitare di vederseli tassare per la seconda volta)
I giornalisti iscritti al Fondo di previdenza complementare sono tenuti a comunicare al Fondo stesso l’ammontare dei contributi non dedotti in sede di dichiarazione dei redditi 2002.

Entro il 30 settembre prossimo tramite il modulo predisposto che può essere scaricato dal nostro sito (Dichiarazione contributi non dedotti) .

In merito si ricorda che per i "vecchi iscritti" il limite di deducibilità è pari a € 5.164,57 mentre per i "nuovi iscritti" il limite di deducibilità è pari al doppio del TFR conferito. Le singole aziende, in quanto sostituti d’imposta, provvedono direttamente al calcolo della quota esente ed a determinare la quota non dedotta. Ciò significa che nella maggior parte dei casi la cifra da ricopiare sulla dichiarazione da far pervenire al Fondo (tramite il modulo di cui sopra), come "contributo non dedotto", è la stessa indicata nella casella 29 del CUD 2003.

Soltanto in presenza di redditi diversi da quello derivante dal lavoro giornalistico subordinato la contribuzione non dedotta deve essere indicata sulla base della dichiarazione dei redditi effettuata tramite il modello Unico.

Si ricorda che in assenza della predetta dichiarazione il nostro gestore amministrativo sarà costretto, al momento della liquidazione, a sottoporre a tassazione anche i "contributi non dedotti" con palese danno per gli interessati. Si tratta, come è evidente, di un ulteriore adempimento burocratico – che il Fondo deve subire tanto quanto i suoi iscritti - che, a nostro giudizio, non facilita certo lo sviluppo della previdenza complementare fra i giornalisti, così come in tutti gli altri settori produttivi. Anche per questo il Fondo di previdenza complementare dei giornalisti intende attivarsi in sede governativa e parlamentare perché siano individuati strumenti normativi di semplificazione nella gestione della previdenza complementare, che rischia altrimenti di essere soffocata da una eccessiva burocratizzazione.
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Roma, 11 luglio 2003
Il presidente del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani, Marina Cosi, ha dichiarato:

"Non può che essere pienamente positivo il giudizio sui contenuti del rinnovato contratto biennale, conquistato senza un'ora di sciopero e dopo una difficile trattativa sbloccatasi soltanto nell'ultima giornata di confronto. Infatti il risultato, oltre ad essere soddisfacente per gli immediati benefici economici e per quelli di lunga durata (discendenti sia dall'aumento del contributo Inpgi a carico degli editori, sia dagli analoghi incrementi pro Casagit ed Assicurazione infortuni) - e fin qui ovviamente ho parlato per la componente giornalistica del Consiglio d'amministrazione del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani -, va giudicato positivamente anche perché nel dopo-conflitto consente a giornalisti ed editori di contrastare assieme quelle posizioni di strapotere e normative compiacenti che minano il pluralismo informativo e la libera concorrenza.

Nello specifico, anche gli iscritti al nostro Fondo complementare hanno tratto vantaggi dall'accordo Fnsi/Fieg. La scorsa notte infatti sono state contestualmente "varate" anche alcune rilevanti modifiche allo Statuto del Fondo, modifiche proposte dal Cda ben un anno fa e con le quali ci si adegua alle nuove disposizioni legislative e si realizza una maggiore funzionalità di servizio. In particolare vengono modificate le norme su prestiti ed anticipazioni e quelle conseguenti al decesso dell’iscritto, mentre viene eliminata la clausola di ‘vesting’ (che impediva, a chi abbandonava il Fondo prima che maturassero tre anni di iscrizione, di percepire la quota di contributo a carico del datore di lavoro). È stata inoltre introdotta una disposizione che consentirà agli iscritti di chiedere ed ottenere la liquidazione totale in capitale se il loro importo pensionistico dovesse risultare inferiore al 50% di quello previsto per la pensione sociale minima dello Stato.

L'accordo infine anticipa il consenso delle parti ad una futura frazionale modifica, non prossima seppur sollecitata dagli organismi di controllo, del versamento minimo al Fondo. Per intenderci attualmente l'aliquota varia da un minimo dello 0,1% (col nuovo trattamento retributivo, per un redattore ordinario, pari a 2,32 euro) ad un massimo del 12%; già oggi la media dei versamenti supera l'1%.

A tal proposito, presto ogni iscritto, che già ora può consultare la propria posizione previdenziale sul nostro sito, potrà, sulla base della presunta pensione Inpgi, verificare il differenziale con la retribuzione e quindi calcolare quanto gli convenga destinare alla previdenza complementare".
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Roma, 8 luglio 2003
Per le AZIENDE le nuove coordinate bancarie BBAN e IBAN
In coerenza con l’applicazione del principio di eguaglianza delle commissioni sui bonifici transfrontalieri e nazionali introdotto dal Regolamento CE 2560/01 (art.3), la tariffazione interbancaria dei bonifici cross-border di importo minore o uguale a 12.500 euro è assimilata, nella "tratta" nazionale, a quella dei bonifici domestici.
In conseguenza di ciò, i bonifici nazionali ed i bonifici cross-border di importo minore o uguale a 12.500 euro sono scambiati nella "tratta" nazionale senza applicazione di commissioni fra le banche scambianti,
a condizione che abbiano le caratteristiche per il trattamento automatico e cioè che rechino l’informazione delle coordinate BBAN o IBAN del beneficiario complete e corrette.
Ai bonifici nazionali ed ai bonifici cross-border privi delle coordinate BBAN o IBAN del beneficiario complete e corrette viene applicata una penale interbancaria dell’importo di 3,50 euro.
Per usufruire dei vantaggi, in termini di commissioni, Vi preghiamo pertanto di leggere attentamente le informazioni sottostanti. Indicando le coordinate BBAN oppure IBAN viene garantita l’esecuzione automatica, veloce e sicura dei bonifici unitamente ad un risparmio di commissioni.
BBAN
Il numero BBAN (Basic Bank Account Number) indica le coordinate bancarie nazionali e sostituisce le coordinate bancarie finora utilizzate (ABI + CAB + numero di conto). Indicando il numero BBAN, che in Italia è composto da 23 caratteri, i bonifici nazionali vengono gestiti in automatico ed accreditati senza errori sul conto corrente del beneficiario.


Le coordinate bancarie BBAN di Fondogiornalisti
risultano quindi essere le seguenti:

P 03069 12707 059293070198

P corrisponde alla cifra
di controllo (CIN)

segue il codice ABI a 5 caratteri

segue il codice CAB a 5 caratteri

infine il numero di conto
a 12 caratteri

Importante: Il numero di conto corrente deve essere di 12 caratteri (in generale, in caso di lunghezza inferiore ai 12 caratteri, le posizioni mancanti sono da riempire con zeri iniziali, non essendo ammessi altri caratteri).
IBAN
Il numero IBAN (International Bank Account Number) rappresenta le coordinate bancarie internazionali. Il numero IBAN è derivato dalle attuali coordinate bancarie nazionali BBAN. Indicando il numero IBAN, che in Italia è composto da 27 caratteri, i bonifici vengono gestiti in automatico ed accreditati senza errori sul conto corrente del beneficiario.


Le coordinate bancarie IBAN di Fondogiornalisti
risultano quindi essere le seguenti:

IT61 P 03069 12707 059293070198

IT è un codice alfabetico a 2 caratteri

segue una cifra di controllo numerica a 2 caratteri

infine le coordinate bancarie nazionali BBAN

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Roma, 23 giugno 2003
Il FONDO DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE DEI GIORNALISTI ITALIANI comunica:
"E’ attivo da oggi sul sito del Fondo di Previdenza complementare (www.previcomp-giornalisti.it) un nuovo servizio a favore degli iscritti. Utilizzando la password ricevuta nelle scorse settimane (spedita a ciascun giornalista assieme alla consueta informativa annuale), ogni iscritto potrà in tempo reale verificare la propria posizione, conoscere l’ammontare dei contributi versati, quelli di competenza aziendale e quelli trattenuti sulla busta paga, la quota di Tfr accantonata, gli interessi annuali maturati, il numero di quote possedute e la linea di investimento.

Chi non avesse ricevuto la password o l’avesse smarrita, potrà richiederla direttamente al Fondo per posta.

Entro il prossimo mese di luglio, sempre sul sito del Fondo, sarà a disposizione degli iscritti un ulteriore servizio che consentirà, digitando i propri dati previdenziali, di prevedere quale sarà l’ammontare della pensione Inpgi, di verificare il differenziale tra pensione e retribuzione e, di conseguenza, di calcolare quale debba essere la contribuzione ottimale al Fondo di Previdenza Complementare sulla base delle aspettative individuali."
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Roma, giugno 2003
Negli ordini di bonifico per il versamento dei contributi al Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani sostituire il nome di IntesaBCI con BANCA INTESA e inserire nuovo CAB 12707
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Roma, aprile 2003
Copia della comunicazione che segue - sull'andamento del Fondo nel 2002 - è stata inviata a tutti gli iscritti assieme all'aggiornamento della posizione personale. Al fine di garantire una sempre migliore efficienza del nostro istituto, i colleghi sono invitati ad informare tempestivamente il Fondo (segnalando attraverso segrefnsi2@tin.it) di eventuali variazioni sugli indirizzi o imprecisioni relative alla contribuzione.
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Cara/o collega,
diciamolo subito: non è andata bene nel 2002, tuttavia a noi è andata infinitamente meglio della media dei fondi di categoria. Vediamo come e perché.
IL PASSATO PROSSIMO. Il 2002 infatti è stato un anno negativo per la previdenza complementare; anche perché i fondi, tutti i fondi, sono vincolati per legge ad investimenti in titoli azionari o in titoli obbligazionari. Ne consegue che per quanto bravi e professionali siano i gestori finanziari, i risultati di gestione non possono che risentire dell’andamento borsistico internazionale. Non a caso i giornali economici hanno battezzato il 2002 annus horribilis dei fondi pensione. Un anno che, peraltro, è giunto dopo un biennio, 2000-2001, a sua volta contrassegnato dai ribassi. Il 2002 è stato caratterizzato da un mercato azionario in calo soprattutto nella parte centrale dell’anno - con rialzi momentanei nei mesi di febbraio, agosto ed ottobre -, mentre il mercato obbligazionario si è mantenuto in rialzo per tutto l’anno con provvisorie correzioni nei mesi di rimbalzi azionari.
L'IMMEDIATO FUTURO. Benché ogni previsione sia difficile ed opinabile, in particolare in questi tempi di guerra, tuttavia dall’esame dello scenario macroeconomico i nostri gestori finanziari ritengono di poter dedurre che nel 2003 ci sarà una crescita dell’economia, pur se modesta ed al disotto del potenziale. I nostri gestori avanzano, comunque, valutazioni prudenziali che, scontando già il poco esaltante andamento triennale dell’economia mondiale, escludono la continuità di un trend negativo.
IL FUTURO PENSIONISTICO. Quando parliamo di previdenza integrativa dobbiamo si' tener conto dei dati economici e degli andamenti borsistici di tutto il mondo, ma soprattutto dobbiamo ricordare che la finalità di ogni fondo previdenziale risiede nella costruzione nel tempo di un capitale che possa garantire agli iscritti un’adeguata integrazione pensionistica. L' "investimento" in un fondo di previdenza complementare è un "investimento" a lungo termine, su cui il risultato negativo di uno, due o tre anni incide in misura molto modesta. Stante la obbligatorietà di legge ad investire il patrimonio in titoli, non vi è alcun dubbio che in anni di stagnazione o di discesa generalizzata dei titoli l’obiettivo non possa essere che il massimo contenimento delle perdite onde preservare il patrimonio investito.
LE CIFRE. Ciò premesso, la valutazione sull'andamento del nostro fondo può essere prudentemente ottimistica. Il risultato degli investimenti effettuati dai nostri gestori finanziari ha dato risultati fra i migliori, nell’ambito di un generale andamento negativo del settore. Infatti fondi con un patrimonio ben più consistente del nostro e con un numero di iscritti assai maggiore hanno registrato risultati di segno fortemente negativo. La media di rendimento di tutti i fondi complementari chiusi è stata nel 2002 del –7%. E’ con questi dati che dobbiamo confrontare il valore del rendimento del nostro fondo, che è stato del –1,57%.
Peraltro, dobbiamo registrare con soddisfazione come, a conclusione dell’esercizio 2002, il capitale complessivo sia passato da 43.208.445,37 a 56.655.067,48 euro, mentre il flusso contributivo dell’anno è salito da 10.357.762,09 a 14.284.587,13 euro con un incremento del 22,88%. Si deve anche registrare un incremento della media percentuale della contribuzione a carico dei singoli iscritti, che purtroppo però rimane insufficiente: sono ancora troppo pochi i colleghi che effettuano versamenti la cui consistenza possa garantire trattamenti pensionistici complementari soddisfacenti. Infatti, come è noto, se i contributi degli editori sono in percentuale fissa, i giornalisti possono scegliere di destinare al fondo una quota percentuale del loro reddito variabile tra lo 0,1% ed il 12%. La media delle scelte effettuate dai colleghi si è attestata nel 2002 allo 0,4% (comunque in crescita, essendo stata nel 2001 dello 0,3% e nel 2000 dello 0,2%). E' una media: il che significa che ancora moltissimi iscritti, per volontà o per distrazione, restano inchiodati al versamento minimo.
Anche l’andamento degli iscritti ci conforta sulle nostre scelte operative. Oggi abbiamo 11.928 iscritti, di cui 9.943 "vecchi iscritti" e 1.985 "nuovi iscritti".
La partenza dei comparti
Anche nel 2002, come negli anni precedenti e come fa la stragrande maggioranza dei fondi, abbiamo operato investendo tutto il patrimonio in un solo comparto, il cui asset allocation era composto da un 80% di titoli obbligazionari e da un 20% di titoli azionari. Da quest'anno lo scenario muta. Grazie alla partenza dall’inizio del 2003 del multicomparto, in esecuzione di delibere del CdA, ogni iscritto al fondo può individuare il "profilo di rischio" più adeguato alle proprie esigenze ed attese e può così scegliere fra tre diversi comparti, differenziati nella proporzione fra titoli azionari e titoli obbligazionari. I tre comparti sono:

  • comparto conservativo, composto al 100% da titoli obbligazionari;
  • comparto prudente, composto dall’80% di titoli obbligazionari e dal 20% d'azionari;
  • comparto mix composto dal 60% di titoli obbligazionari e dal 40% di titoli azionari.

Il vantaggio fiscale
Oltre a valutare con attenzione la scelta del comparto ciascun iscritto deve anche tenere conto del vantaggio di natura fiscale e considerarlo nella definizione dell’aliquota percentuale da destinare al fondo. Infatti, i contributi al fondo sono deducibili dal reddito ai fini della tassazione Irpef entro limiti diversi per i "vecchi iscritti" ed i "nuovi iscritti".
Per i "vecchi iscritti" i contributi versati al fondo (quota a carico del giornalista più quota a carico dell’editore) sono deducibili:
a) nella misura non eccedente il 12% del reddito lordo complessivo;
b) nella misura non eccedente i 5.164,57 euro.
Per i "nuovi iscritti" i contributi versati al fondo (quota a carico del giornalista più quota a carico dell’editore) sono deducibili:
a) nella misura non eccedente il 12% del reddito lordo complessivo;
b) nella misura non eccedente i 5.164,57 euro;
c) nella misura non eccedente il doppio della quota di TFR trasferito al fondo.

Ciò significa che ogni iscritto deve valutare contestualmente il rendimento annuo del capitale accumulato a suo nome, ma anche il "guadagno" derivante dalla facilitazione fiscale. Dalla somma di questi due elementi emerge con chiarezza che il risparmio destinato al fondo di previdenza offre complessivamente rendimenti decisamente più vantaggiosi di altre formule di investimento.
Come calcolare la propria pensione complementare
L’obiettivo finale che ciascuno deve porsi aderendo al fondo è quello di realizzare una integrazione della pensione ordinaria. Il mezzo per raggiungere tale obiettivo sta in una sufficiente accumulazione di capitale che, fra contributi ed interessi, consenta di ottimizzare il risparmio. Una domanda frequente che ci sentiamo rivolgere è: quanto mi conviene versare? Siccome la risposta di massima si ottiene incrociando una serie di dati personali - anagrafici, retributivi, pensionistici,… ma senza poter prevedere possibili future modifiche alle leggi di sistema -, abbiamo pensato di venire incontro ai colleghi fornendo loro sul sito del fondo (www.previcomp-giornalisti.it) un programma messo a punto dall'IRSA (Istituto per la ricerca e lo sviluppo delle assicurazioni) appositamente per noi. Il programma, che sarà accessibile dal prossimo giugno e del cui avvio daremo comunque notizia sia sull'home page del sito sia attraverso comunicato, consentirà a ciascuno di calcolare quale sarà la pensione che gli verrà erogata dall’Inpgi, quale sarà il differenziale di perdita tra la retribuzione e la pensione e, di conseguenza, di calcolare e valutare quale debba essere il margine integrativo che intende raggiungere con la pensione complementare.
La deducibilità dei contributi al fondo nella dichiarazione dei redditi 2002
Come comportarsi in sede di dichiarazione dei redditi per dedurre i contributi versati nel 2002 al fondo di Previdenza Complementare? Le aziende editoriali, in quanto sostitute d’imposta, procedono direttamente alla deduzione dall’imponibile ai fini Irpef dei contributi a carico dei singoli giornalisti versati al Fondo di Previdenza Complementare. Premesso quanto specificato in precedenza a proposito del vantaggio fiscale, le aziende editoriali provvedono automaticamente alle deduzioni, così come previsto dalle norme di legge, indicando nel CUD la quota di contribuzione non dedotta (perché eccedente i limiti sopraindicati). Pertanto, i giornalisti iscritti al fondo, sia "vecchi" che "nuovi", non devono in alcun modo attivarsi all’atto della compilazione della denuncia dei redditi. Devono però comunicare al fondo, entro settembre, l’importo della contribuzione che non è stata dedotta dal reddito. Nella maggior parte dei casi il contributo non dedotto è quello specificato dall’azienda nel modello CUD.
Nel caso, però, in cui il giornalista abbia altri redditi l’importo della contribuzione non dedotto può non coincidere con quello indicato dall’azienda nel CUD. Infatti in questo caso il giornalista può dedurre una cifra più alta, poiché alla possibilità di deduzione per il lavoro subordinato si aggiunge la possibilità di dedurre dal reddito complessivo un'ulteriore cifra che non ecceda il 12% degli "altri redditi". È evidente che in questo caso, più vantaggioso per il giornalista, il calcolo deve essere effettuato direttamente dall’interessato in sede di compilazione del modello Unico o modello 730. Qualora nel modello Unico o modello 730 dovesse essere evidenziata una quota di contribuzione al fondo non dedotta dal reddito ai fini Irpef, questa dovrà essere comunicata al fondo entro settembre.
In conclusione e per semplificare, si possono realizzare tre casi:
a) iscritto che abbia versato contributi pari o inferiori alla quota deducibile dall’imponibile;
b) iscritto che abbia versato contributi superiori alla quota deducibile dall’imponibile ed abbia esclusivamente redditi da lavoro giornalistico subordinato;
c) iscritto che abbia versato contributi superiori alla quota deducibile dall’imponibile ed abbia redditi diversi ed aggiuntivi rispetto a quello da lavoro subordinato.
Nel caso a) l’iscritto non troverà alcuna indicazione nel modello CUD e, pertanto, non dovrà comunicare nulla al fondo. Nel caso b) l’iscritto dovrà comunicare al fondo entro il 30 settembre la quota di contribuzione eccedente che troverà indicata dall’azienda nel modello CUD. Nel caso c) l’iscritto dovrà calcolare se la sua contribuzione al fondo è complessivamente inferiore alla quota deducibile come sopra definita. In questo caso non dovrà comunicare nulla al fondo. Qualora invece risultasse una quota non deducibile questa deve essere, oltre che indicata nel modello Unico o 730, comunicata al fondo entro il 30 settembre.
Come conoscere la propria posizione in tempo reale
Sara' possibile controllare la propria posizione contributiva in tempo reale, accedendo tramite il nostro sito alla banca dati; ma ciò non prima d'inizio giugno, quando l'opzione verrà attivata da parte del nostro gestore amministrativo, Previnet. Per risparmiare sulle spese di spedizione, la password ti viene inviata assieme a questa lettera che stai leggendo ed all'allegata "comunicazione personale annuale": ma non sarà utilizzabile, ripeto, prima dei primi di giugno. Quanto alla comunicazione che segue, essa riguarda l’andamento gestionale del fondo e viene inviata ogni anno a tutti gli iscritti così come prevedono lo statuto e le norme di legge. La comunicazione contiene anche il quadro della posizione individuale, ovvero del capitale accumulato al 31 dicembre, comprensivo dei contributi dei rendimenti e dei contributi suddivisi tra azienda, iscritto e TFR.
Cara/o collega, spero di essere stata esauriente. Altre indicazioni, comunicati e risposte alle domande più frequenti potrai trovarle sul sito (www.previcomp-giornalisti.it). Per informazioni accessorie, per segnalare eventuali problemi o per modificare recapiti puoi disporre dell'email segrefnsi2@tin.it, del fax (06 6871444) o del telefono (06 6893545 dalle ore 09,00 alle ore 13,00). Mi permetto di ripetere che da giugno potrai sia consultare la tua posizione tramite l'allegata password, sia calcolare attraverso il sistema Irsa quanto ti convenga versare al fondo. Nel caso infine tu voglia modificare la scelta di comparto potrai farlo a fine anno ed essa diverrà operativa dal 2004: comunque tempi e modalità di tali "finestre" verranno annunciati sul sito e tramite comunicato non appena decisi ed approvati dal CdA.
Ti ringrazio per l'attenzione, augurando a te ed a tutti noi giorni felici, prosperi e pacifici.
Con viva cordialità,
Marina Cosi
(presidente FPCGI)


SEZIONE A – INFORMAZIONI GENERALI

Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani è stato costituito con atto notarile del 9 luglio 1987, in Roma ed iscritto al numero 1352 dell’Albo dei Fondi Pensione. E’ un Fondo Pensione Complementare costituito in forma di Fondazione ed ha ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica da parte del Ministero del Lavoro in data 27 giugno 2000. Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani opera senza fini di lucro ed ha lo scopo esclusivo di erogare a favore degli iscritti trattamenti pensionistici complementari del sistema obbligatorio, al fine di assicurare più elevati livelli di copertura previdenziale.
L’adesione al Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani è possibile per tutti i giornalisti professionisti che abbiano in corso un rapporto di lavoro subordinato ai sensi dell'articolo 1 dei contratti collettivi di lavoro giornalistico.
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani opera in regime di contribuzione definita con capitalizzazione dei contributi in conti individuali. La contribuzione per i giornalisti iscritti è così definita:

  • una quota del datore di lavoro, pari all’1 % della retribuzione come stabilito dal Contratto nazionale di lavoro giornalistico;
  • una quota a carico del lavoratore, compresa tra un minimo obbligatorio dello 0,10% sino ad un massimo del 12%, liberamente scelto da ogni interessato;
  • una quota di TFR pari, a partire dal 2001, al doppio dell'importo del contributo annuo versato dal datore di lavoro.

Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani eroga ai giornalisti iscritti cessati dal rapporto di lavoro, prestazioni pensionistiche sotto forma di rendita allorquando conseguano il diritto alla pensione di base ed in presenza del requisito di almeno 20 anni di appartenenza al Fondo.
I giornalisti con qualità di "vecchio iscritto", possono richiedere la liquidazione dell’intero capitale maturato.
Tutti gli iscritti possono chiedere la liquidazione parziale in capitale sino alla misura massima consentita dalla legge.
L'entità della prestazione pensionistica è commisurata ai contributi versati ed ai rendimenti realizzati con la gestione delle risorse finanziarie.
Modifiche allo Statuto
Nel corso dell’esercizio 2002 non sono state apportate modifiche allo Statuto del Fondo.
Organi di Amministrazione e di Controllo del Fondo
Consiglio di Amministrazione

Nominati dai datori di lavoro: Roberto Cilenti (Vice Presidente) Massimo Garzilli, Enrico Greco, Sergio Moschetti, Luigi Riccadona, Edoardo Zecca.
Eletti dai lavoratori: Marina Cosi (Presidente), Pierluigi Roesler Franz (sino al 21 novembre 2002), Giovanni Rossi, Luigi Ronsisvalle, Franco Siddi, Marco Volpati
Collegio dei Revisori Contabili

Nominati dai datori di lavoro: Sergio Monetti (Presidente) e Gianluca Zingoni.
Eletti dai lavoratori: Andrea Di Segni e Giovanni Marras.
Soggetti incaricati
Gestore amministrativo: PREVINET S.p.A.
Banca depositaria: IntesaBCI S.p.A, ora Banca Intesa S.p.A.
Gestori finanziari: ING Investment Management Italia SGR e San Paolo IMI Institutional Asset Management S.p.A.
Gestori assicurativi: il Fondo non ha ancora individuato l’impresa assicurativa con cui stipulare l’apposita convenzione; tale scelta verrà affrontata a tempo debito mediante una selezione fra primarie imprese di assicurazione.
Linee di indirizzo per la gestione delle risorse finanziarie
Per quanto riguarda la gestione finanziaria il Fondo ha dato mandato ai gestori finanziari di prevedere un investimento delle risorse secondo un profilo bilanciato da effettuarsi in titoli di debito, emessi da emittenti con elevato merito di credito, con un limite minimo del 75% ed entro un limite massimo dell’85% e, per la restante parte in titoli azionari quotati.
Prestazioni erogate dal Fondo
Nel corso dell’esercizio 2002 il Fondo ha erogato 5 anticipazioni e nessuna prestazione pensionistica in quanto nessuno degli iscritti ha ancora raggiunto i requisiti necessari.
Conflitti di interesse
Dalle comunicazioni ricevute non si sono rilevate situazioni di conflitto di interesse riferite al dettato dell’art. 8, DM 703/96
Il Consiglio di Amministrazione, valutati gli effetti che possono derivare dalle situazioni sopra descritte, ha ritenuto che non sussistono condizioni che possano determinare distorsioni nella gestione efficiente delle risorse del Fondo ovvero una gestione delle stesse non conforme agli interessi degli iscritti.


SEZIONE B – ANDAMENTO DELLA GESTIONE

Risultati patrimoniali ed economici (Importi espressi in Euro)

COMPARTO UNICO

Dati sintetici di Bilancio

31.12.2001

31.12.2002

Patrimonio all’inizio dell’anno

32.374.393,14

43.208.445,37

Contributi versati nell’anno (*)

11.477.542,87

15.928.349,20

Uscite per anticipazioni, riscatti, trasferimenti,

-1.119.780,78

-1.643.762,07

Rendimenti ottenuti

958.888,46

-513.217,24

Spese della gestione finanziaria

-45.905,10

-63.257,45

Oneri e proventi diversi

-14.299,18

36.800,82

Spese della gestione amministrativa

-373.701,17

-371.580,12

Variazione patrimonio 2002 prima dell’imposta

10.882.745,10

13.373.333,14

Imposta sostitutiva

-48.692,87

105.394,77

Variazione patrimonio 2002 dopo l’imposta

10.834.052,23

13.478.727,91

Patrimonio a fine anno comprensivo di riserve

43.208.445,37

56.655.067,48

(*) Non sono compresi i contributi relativi all’ultimo mese dell’anno che sono stati versati nel successivo mese di gennaio.
Le spese di gestione del 2002 sono risultate pari a € 213.108,65 ed hanno rappresentato lo 0,38% dell’attivo netto al 31/12/2002. L'incidenza media annua per aderente di tali spese è stata pari a € 17,87.

Comparto Unico

Incidenza delle spese
sul patrimonio

31/12/2002

%

Gestori finanziari

63.257,45

0,11

Banca depositaria

-

-

Service amministrativo

149.851,20

0,26

totale

213.108,65

0,38

Inoltre il Fondo ha sostenuto ulteriori "spese generali amministrative" per € 221.728,98 che hanno rappresentato lo 0,39% dell’attivo netto di fine anno e hanno inciso mediamente su ogni singolo aderente per € 18,59.
Si ricorda che il rendimento del 2002 non è rappresentativo di quello che sarà possibile conseguire in futuro, in quanto dipendente dall'andamento dei mercati finanziari.
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Roma, 17 aprile 2003
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani comunica:
"Entro il mese di aprile tutti i giornalisti iscritti al Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani (FPCGI) riceveranno, tramite il gestore amministrativo Previnet, l’annuale comunicazione delle loro competenze al 31 dicembre 2002. Nel testo della comunicazione periodica individuale sono indicati: i contributi versati nel corso dell’anno dalla/e azienda/e; la specificazione sia della parte a carico aziendale, sia di quella a carico del lavoratore, sia della quota di TFR; i relativi interessi maturati con la precisazione delle spese di gestione. Tale comunicazione è preceduta da una nota illustrativa generale sulla situazione del Fondo, la sua gestione, i risultati di bilancio, gli aspetti fiscali e gli strumenti d'informazione.
Il risultato di gestione dell’esercizio 2002 va inquadrato nel generalizzato andamento negativo di tutti i Fondi di previdenza complementare. Tuttavia, grazie alla scelta prudenziale del monocomparto - con un 80% di titoli obbligazionari ed un 20% di titoli azionari - ed al contenimento rigoroso delle spese, il FPCGI è riuscito a limitare le perdite a -1,57%. Un risultato evidentemente negativo, ma di modesta entità se raffrontato alla performance media del settore, che è stata del –7%. Peraltro, il flusso contributivo del 2002 ha subìto, rispetto all’anno precedente, un incremento del 22,88%, mentre il patrimonio complessivo è passato dai 43.627.983,85 euro del 2001 ai 57.223.971,45 euro del 2002; il che ha consentito una diminuita incidenza delle spese.
Insieme alla comunicazione annuale personale ed alla nota illustrativa ciascun giornalista iscritto al Fondo troverà, nella stessa busta, una password che gli consentirà - a partire dal prossimo mese di giugno - di verificare direttamente, tramite il sito www.previcomp-giornalisti.it, la propria posizione individuale.
Sempre a partire dal prossimo mese di giugno sarà inserito nel sito del Fondo uno specifico programma accedendo al quale ogni iscritto potrà prima calcolare la prevedibile misura della propria pensione Inpgi e successivamente individuare quale debba essere la contribuzione ottimale al Fondo Complementare. Quanto cioè gli convenga versare per maturare una rendita integrativa adeguata all'obiettivo di eliminare la differenza tra l’ultima retribuzione e la pensione Inpgi".
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Roma, 27 febbraio 2003

DEDUCIBILITÀ DEI CONTRIBUTI AL FONDO NELLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI 2002
Come comportarsi in sede di dichiarazione dei redditi relativamente alla deduzione dei contributi versati nel 2002 al fondo di Previdenza Complementare?
Le aziende editoriali, in quanto sostitute d’imposta, procedono direttamente alla deduzione dall’imponibile ai fini Irpef dei contributi a carico dei singoli giornalisti versati al Fondo di Previdenza Complementare.
I contributi al Fondo sono deducibili dal reddito ai fini della tassazione Irpef entro limiti diversi per i "vecchi iscritti" ed i "nuovi iscritti".
Per i "vecchi iscritti" i contributi versati al Fondo (quota a carico del giornalista più quota a carico dell’editore) sono deducibili:
a) nella misura non eccedente il 12% del reddito lordo complessivo:
b) nella misura non eccedente i 5.164,57 euro.
Per i "nuovi iscritti" i contributi versati al Fondo (quota a carico del giornalista più quota a carico dell’editore) sono deducibili:
a) nella misura non eccedente il 12% del reddito lordo complessivo;
b) nella misura non eccedente i 5.164,57 euro;
c) nella misura non eccedente il doppio della quota di TFR trasferito al Fondo.
Ciò premesso, le aziende editoriali provvedono automaticamente alle deduzioni, così come previsto dalle norme di legge, indicando nel CUD la quota di contribuzione non dedotta (perché eccedente i limiti sopraindicati). Pertanto, i giornalisti iscritti al Fondo, sia "vecchi" che "nuovi", non devono in alcun modo attivarsi all’atto della compilazione della denuncia dei redditi. Devono però comunicare al Fondo, entro settembre, l’importo della contribuzione che non è stata dedotta dal reddito.
Nella maggior parte dei casi il contributo non dedotto è quello specificato dall’azienda nel modello CUD.
Nel caso, però, in cui il giornalista abbia altri redditi l’importo della contribuzione non dedotto può non coincidere con quello indicato dall’azienda nel CUD. Infatti, in questo caso il giornalista può dedurre una cifra più alta, poiché alla possibilità di deduzione per il lavoro subordinato si aggiunge la possibilità di dedurre dal reddito complessivo una ulteriore cifra che non ecceda il 12% degli "altri redditi". È evidente che in questo caso, più vantaggioso per il giornalista, il calcolo deve essere fatto direttamente dall’interessato in sede di compilazione de modello Unico o modello 730.
Qualora nel modello Unico o modello 730 dovesse essere evidenziata una quota di contribuzione al Fondo non dedotta dal reddito ai fini Irpef, questa dovrà essere comunicata al Fondo entro settembre.
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Roma, gennaio 2003
INVESTIMENTI DEL FONDO: LA SCENARIO MACROECONOMICO
da "Giornalisti" gennaio-febbraio 2003
Nel corso del terzo trimestre dell’anno i rendimenti dei titoli obbligazionari hanno subìto delle forti contrazioni come risposta a mercati azionari volatili e nervosi, ad incertezze legate alla guerra in Iraq da una parte ed ai mercati emergenti dall’altra, a timori su ulteriori scandali societari, ma soprattutto a notizie macroeconomiche in leggero peggioramento. Il decennale americano a fine settembre ha registrato un rendimento di 3.70% rispetto ad un 4.79% di fine giugno, mentre il rendimento del decennale tedesco ha subito una correzione di 60 punti base, attestandosi a 4.36%. Dopo una significativa moderazione dell’attività durante il periodo estivo, l’economia americana sembra essersi comunque stabilizzata su un sentiero di crescita positivo anche se decisamente inferiore al livello potenziale. Con l’indice ISM leggermente al di sotto della soglia 50 (49.5 ultima rilevazione) in settembre e il rimbalzo degli ordini di beni durevoli (+8.7% in luglio dopo la caduta di giugno e -0.6 in agosto), grossi timori di un ristagno del settore manifatturiero sembrano essere prematuri. Comunque, le incertezze legate al tasso di crescita dell’economia sono ancora forti e i rischi di un ulteriore indebolimento sembrano essere aumentati. Non si intravedono ancora segnali di miglioramento negli investimenti aziendali e nel mercato del lavoro. Attualmente, l’evidenza di un rinnovato indebolimento del mercato del lavoro rende la prospettiva di incremento delle entrate meno brillante. Inoltre, le probabilità di un intervento militare in Iraq sono aumentate. Sebbene i mercati sperassero in un taglio dei tassi ufficiali, la FED ha deciso di non intervenire variando però il proprio atteggiamento verso una situazione di debolezza del quadro economico.

Così come negli Stati Uniti, anche in Eurolandia i rendimenti obbligazionari hanno subìto, nei mesi di luglio, agosto e settembre, una forte correzione. Anche in questa regione infatti, sono stati pubblicati dati macroeconomici più deboli delle attese che hanno indotto gli investitori ad uscire dai mercati azionari per riposizionarsi sul reddito fisso. Il rendimento del decennale tedesco è così diminuito di circa 60 bp portandosi al 4,56%. In particolare, i dati diffusi dai singoli Paesi, indicano che il PIL dell’area euro nel secondo trimestre dell’anno,  ha registrato una crescita dello 0.3% (QOQ). La crescita è stata ancora una volta guidata principalmente dalle esportazioni e dalla ricostituzione delle scorte. Sebbene gli indicatori delle attività produttive, sia manifatturiera che dei servizi, siano scesi per due mesi consecutivi, i livelli attuali indicano ancora un tasso di crescita positivo anche se sotto il potenziale. Inoltre, l’andamento delle vendite al dettaglio lascia presupporre che i consumi non aumenteranno considerevolmente quest’anno, in particolare a causa dei timori legati al tasso di disoccupazione. A causa dei bassi margini di profitto registrati dalle società e delle difficoltà incontrate nell’ottenere linee di credito, non ci aspettiamo una significativa ripresa degli investimenti per l’anno in corso. Il tasso di inflazione, che è attualmente al 2,1%, potrebbe salire leggermente a causa dei prezzi dei prodotti alimentari e petroliferi. Se escludiamo queste componenti, l’inflazione, rimasta su questi livelli anche a causa degli arrotondamenti legati all’Euro,  dovrebbe tornare a scendere coerentemente col basso tasso di crescita economica registrato. La BCE ha adottato un orientamento di politica monetaria neutrale ma rimane preoccupata per la crescita della massa monetaria M3 e per il potenziale di inflazione causato dagli imminenti rinnovi contrattuali nel settore dei servizi.

Nel Regno Unito, il differenziale di rendimento rispetto al Bund decennale è rimasto sostanzialmente stabile attorno ai 10bp. Nel secondo trimestre si è registrata una crescita economica dello 0,6% qoq e gli ultimi dati sull’attività produttiva e sugli indicatori di fiducia fanno supporre che possa proseguire attorno al livello potenziale di crescita nei prossimi mesi. Poiché le vendite al dettaglio sono leggermente diminuite, la crescita dei consumi (superiore alla crescita delle entrate durante lo scorso anno) potrebbe rallentare di conseguenza. Comunque, il basso livello di disoccupazione e il forte aumento dei prezzi del mercato immobiliare dovrebbero prevenire un brusco rallentamento dei consumi. Attualmente l’inflazione è al 2% e, secondo le previsioni della BoE per il prossimo biennio, dovrebbe aumentare attorno al 2,5%. Per questo, ci attendiamo che la BoE non intervenga sui tassi per il resto dell’anno.

Il rendimento dei titoli di stato giapponesi è diminuito dello 0,10% attestandosi all’1,20%. La previsione di una debole domanda esterna e la mancanza delle auspicate riforme strutturali hanno reso sempre più evidente l’impossibilità di avere una ripresa sostenibile dell’economia giapponese. Nel secondo trimestre, il PIL è aumentato dell’1,9% qoq annualizzato, dopo che il dato relativo al primo trimestre è stato rivisto significativamente al ribasso (-0,1%). Inoltre, l’indice dell’attività nel settore terziario, un importante indicatore della forza della domanda interna, è diminuito dello 0,3% mom in giugno attestandosi a -1,5% yoy. Fonte di delusione è stata la diminuzione, per il secondo mese consecutivo, della produzione industriale in luglio. La perdita di forza della crescita economica ha aumentato la probabilità che il ciclo economico giapponese abbia raggiunto il suo massimo. Infine, il Primo Ministro Koizumi, con un quasi perfetto cambiamento di 180 gradi sulle garanzie promesse legate ai depositi ordinari, ha ulteriormente evidenziato i minori progressi in fatto di riforme strutturali

Il terzo trimestre dell’anno, con le forti correzioni registrate nel mese di Settembre, è stato il peggiore dalla fine della seconda guerra mondiale. I mercati hanno perso generalmente il 15% nel solo mese di Settembre a seguito di timori una possibile recessione in Europa e paure di un imminente double-dip negli Stati Uniti. La combinazione di dati macroeconomici negativi, incertezze legate alla guerra in Iraq e timori sulla situazione brasiliana, hanno causato nervosismo e volatilità su tutti i mercati inducendo gli investitori a puntare su investimenti a basso rischio. Inoltre alcuni fondi pensione si sono trovati costretti a vendere parte degli investimenti azionari dopo aver superato i limiti di rischio consentiti dalle autorità di controllo.
Nel trimestre l’Eurostoxx ha perso il 27.97%, mentre lo Standard and Poor’s il 15.47%.
In Europa ancora una volta i settori più penalizzati sono stati quello tecnologico e quello assicurativo; questi settori hanno subito tali correzioni da inizio anno che, attualmente, presentano un peso nell’indice ridotto a livelli marginali (IT pesa il 3.5% dell’indice, mentre il settore assicurativo pesa il 6%). Altri settori che hanno sottoperformato rispetto all’indice di riferimento sono stati il bancario, il settore automobilistico, l’acciaio ed il settore dei servizi di supporto. I settori che meglio hanno reagito agli scossoni di mercato sono stati ancora una volta il comparto Food & Beverage, il settore farmaceutico, le Utilities, il settore minerario, quello del tabacco, il comparto real estate e, seppur in minor misura, i settori petrolifero e retail.
Negli Stati Uniti i settori TMT hanno accusato la performance peggiore (Telecom –26.63%), mentre i settori migliori sono stati quelli legati al consumo e alla salute, di norma più difensivi (Health Care –7.56%, Consumer Staples –10.94%), seppur negativi in valore assoluto

Bassi tassi di interesse e solida crescita delle entrate fungono da supporto al mercato immobiliare e alla spesa per beni durevoli. Per questo motivo, non prevediamo che l’economia americana possa cadere in una nuova fase recessiva. Comunque, data la deludente della spesa per investimenti, ci attendiamo che la crescita del PIL rimanga sotto il potenziale per il resto dell’anno ripresa. Quindi, se il mercato azionario continua a scendere  o se gli Stati Uniti attaccano l’Iraq, prevediamo il rischio di un peggioramento della situazione economica. Il fatto che la FED sia disposta a correre il rischio di un più alto livello di inflazione per permettere una stabilizzazione dei mercati finanziari, cruciale per la sopravvivenza del sistema economico, ci induce a pensare che manterrà una politica monetaria espansiva.
Ci attendiamo ancora che i rendimenti obbligazionari saliranno dagli attuali livelli, anche se meno di quanto stimato in precedenza.
Continuiamo ad attendere una crescita modesta del PIL nell’area Euro. Inoltre, date le implicazioni legate all’apprezzamento dell’Euro e all’agitazione dei mercati azionari, non ci aspettiamo che la BCE rialzi i tassi di interesse quest’anno. Poiché pensiamo che i rendimenti dei titoli di stato americani saliranno meno di quanto precedentemente stimato, prevediamo un limitato rialzo dei rendimenti di Eurolandia.
Dopo un breve aumento della crescita, il settore manifatturiero nel Regno Unito comincia nuovamente a mostrare segnali di rallentamento e anche la spesa per consumi potrebbe attestarsi ad un livello inferiore a quello registrato negli ultimi anni. Per questi motivi e in seguito all’agitazione dei mercati azionari, la BoE non dovrebbe intervenire sui tassi per il resto dell’anno.


I dati macroeconomici pubblicati nel mese di settembre, mostrano che le possibilità di una recessione nell’Europa continentale sono aumentate. L’economia del Regno Unito, così come quella statunitense, rimane supportata da forti spese per consumi; in queste aree permane comunque il rischio che politiche di cost cutting aggressive portino ad un incremento del tasso di disoccupazione e conseguentemente ad un rallentamento della crescita nei consumi.

Uno scenario positivo, in questo momento, implicherebbe una ripresa consistente nella spesa per investimenti da parte delle società, possibilmente prima di vedere un rallentamento nei consumi. Di contro, le valutazioni del comparto azionario rimangono decisamente interessanti rispetto ai rendimenti obbligazionari, ma risultano parzialmente giustificate dalle incertezze sugli sviluppi macroeconomici e geo-politici.


BILANCI E PREVISIONI
da "Giornalisti" gennaio-febbraio 2003
Il 2002 non è stato un anno positivo per la previdenza complementare. Come è noto, infatti, i fondi, tutti i fondi, sono vincolati per legge ad investimenti in titoli azionari o in titoli obbligazionari. E’ evidente, quindi, che per quanto bravi e professionali possano essere i gestori finanziari, sui risultati di gestione influisce inevitabilmente l’andamento borsistico di tutto il mondo. Non a caso i giornali economici hanno definito il 2002 l’annus horribilis dei fondi pensione. Un anno che, peraltro, segue un biennio, 2000-2001, che è stato sempre di segno negativo.
Il 2002 è stato caratterizzato da un mercato azionario in discesa soprattutto nella parte centrale dell’anno, con rialzi momentanei nei mesi di febbraio, agosto e ottobre, mentre il mercato obbligazionario si è mantenuto in rialzo per tutto l’anno con provvisorie correzioni nei mesi di rimbalzi azionari.
Dall’esame dello scenario macroeconomico i nostri gestori finanziari ritengono di poter prevedere una crescita dell’economia americana al di sotto del suo potenziale. Non esistono infatti, timori di inflazione dell’economia statunitense, né sono prevedibili scenari deflattivi. Nell’area europea, ivi compresa la Gran Bretagna, nel terzo trimestre 2002 l’economia è cresciuta dello 0,3% grazie ad una lievitazione dei consumi interni. In tutta quest’area i dati relativi al settore manifatturiero e dei servizi indicano una crescita costante, che è tuttavia al di sotto del trend potenziale. La crescita di valore dell’Euro, infatti, pesa e continuerà a pesare sulla competitività. Peraltro, la previsione di una diminuzione salariale e di una politica fiscale restrittiva tende a far ritenere che ci sarà una stabilizzazione dei consumi su livelli al di sotto del tasso di produzione. Anche il Giappone, la cui economia è cresciuta del 3% nell’ultimo trimestre, sconta una diminuzione delle esportazioni, che lega lo sviluppo alla fragile domanda interna. Di conseguenza anche per quest’area geografica restano forti incertezze.
Da tutti questi elementi complessivi i nostri gestori ritengono di poter trarre la conclusione che nel 2003 la crescita dell’economia sarà modesta e comunque al disotto del suo potenziale. Le possibilità di un rialzo azionario sostenuto appaiono limitate dai rischi geopolitici, ancorché questi siano già stati in larga misura "scontati" dal mercato. L’incertezza sulle decisioni economiche e sulla crescita degli utili induce, pertanto, ai collaboratori su un posizionamento difensivo.
Si tratta, come è evidente, di valutazioni prudenziali che tengono conto di un andamento triennale dell’economia mondiale decisamente poco esaltante, ma che, comunque, escludono la continuità di un trend negativo.
E’ evidente, che quando parliamo di previdenza integrativa dobbiamo tener presente i dati economici e gli andamenti borsistici di tutto il mondo, ma non dobbiamo dimenticare che la finalità di un fondo previdenziale non è quella della immediata speculazione azionaria, bensì quella della costruzione nel tempo di un capitale che possa garantire un’adeguata integrazione pensionistica. Occorre cioè tener presente che "l’investimento" in un fondo di previdenza complementare è un "investimento" a lungo termine, sul quale il risultato negativo di uno, due o tre anni incide in misura molto modesta.
Tutti questi elementi ci portano ad una valutazione prudentemente ottimistica sull’andamento del nostro fondo. Dalla tabella pubblicata affianco, si vede con chiarezza come il risultato dei nostri investimenti da parte dei gestori finanziari abbia dato risultati migliori nell’ambito di un generale andamento negativo. Fondi con un patrimonio ben più consistente del nostro e con un numero di iscritti ben più alto hanno registrato risultati di segno fortemente negativo. La media di rendimento di tutti i fondi complementari chiusi è stata nel 2002 del -7%. E’ con questi dati che dobbiamo confrontare il valore del rendimento del nostro fondo.
Anche nel 2002, come negli anni precedenti, abbiamo operato investendo tutto il patrimonio in un solo comparto. Ma, con il 2003 questo scenario sarà mutato. Grazie alla partenza dall’inizio di quest’anno del multicomparto tutti gli iscritti al fondo potranno individuare il "profilo di rischio" più adeguato alle esigenze e alle attese individuali, e potranno così scegliere tra tre diversi comparti, con quote diverse di titoli azionari e titoli obbligazionari.
Ovviamente, però, per una valutazione sulla opportunità di aderire o meno al fondo e, soprattutto, sulla scelta di quanto della propria retribuzione destinare mensilmente al fondo non ci si deve limitare all’analisi dei rendimenti dell’anno. Sarebbe limitativo e fuorviante
L’obiettivo finale, che ciascuno di noi si deve porre con l’iscrizione al fondo è quello di realizzare una integrazione della pensione ordinaria. Per questo obiettivo ciascun iscritto deve puntare ad una accumulazione di capitale che, tra contributi e interessi, gli consenta di ottimizzare il suo risparmio. Da questo punto di vista è importante individuare il comparto di investimento, ma è anche importante considerare e valutare l’aspetto fiscale. Come è noto, infatti, i contributi ai fondi di previdenza complementare sono deducibili dal reddito, ai fini dell’imposizione fiscale (Irpef) entro tre limiti: il 12% del reddito, 10milioni di Lire all’anno (5164,57 Euro), il doppio della quota di TFR destinata annualmente al fondo. Questi tre limiti, come abbiamo già spiegato su questo giornale, operano in maniera differenziata a seconda che il giornalista sia giuridicamente considerato un "vecchio iscritto" o un "nuovo iscritto" al fondo. Ma in entrambe i casi esiste un indubbio vantaggio fiscale. Ciò significa che ogni iscritto deve valutare contestualmente il rendimento annuo del capitale accumulato a suo nome, ma anche il "guadagno" derivante dalla facilitazione fiscale.
Dalla somma di questi due elementi emerge con chiarezza che il risparmio destinato al fondo di previdenza offre rendimenti decisamente più alti di qualsiasi altro tipo di investimento.
Non va, infine, dimenticato, ma avremo occasione di ritornare in questa sede su questo argomento, che in Italia, a differenza di tutti gli altri paesi del mondo occidentale la previdenza complementare si colloca complessivamente ancora a livelli modesti e che l’impianto legislativo che la regola è ancora inadeguato. Il legislatore dovrà certamente intervenire in tempi rapidi per individuare gli strumenti più idonei che possano indirizzare il risparmio individuale verso la previdenza complementare. Questo processo potrà realizzarsi mediante un incremento delle quote di TFR da trasferire sulla previdenza, ma non potrà trascurare la leva fiscale e dovrà, inevitabilmente rendere più flessibili le possibilità di investimento dei fondi.
Tutto questo appartiene al futuro, ma a un futuro prossimo che ci riguarderà direttamente.


FONDI

2002 RENDIMENTO

COMETA

-2,27%

FONCHIM

-2,67%

FONDENERGIA

-5,97

LABORFONDS

-3,29%

QUADRI E CAPI FIAT

-6,56%

FONDO GIORNALISTI

-1,57%

Roma, 28 novembre 2002
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani comunica:
“Il 30 novembre scade per tutti i giornalisti iscritti al Fondo di Previdenza Complementare il termine per la scelta del comparto di investimento. Come già reso noto, il Consiglio di amministrazione del Fondo ha definitivamente varato i comparti per consentire a ciascun iscritto di individuare e decidere come investire al meglio la propria posizione sulla base delle aspettative individuali.
I comparti sono tre:

  • il primo comparto (conservativo) con un asset allocation composto dal 100% di titoli obbligazionari (la linea di investimento è caratterizzata da un basso grado di rischio);
  • il secondo comparto (prudente) con un asset allocation composto dall’80% di titoli obbligazionari ed il 20% di titoli azionari (la linea di investimento è caratterizzata da un grado di rischio medio-basso);
  • il terzo comparto (mix) con un asset allocation composto dal 60% di titoli obbligazionari e dal 40% di titoli azionari (la linea di investimento è caratterizzata da un grado di rischio medio-alto).

Ogni giornalista iscritto può effettuare la scelta inviando, entro il 30 novembre, al Fondo le sue indicazioni tramite la Scheda E che può scaricare dal sito internet del Fondo.

La posizione di tutti coloro che non effettueranno la scelta continuerà ad essere gestita nell'attuale comparto prudente.”
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Roma, 21 ottobre 2002
HAI GIA' SCELTO IL TUO COMPARTO?
NO?
ALLORA HAI TEMPO FINO AL 30 NOVEMBRE

Entro il prossimo 30 novembre i giornalisti iscritti al Fondo devono, se non l'hanno già fatto, scegliere il comparto nel quale investire la loro contribuzione al Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani.

Il Fondo ha operato dal 1999 ad oggi attraverso un monocomparto. L’intero flusso monetario, proveniente periodicamente dalla contribuzione degli iscritti, è stato suddiviso in parti uguali tra i due gestori finanziari (SanPaolo IMI e Ing) i quali hanno realizzato i loro investimenti nell’ambito di un ‘asset allocation’ definito dal Consiglio di amministrazione del Fondo. Questo ‘asset allocation’, di natura prudente, era costituito da un 80% di titoli obbligazionari e da un 20% di titoli azionari.
In base alle disposizioni dell’organismo di vigilanza ed alle possibilità previste dalla legge e dallo statuto, il Consiglio di amministrazione del Fondo ha ritenuto opportuno offrire ai propri iscritti la possibilità di una scelta più articolata degli investimenti dei capitali contributivi, maturati e maturandi. Tre i comparti individuati. Fermo restando l'attuale comparto prudente, sono stati previsti anche un comparto definito conservativo, il cui ‘asset allocation’ è composto dal 100% di titoli obbligazionari, ed un comparto definito mix (‘asset allocation’ al 60% di titoli obbligazionari ed al 40% di titoli azionari).

Quest'articolazione in comparti risponde all’esigenza degli iscritti di poter dapprima scegliere e poi, nel tempo, modificare il comparto di appartenenza, in ragione dell’età e della propensione al rischio. Se infatti i titoli azionari possono produrre nel lungo periodo interessi consistenti - ma ancor più determinare, nel breve, perdite di capitale -, al contrario le obbligazioni possono garantire un rendimento seppur più contenuto o almeno una ragionevole tenuta. In linea di massima, quindi, un giornalista all’inizio della professione o che comunque abbia davanti a sé un lungo periodo di lavoro, propende per un investimento più rischioso e dunque sceglie il comparto mix. Invece, sempre in linea generale, un giornalista con una prospettiva di pensionamento entro cinque anni garantisce meglio i suoi risparmi scegliendo il comparto conservativo.

Il Fondo ha più volte invitato gli iscritti a scegliere la linea d'investimento preferita, in vista del passaggio al multicomparto. Ora quel momento sta per arrivare. Numerosi colleghi hanno già effettuato la scelta, ma molti altri no.

Come abbiamo in più occasioni ricordato, in assenza di una indicazione specifica la posizione individuale del singolo giornalista iscritto continuerà ad essere gestita nell’ambito dell’attuale comparto prudente. I colleghi che intendono restare nel comparto prudente possono dunque avvalersi della formula del silenzio/assenso.
L'indicazione di una data limite è indispensabile per avere una fotografia certa dei voleri dei colleghi e procedere alla suddivisione in quote ed alla successiva destinazione delle quote ai tre segmenti. Il multicomparto, già definito sotto gli aspetti tecnici, passerà alla fase operativa con il prossimo esercizio finanziario, tra la fine di febbraio ed il marzo 2003.

Pertanto, ferma restando la possibilità per ogni iscritto di modificare ogni anno la scelta del comparto, è necessario che tutti gli iscritti, i quali intendano modificare il comparto di appartenenza, lo facciano entro il 30 novembre 2002, comunicando al Fondo la propria decisione attraverso la Scheda E.
Il Presidente
Marina Cosi
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Roma, 27 settembre 2002

I giornalisti iscritti al Fondo di previdenza complementare sono tenuti a comunicare al Fondo stesso l’ammontare dei contributi non dedotti in sede di dichiarazione dei redditi 2001. Tale obbligo nasce da una recentissima risoluzione dell’Agenzia delle Entrate. La risoluzione precisa che "poiché la determinazione dell’ammontare dei contributi non dedotti dipende da circostanze soggettive e note con certezza soltanto al contribuente, si ritiene che il Fondo non possa autonomamente provvedere a tale determinazione in mancanza della comunicazione fornita appositamente dal soggetto interessato".

Pertanto, tutti i giornalisti nostri iscritti sono invitati a comunicare tale dato entro e non oltre il 30 ottobre prossimo tramite il modulo seguente:


http://www.fondogiornalisti.it/Comuni1.jpg

Dichiarazione contributi non dedotti ai sensi e per gli effetti dell’art. 1, comma 2, del d. lgs.
n. 47/2000
(formato Pdf)


In merito si ricorda che per i "vecchi iscritti" il limite di deducibilità è pari a € 5.164,57 mentre per i "nuovi iscritti" il limite di deducibilità è pari al doppio del TFR conferito. Le singole aziende, in quanto sostituti d’imposta, provvedono direttamente al calcolo della quota esente ed a determinare la quota non dedotta. Ciò significa che nella maggior parte dei casi la cifra da ricopiare sulla dichiarazione da far pervenire al Fondo (tramite il modulo di cui sopra), come "contributo non dedotto", è la stessa indicata nel rigo 25 del CUD.

Soltanto in presenza di redditi diversi da quello derivante dal lavoro giornalistico subordinato la contribuzione non dedotta deve essere indicata sulla base della dichiarazione dei redditi effettuata tramite il modello Unico.

Si ricorda che in assenza della predetta dichiarazione il nostro gestore amministrativo sarà costretto, al momento della liquidazione, a sottoporre a tassazione anche i "contributi non dedotti" con palese danno per gli interessati. Si tratta, come è evidente, di un ulteriore adempimento burocratico – che il Fondo deve subire tanto quanto i suoi iscritti - che, a nostro giudizio, non facilita certo lo sviluppo della previdenza complementare fra i giornalisti, così come in tutti gli altri settori produttivi. Anche per questo il Fondo di previdenza complementare dei giornalisti intende attivarsi in sede governativa e parlamentare perché siano individuati strumenti normativi di semplificazione nella gestione della previdenza complementare, che rischia altrimenti di essere soffocata da una eccessiva burocratizzazione.
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Roma, giugno 2002

Copia della comunicazione che segue - sull'andamento del Fondo nel 2001 - è stata inviata a tutti gli iscritti assieme all'aggiornamento della posizione personale. Nell'interesse di una sempre migliore efficienza del nostro istituto, il presidente chiede ai colleghi di informare tempestivamente il Fondo (segnalando attraverso segrefnsi2@tin.it) di eventuali ritardi o mancati recapiti delle lettere di comunicazione, oltre che di variazioni o imprecisioni nella stesura degli indirizzi.

I colleghi che abbiano dubbi di interpretazione sul testo possono trovare alcuni primi chiarimenti nella pagina di questo sito destinata a domande e risposte.

Per tutto il resto i colleghi potranno porre quesiti sia telefonando sia scrivendo al sopra citato indirizzo elettronico. Le risposte agli interrogativi più frequenti ed interessanti verranno man mano pubblicati anche sul sito.

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Roma, giugno 2002
Cara/o Collega,

come prescrive la normativa di legge ti inviamo sia un'informativa dettagliata sulla gestione del Fondo nell’esercizio 2001, sia il prospetto individuale della tua posizione con l’indicazione dei contributi versati dall’azienda nel 2001, i contributi  pregressi, gli interessi maturati e il totale del tuo capitale alla data del 31 dicembre 2001. Ci siamo sforzati di andare al di la' degli obblighi imposti, approfondendo le informazioni e tentando di semplificarne il lessico e la consultazione. Se qualcosa non risultasse chiaro, siamo a disposizione, grati se vorrai collaborare col tuo Fondo promuovendone l'iscrizione presso i nuovi professionisti, facendoci conoscere meglio (molti ci confondono con l'Inpgi 1 o con la Gestione separata) e soprattutto ricordandoti di segnalare ogni cambio d'azienda per non perdere i contributi. Per pesare al minimo sui costi generali e dunque anche sui tuoi rendimenti manterremo una struttura leggerissima e, per le comunicazioni, oltre a questa annuale ed obbligatoria, privilegeremo gli strumenti meno costosi: comunicati stampa, pubblicazioni di categoria, sito ed email, consulenza telefonica. Intanto stiamo valutando, assieme ai gestori finanziari ed al gestore amministrativo e con la prudenza consigliata dall'attuale andamento dei mercati, i termini per il passaggio al pluricomparto.

Come saprai il CdA ha previsto la realizzazione di tre comparti - "conservativo" col 100% di titoli obbligazionari, "prudente" con anche un quinto di titoli azionari, e "mix" in cui la quota azionaria sale al 40% - fra i quali ogni iscritto può scegliere dove investire, sapendo che se il primo comparto assicura una rendita costante ma non elevata nel tempo, col terzo sono possibili rendimenti più alti ma più aleatori nel breve termine. Solo pochi colleghi però ci hanno sinora risposto, eppure è necessario compiere questa scelta al più presto se si vogliono i comparti operativi entro l’anno. Aiutaci ad aiutarti.

Grazie per l'attenzione,  con viva cordialità,
IL PRESIDENTE
Marina Cosi
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COMUNICAZIONE PERIODICA AGLI ISCRITTI
PER L’ESERCIZIO 2001

Informativa ai sensi dell’art. 37 dello statuto del Fondo
Premessa
Questa volta, per la redazione della comunicazione periodica agli iscritti per l’esercizio 2001 si è ritenuto di seguire, ancorché non previsto per i fondi pensione cosiddetti preesistenti, lo schema proposto dalla Covip per i fondi pensione negoziale ed aperti.
INFORMAZIONI GENERALI
a) Caratteristiche generali del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani (di seguito Fondo) è un fondo pensione a capitalizzazione, soggetto alla normativa di cui all'art. 18 del decreto legislativo 21 aprile 1993 n. 124 ed è iscritto al numero 1352 dell’Albo dei Fondi pensione tenuto presso la Commissione di Vigilanza dei Fondi Pensione (COVIP).
Il Fondo, che ha la forma giuridica di Fondazione ed ha ottenuto il riconoscimento della personalità giuridica da parte del Ministero del Lavoro in data 27 giugno 2000, è stato costituito con atto notarile del 9 luglio 1987, in Roma, presso la sede della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (di seguito, per brevità, FNSI; Associazione sindacale maggiormente rappresentativa del settore dei giornalisti professionisti e pubblicisti, firmataria del CCNL di settore), con la denominazione "Fondo Sindacale di Previdenza Integrativa dei Giornalisti Italiani", in attuazione del protocollo contrattuale sottoscritto il 10 aprile 1987 tra la Federazione medesima e la Federazione Italiana Editori Giornali (di seguito, per brevità, FIEG; Associazione datoriale maggiormente rappresentativa del settore). Al Fondo affluirono gli apporti economici fissati dalle indicate intese collettive 10 aprile 1987 e dagli accordi 8 luglio 1993.
A seguito delle intese collettive 4 giugno 1998 e in applicazione dello specifico accordo del 23 febbraio 1999 il Fondo ha assunto la nuova denominazione di "Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani" e completato e parzialmente variato il proprio ordinamento, ferma restando la piena continuità delle proprie caratteristiche e della propria struttura.
Il Fondo, che non ha una propria organizzazione, svolge la sua attività utilizzando personale e strutture fornite dalla FNSI sulla base d'un contratto di servizio e si avvale inoltre dei servizi prestati da un service amministrativo, da due gestori finanziari e dalla banca depositaria.
b) Iscritti
I lavoratori iscritti sono tutti giornalisti e si dividono in "vecchi" e "nuovi".
Si considerano "vecchi iscritti" tutti i giornalisti professionisti e pubblicsiti che già aderivano alla data del 27 aprile 1993 al "Fondo Sindacale di Previdenza Integrativa dei Giornalisti Italiani" e la cui posizione non si sia mai annullata per riscatto o trasferimento nonché quelli che, pur aderendo successivamente a tale data, abbiano maturato identico requisito presso altra forma di previdenza complementare ed abbiano trasferito al Fondo la loro posizione previdenziale. Si considerano "nuovi iscritti" i giornalisti professionisti aderenti dal 28 aprile 1993, che dunque non rientrano nelle condizioni di cui sopra.
Gli iscritti al 31/12/2001 sono 12.304 e, nel corso del 2001, le nuove iscrizioni sono state 173 ed i riscatti hanno riguardato 692 posizioni. Nel corso dell’esercizio 2001 il Fondo non ha erogato alcuna anticipazione ne' alcuna prestazione pensionistica in quanto nessuno degli iscritti ha ancora raggiunto i requisiti necessari.
Le aziende attive al 31/12/2001 sono 626, contro le 606 del 31/12/2000.
c) Contribuzioni
Le contribuzioni mensili comprendono:

  • una quota del datore di lavoro, pari all’1 % della retribuzione come stabilito dall'accordo di rinnovo del Contratto nazionale di lavoro giornalistico, intervenuto il 4 giugno 1998;
  • una quota a carico del lavoratore, compresa tra un minimo obbligatorio dello 0,10% sino ad un massimo del 12%, liberamente scelto da ogni interessato;
  • una quota di TFR pari, a partire dal 2001, al doppio dell'importo del contributo versato dal datore di lavoro.

d) Modifiche statutarie
Nel corso dell’esercizio 2001 non sono state apportate modifiche allo Statuto del Fondo.
e) Gestione del Fondo
Sono Organi del Fondo:

  • il Consiglio di Amministrazione, composto da 12 membri di cui 6 eletti dagli iscritti e sei designati dai datori per il tramite della FIEG, al quale è affidata la gestione operativa del Fondo;
  • il Presidente, nominato dal Consiglio di Amministrazione, che ha la rappresentanza legale del Fondo;
  • il Vice Presidente, nominato dal Consiglio di Amministrazione, che sostituisce in caso di assenza o di impedimento il Presidente;
  • il Collegio dei Sindaci, organo di controllo, composto da 4 membri di cui 2 eletti dagli iscritti e 2 designati dai datori per il tramite della FIEG.

I rappresentanti dei lavoratori nel Consiglio di Amministrazione e nel Collegio dei Sindaci vengono eletti direttamente dagli iscritti secondo il regolamento elettorale previsto dallo Statuto. Qui di seguito si riporta la composizione del Consiglio di Amministrazione e del Collegio Sindacale in carica fino al 12 dicembre 2001 e quelli in carica dal 12 dicembre 2001 che scadranno il giorno di approvazione del bilancio al 31/12/2003:


CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE (fino al 12/12/2001)

Componente Lavoratori

Componente Imprese

Serventi Longhi Paolo

Presidente

Cilenti Roberto

Vice Presidente

Borghesan Luciano

Consigliere

Garzilli Massimo

Consigliere

Cosi Marina

Consigliere

Moschetti Sergio

Consigliere

Del Boca Lorenzo

Consigliere

Riccadona Luigi

Consigliere

Ronsisvalle Luigi

Consigliere

Selva Coddè Enrico Bernardino

Consigliere

Siddi Franco

Consigliere

Zecca Edoardo

Consigliere

CONSIGLIO DI AMMINISTRAZIONE (dal 12/12/2001)

Componente Lavoratori

Componente Imprese

Cosi Marina

Presidente

Cilenti Roberto

Vice Presidente

Franz Pierluigi

Consigliere

Garzilli Massimo

Consigliere

Ronsisvalle Luigi

Consigliere

Moschetti Sergio

Consigliere

Rossi Giovanni

Consigliere

Riccadona Luigi

Consigliere

Siddi Franco

Consigliere

Selva Coddè Enrico Bernardino

Consigliere

Volpati Marco

Consigliere

Zecca Edoardo

Consigliere

COLLEGIO DEI SINDACI (*)

Componente Lavoratori

Componente Imprese

Di Segni Andrea

Monetti Sergio (Presidente)

Marras Giovanni

Zingoni Gianluca

(*) le elezioni svoltesi il 13-14-15 ottobre 2001 hanno riconfermato i precedenti componenti del Collegio dei Sindaci
Per l’erogazione delle future prestazioni pensionistiche il Fondo non ha ancora individuato l’impresa assicurativa con cui stipulare l’apposita convenzione; tale scelta verrà affrontata a tempo debito mediante una selezione fra primarie imprese di assicurazione.
Per quanto riguarda la gestione finanziaria, il Fondo ha affidato, a seguito di una accurata selezione, l’incarico a due gestori che sono ING Investment Management Italia SGR e San Paolo IMI Institutional Asset Management S.p.A. (quest’ultima subentrata a Fideuram Capital Sim S.p.A. in data 1 gennaio 2001 a seguito di una riorganizzazione del gruppo di appartenenza). Le convenzioni di gestione sono state stipulate in data 26 luglio 2000 e sono diventate operative dal 3 agosto 2000.
Il mandato di gestione, uguale per entrambi i gestori, prevede un investimento delle risorse secondo un profilo bilanciato da effettuarsi in titoli di debito, emessi da emittenti con elevato merito di credito, con un limite minimo del 75% ed entro un limite massimo del 85% e, per la restante parte, in titoli azionari quotati.
Ai due gestori sono state affidate le disponibilità del Fondo destinate all’investimento ad eccezione di alcuni titoli di stato per un importo, ai valori di mercato al 31 dicembre 2001, di Lire 12,384 Mld; la decisione di mantenere tali titoli in portafoglio è stata motivata, anche su consiglio dei gestori, dall’alta redditività degli stessi rispetto ai tassi di interessi correnti.
Con la Banca Commerciale Italiana S.p.A. , ora IntesaBCI S.p.A, è attivo un contratto per il servizio di custodia del patrimonio del Fondo e di regolamento delle operazioni stipulato in data 26 giugno 2000. Il contratto è operativo dalla stessa data.
Per il servizio di gestione amministrativa e contabile, il 7 aprile 2000 il Fondo ha stipulato un contratto con PREVINET Servizi per la Previdenza SpA: scaduto il 31 dicembre 2001, è stato rinnovato il 2 maggio 2002.
f) Conflitti d’interessi
Dalle comunicazioni ricevute non si sono rilevate situazioni di conflitto di interesse riferite al dettato dell’art. 8, DM 703/96.
ANDAMENTO DELLA GESTIONE
a) Dati patrimoniali ed Economici Fase di accumulo


STATO PATRIMONIALE

2001
(Ml di lire)

2000
(Ml di lire)

ATTIVITA'

Investimenti

83.355,3

63.298,2

Attività della gestione amministrativa

1.120,2

1.298,8

TOTALE ATTIVITA' FASE DI ACCUMULO

84.475,5

64.597,0

PASSIVITA'

Passività della gestione previdenziale

29,8

0

Passività della gestione finanziaria

0

0

Passività della gestione amministrativa

688,2

1.901,4

Debiti d’imposta

94,3

10,0

TOTALE PASSIVITA' FASE DI ACCUMULO

812,3

1.911,4

ATTIVO NETTO DESTINATO A PRESTAZIONI

83.663,2

62.685,6

CONTI D’ORDINE

16.760.,2

7.800,6

Gli investimenti del Fondo, passati da 63.298,4 Ml al 31 dicembre 2000 a 83.355,4 Ml al 31 dicembre 2001, sono così composti:


INVESTIMENTI

2001
(Ml di lire)

2000
(Ml di lire)

Titoli di stato

66.622,7

39.339,0

Titoli di debito quotati

0

13.056,9

Azioni quotate

11.312,2

10.044,5

Quote di O.I.C.R (Fondi Comuni di investimento e Sicav)

4.060,4

0

Liquidità

1.131,7

631,9

Interessi da ricevere

228,4

225,9

Totale

83.355,4

63.298,2

Di questi, 12,4 Mld sono relativi ai titoli di stato già presenti in portafoglio fin dal 1999; la rimanente parte è affidata in gestione a San Paolo Imi e ad Ing.
Le attività della gestione amministrativa, pari a 1.120 Ml sono composte per 1.069 Ml da liquidità e per la restante parte dalle immobilizzazioni materiali e immateriali del Fondo.
Le passività della gestione previdenziale, pari a 29,8 Ml, riguardano debiti per la liquidazione di posizioni individuali nei confronti degli iscritti.
Le passività della gestione amministrativa sono pari a 688,2 Ml di cui 353,3 Ml per contributi da riconciliare, 128,2 Ml per debiti verso fornitori e 100,4 Ml per debiti verso erario per ritenute effettuate.
I conti d’ordine, pari a 16.760,2 Ml, sono relativi ai contributi a valere sulle competenze del mese di dicembre e del TFR che però, essendo state materialmente incassate dal Fondo nel mese di gennaio 2002, saranno contabilizzate nelle posizioni individuali del prossimo esercizio 2002. Invece l’incremento rispetto al 2000 si spiega col rinnovo contrattuale che ha, fra l'altro, raddoppiato la quota di TFR versata al Fondo.


CONTO ECONOMICO

2001
(Ml di lire)

2000
(Ml di lire)

Saldo della gestione previdenziale

20.055,4

17.502,7

Risultato della gestione finanziaria

1.856,7

1.169,5

Oneri di gestione

(88,9)

(91,2)

Margine della gestione finanziaria

1.767,8

1.078,3

Saldo della gestione amministrativa

(751,3)

(932,4)

Variazione attivo netto destinato a prestazioni ante imposta

21.071,9

17.648,6

Imposta sostitutiva

(94,3)

(10)

Variazione attivo netto destinato a prestazioni

20.977,6

17.638,6

Il saldo della gestione previdenziale, pari a 20.055,4 Ml, è composto per 22.228,7 Ml da incassi di contributi e per 2.168,2 Ml da uscite relative a riscatti e trasferimenti di posizioni individuali; rispetto all’esercizio precedente i contributi incassati del fondo aumentano del 27% in quanto nell’esercizio precedente non si erano verificate uscite per trasferimenti e riscatti.
b) Risultati finanziari e commento alla gestione
Qui di seguito si riportano i rendimenti percentuali della gestione


RENDIMENTI

2001

2000

Rendimento al lordo degli oneri di gestione

2,63%

2,08

Rendimento al netto degli oneri di gestione e di amministrazione e dell’imposta sostitutiva

1,31

0,24

(I risultati realizzati non sono rappresentativi di quello che sarà possibile conseguire in futuro)
Al 31/12/2001 il valore dell’attivo netto destinato alle prestazioni del Fondo era pari a Lit. 83.663.216.522, mentre al 31/12/2000 era pari a Lit. 62.686.566.211.
Il risultato della gestione valutato al lordo dei costi di intermediazione e delle imposte è stato del 2,63 % con un risultato dello 0,57% superiore al benchmark, che è variato, tra il 29/12/00 e il 28/12/01, del 2,06%.
Il benchmark utilizzato è quello scelto per la valutazione dei gestori finanziari ed è la media ponderata di tre indici rappresentativi delle classi di attivo in cui sono investite le risorse affidate ai gestori. I tre indici a cui il benchmark del Fondo fa riferimento e la loro evoluzione tra il 31/12/00 e il 28/12/01 sono riportati nella tabella seguente:


Peso

Indice

Performance
2001

70%

Salomon Smith Barney – Emu GBI 1-3 anni (EURO)

+ 6,12%

10%

Salomon Smith Barney WGBI ex Euro

+ 3,37%

20%

MSCI World DC Index

- 13,36%

Si sottolinea però che il raffronto dell’andamento del Fondo con il benchmark non si ritiene significativo in quanto i titoli di stato e la liquidità direttamente detenuti dal Fondo rendono differente la Asset Allocation effettiva rispetto a quella teorica rappresentata dal benchmark.
Il risultato del 2001, che è stato fortemente influenzato dalle ricadute che l'attentato di New York ha avuto sugli investimenti finanziari in tutto il mondo, non può considerarsi esaltante, soprattutto se paragonato ai rendimenti che hanno accompagnato per molti anni tali investimenti.
Tuttavia l’asset allocation del Fondo ha assorbito in modo più che positivo le variazioni sfavorevoli delle quote azionarie ed ha compensato lo sbilancio con la performance della componente obbligazionaria.
Quindi il giudizio sulla redditività degli investimenti del Fondo nell’esercizio trascorso non può che considerarsi, nel quadro complessivo, positivo. Se, infatti, si esaminassero i risultati di altri investimenti con caratteristiche similari ci si accorgerebbe che in molti casi il rendimento è stato di gran lunga inferiore se non negativo. Infatti il rendimenti lordi e netti registrati dai Fondi pensione negoziali sono stati rispettivamente del –0,8% e del – 0,5%¹ e, più in particolare, il rendimento medio lordo, riferito ai comparti obbligazionari misti dei Fondi pensione negoziali, è stato pari a +0,2%². Ad esempio i due maggiori fondi di categoria, il Fonchim del settore chimico e il Cometa del settore metalmeccanico, nel 2001 hanno registrato rispettivamente un rendimento medio lordo del – 2,21% e dello 0,06%… Un ulteriore confronto può essere fatto con l’indice Fideuram dei Fondi Obbligazionari bilanciati che ha registrato, sempre nell’anno 2001, un risultato negativo del –1,21%.
Nella valutazione del risultato del Fondo vanno inoltre considerati i vantaggi derivanti dall’agevolazione fiscale ed dal contributo del datore di lavoro.
Si ricorda che Il rendimento di pertinenza di ogni aderente dipende dai suoi flussi contributivi e risulterà, quindi, diverso a seconda delle contribuzioni effettuate.
Non è ancora operativa la gestione multicomparto, il cui avvio è stato rinviato per motivi prudenziali.
Note:
1 Dati tratti dalla Relazione annuale Covip. Tale confronto è da intendersi puramente indicativo in quanto i dati non sono stati costruiti in maniera omogenea
2 Dati tratto dalla Relazione annuale Covip. Tale confronto è da intendersi puramente indicativo in quanto i dati non sono stati costruiti in maniera omogenea.
c) Andamento spese


Descrizione

Dettagli a Bilancio

Totali a Bilancio

% sull’attivo netto destinato alle prestazioni

Attivo netto destinato alle prestazioni

 

83.663.216.522

 

 

 

 

 

 

 

Oneri di gestione

 

- 88.884.667

 

-0,11%

Società di gestione

- 88.884.667

 

-0,11%

 

Banca IntesaBCI

0

 

0

 

 

 

 

 

 

Spese amministrative

 

-751.273.441

 

-0,90%

Oneri per servizi amministrativi acquistati da terzi

 

-251.428.500

 

-0,30%

 

Spese generali ed amministrative

-459.531.126

 

-0,55%

 

Ammortamenti

-12.626.742

 

-0,02%

 

Oneri e proventi diversi

-27.687.073

 

-0,03%

 

Le spese amministrative, pari 751.273,4 Ml, in sensibile diminuzione rispetto all’esercizio 2000, sono ancora in parte influenzate da oneri non ricorrenti quali le spese derivanti dalle elezioni degli organi statutari.
La loro incidenza tenderà a diminuire con l’incremento dell’attivo netto destinato alle prestazioni anche se in valore assoluto, visto alcune componenti anelastiche, difficilmente si potranno ridurre.
ALTRE INFORMAZIONI
a) Aspetti fiscali relativi alla contribuzione dei fondi pensione
Il Dlgs 47/2000 ed il successivo decreto correttivo ha modificato il trattamento fiscale dei Fondi pensione disciplinando tra l’altro il regime dei contributi ai Fondi stessi. Tale decreto legislativo ha incrementato, a partire dal primo gennaio 2001, l’ammontare dei contributi che possono essere versati in esenzione fiscale.
I nuovi limiti prevedono infatti che, per i lavoratori dipendenti "nuovi iscritti", i contributi complessivamente versati al Fondo (quota giornalista + quota datore di lavoro) siano fiscalmente deducibili per una somma pari al minore dei seguenti importi:

  • 12% del reddito complessivo
  • lire 10 milioni (€ 5.164,57)
  • il doppio del TFR trasferito al Fondo.

Per i "vecchi iscritti", invece, i limiti di deducibilità sono sostanzialmente due:

  • 12% del redito complessivo
  • lire 10 milioni (€ 5.164,57)

Per una migliore comprensione della normativa vigente si riportano qui di seguito quattro esempi:
Esempio 1-A ("nuovo iscritto")
Giornalista con una retribuzione lorda pari a 40 milioni annui
(€ 20.658,27)
Contributo azienda 1% della retribuzione :
Lit. 400.000 (€ 206,58)
Contributo TFR, pari al doppio del contributo aziendale:
Lit. 800.000 (€ 413,16)
Per poter sfruttare appieno i vantaggi fiscali previsti dalla normativa attuale il giornalista "nuovo iscritto"potrebbe versare un contributo fino ad un massimo di Lit. 1.200.000 (€ 619,74) al fine di raggiungere, considerando il contributo del datore di lavoro, il limite massimo previsto che, in questo caso, è pari al doppio del TFR trasferito al Fondo.
Esempio 1-B ("vecchio iscritto")
Con le stesse condizioni di reddito e il di contribuzione il giornalista "vecchio iscritto" per sfruttare tutti i vantaggi fiscali potrebbe versare un contributo fino ad un massimo di lire 4.400.000 (€ 2.272,41) al fine di raggiungere, considerando il contributo del datore di lavoro, il limite massimo previsto, che, nel suo caso, è pari a lire 4.800.000 (€ 2.478,99 - 12% della retribuzione lorda).
Esempio 2-A ("nuovo iscritto")
Giornalista con una retribuzione pari a 100 milioni annui
(€ 51.645,68)
Contributo azienda 1% della retribuzione :
Lit. 1.000.000 (€ 516,45)
Contributo TFR, pari al doppio del contributo aziendale:
Lit. 2.000.000 (€ 1.032.90)
Per poter sfruttare appieno i vantaggi fiscali previsti dalla normativa attuale il giornalista "nuovo iscritto" potrebbe versare un contributo fino ad un massimo di Lit. 3.000.000 (€ 1549,37) al fine di raggiungere, considerando il contributo del datore di lavoro, il limite massimo previsto che, in questo caso, è pari al doppio del TFR trasferito al Fondo.
Esempio 2-B ("vecchio iscritto")
Con le stesse condizioni di reddito e il di contribuzione il giornalista "vecchio iscritto" per sfruttare tutti i vantaggi fiscali potrebbe versare un contributo fino ad un massimo di lire 9.000.000 (€ 4.648,11) al fine di raggiungere, considerando il contributo del datore di lavoro, il limite massimo previsto, che, nel suo caso, è pari a lire 10 milioni (€ 5.164,57).
Esempio 3-A ("nuovo iscritto")
Giornalista con una retribuzione pari a 150 milioni annui
(€ 77.468,53)
Contributo azienda 1% della retribuzione :
Lit. 1.500.000 (€ 774,68)
Contributo TFR, pari al doppio del contributo aziendale:
Lit. 3.000.000 (€ 1.1549.36)
Per poter sfruttare appieno i vantaggi fiscali previsti dalla normativa attuale il giornalista potrebbe versare un contributo fino ad un massimo di Lit. 4.500.000 (€ 2.324,05) al fine di raggiungere, considerando il contributo del datore di lavoro, il limite massimo previsto che, in questo caso, è pari al doppio del TFR trasferito al Fondo.
Esempio 3-B ("vecchio iscritto")
Con le stesse condizioni di reddito e il di contribuzione il giornalista "vecchio iscritto" per sfruttare tutti i vantaggi fiscali potrebbe versare un contributo fino ad un massimo di lire 8.500.000 (€ 4.389,88) al fine di raggiungere, considerando il contributo del datore di lavoro, il limite massimo previsto, che, nel suo caso, è pari a lire 10 milioni (€ 5.164,57).
* * * * * * * * *
Si rammenta inoltre, che sempre a seguito della recenti modifiche normative, in presenza di redditi aggiuntivi (per esempio le collaborazioni giornalistiche autonome), diversi da quelli di lavoro dipendente, la contribuzione alle forme di previdenza complementare è svincolata dal limite del TFR versato.
Esempio 4-A ("nuovo iscritto")
Un giornalista, con una retribuzione pari a 100 milioni annui
(€ 51.645,68) e redditi diversi per Lit. 50.000.000 (€ 25.822,84)
Contributo azienda 1% della retribuzione :
Lit. 1.000.000 (€ 516,45)
Contributo TFR, pari al doppio del contributo aziendale:
Lit. 2.000.000 (€ 1.032.90)
Per poter sfruttare appieno i vantaggi fiscali previsti dalla normativa attuale il giornalista potrebbe versare un contributo fino ad un massimo di Lit. 9.000.000 (€ 4.648,11), al fine di raggiungere, considerando il contributo del datore di lavoro, il limite massimo previsto che, in questo caso, è dato da Lit.10.000.000 così composto:

  • Lit. 4.000.000 (2 volte il TFR trasferito al Fondo per quanto riguarda i redditi di lavoro dipendente);
  • Lit. 6.000.000 pari al 12% dei redditi diversi.

Esempio 4-B ("vecchio iscritto")
In questo caso nulla cambia, agli effetti pratici, del trattamento fiscale del "nuovo iscritto", in quanto, ripetiamo il "vecchio iscritto" gode sempre del limite massimo di lire 10 milioni (€ 5.164,57).


Roma, 30 maggio 2002
La seguente comunicazione è stata inviata a tutti coloro per i quali non risultano versamenti successivi al gennaio 2002

Caro/Cara Collega,

a seguito di una verifica amministrativa risulti iscritto a questo Fondo di Previdenza Complementare con la qualifica di "vecchio iscritto".

Al momento, però, non hai versamenti contributivi in corso. Perché?

Ci possono essere due risposte a questa domanda.

La prima
: può essere che in questi anni tu abbia cambiato azienda e passando dalla vecchia alla nuova non abbia notificato al nuovo editore che sei iscritto/a al Fondo. Se è così, è opportuno che tu provveda al più presto, altrimenti continuerai a perdere il contributo  a carico dell'editore (1%), il beneficio fiscale  sul contributo a tuo carico e, soprattutto, rischi di perdere la possibilità di "costruirti" una prestazione previdenziale integrativa a quella che ti sarà erogata dall'Inpgi.

La seconda: potrebbe essere che attualmente tu non abbia in corso un rapporto di lavoro subordinato, ma svolga attività di free-lance.
Se ti trovi in questo secondo caso ti ricordo che il Consiglio di amministrazione del Fondo ha recentemente messo a punto le modalità di attuazione delle norme statutarie (art.14) che prevedono la possibilità per gli iscritti di conservare la loro posizione previdenziale individuale e di alimentarla volontariamente e in misura fissata liberamente. Ciò significa che tutti i giornalisti che risultano iscritti al Fondo e che, come nel tuo caso, non hanno in corso alcun rapporto di lavoro subordinato, ma intendono incrementare la loro posizione, possono farlo scegliendo quanto versare (in percentuale all'ultima retribuzione percepita) e come versarlo, in una o due rate annuali.

Quindi, se vuoi proseguire nella contribuzione volontaria devi compilare e inviarci i moduli che trovi sul sito www.previcomp-giornalisti.it alla voce “contribuzione volontaria”.

Nel momento in cui dovessi assumere un nuovo rapporto di lavoro subordinato la contribuzione volontaria si interromperà automaticamente e il nuovo datore di lavoro, cui va sempre notificato di essere iscritto al Fondo, proseguirà nei versamenti contributivi così come previsti dal contratto collettivo.


Roma, 6 maggio 2002
Il Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani comunica:

Il Consiglio di amministrazione del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani ha approvato all’unanimità nella sua ultima riunione il bilancio di esercizio relativo al 2001.

Il Consiglio ha preso atto come, nonostante il generale cattivo andamento degli investimenti finanziari caratterizzato da una fase recessiva, la redditività degli investimenti del Fondo si possa considerare positiva. La scelta prudenziale, che ha confermato una asset allocation suddiviso tra un 80% di titoli obbligazionari e un 20% di titoli azionari, ha salvaguardato il patrimonio complessivo dalle performance  negative dei titoli azionari, garantendo un rendimento medio annuo pari al 2,63%. Peraltro, il flusso contributivo del 2001 ha subito rispetto all’anno precedente un incremento del 19,39% ed il patrimonio complessivo è passato dai 64 miliardi e mezzo del 2000 agli 84 miliardi e mezzo del 2001.

Il Consiglio di Amministrazione ha anche valutato positivamente il contenimento dei costi di gestione, obiettivo raggiunto mediante l’affidamento all’esterno, così come prescrive la legge, di tutte le fasi della gestione finanziaria e amministrativa.

Nella stessa riunione il Consiglio ha proceduto a rinnovare le convenzioni scadute per la gestione amministrativa. 

Nelle prossime settimane, con notevole anticipo rispetto agli esercizi precedenti, tutti i giornalisti iscritti riceveranno il quadro delle loro competenze al 31 dicembre 2001 con l’indicazione dei contributi versati dalle aziende e le specificazioni  della parte a carico aziendale, di quella a carico del lavoratore e della quota di TFR e dei relativi interessi maturati al netto delle spese di gestione. Lo schema individuale sarà accompagnato da una nota illustrativa sulla situazione del Fondo, la sua gestione, i risultati del bilancio, gli aspetti fiscali.

Roma, 12 dicembre 2001
Il Fondo di Previdenza complementare dei Giornalisti Italiani comunica:
“Marina Cosi è stata eletta oggi dal Consiglio di Amministrazione Presidente del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani. Vicepresidente, in rappresentanza dei datori di lavoro, è stato eletto Roberto Cilenti.

Il Consiglio di Amministrazione è composto, per la parte eletta dai giornalisti, oltre che da Marina Cosi, da Pierluigi Franz, Luigi Ronsisvalle, Giovanni Rossi, Franco Siddi e Marco Volpati. La Fieg ha nominato nel CdA del Fondo, oltre a Roberto Cilenti, Massimo Garzilli, Sergio Moschetti, Luigi Riccadona, Enrico Selva ed Edoardo Zecca. 

Il Collegio dei Sindaci, che ha confermato alla presidenza Sergio Monetti, è composto da Andrea Di Segni, Giovanni Marras e Gianluca Zingoni.”


Roma, 6 novembre 2001
Il Fondo di Previdenza complementare dei Giornalisti Italiani comunica:
Il seggio elettorale centrale, riunito per procedere al riepilogo delle votazioni avvenute il 13, 14, 15 scorso nelle 19 circoscrizioni regionali, ha proclamato eletti nel Consiglio di amministrazione del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani, i colleghi: Marina Cosi, Pierluigi Roesler Franz, Giovanni Rossi, Luigi Ronsisvalle, Franco Siddi e Marco Volpati; e nel Collegio dei Sindaci: Andrea Di Segni e Giovanni Marras.
In data 25 ottobre u.s. la Federazione Italiana Editori Giornali ha confermato per il nuovo mandato i seguenti consiglieri di propria nomina uscenti: Roberto Cilenti, Massimo Garzilli, Sergio Moschetti, Luigi Riccadona, Enrico Selva ed Edoardo Zecca; e nel Collegio dei Sindaci: Sergio Monetti e Gianluca Zingoni.

Nei giorni prossimi il nuovo Consiglio di amministrazione si riunirà per l’elezione del Presidente e del Vicepresidente.


Roma, novembre 2001
Caro iscritto/a,
trasmettiamo in allegato il quadro analitico della Tua posizione previdenziale presso il nostro Fondo di Previdenza Complementare alla data del 31 dicembre 2000.

L’esercizio 2000 ha rappresentato il completamento della fase di transizione che ha portato il Fondo ad adeguarsi alle normative di legge ed agli impegni derivanti dagli accordi contrattuali e dalle imposizioni statutarie.     

Nel corso dell’esercizio il Fondo ha provveduto a individuare la banca depositaria, i gestori finanziari ed il gestore amministrativo stipulando con i soggetti interessati le relative intese. La Banca di Roma ha cessato di svolgere il suo ruolo di ente depositario del patrimonio del Fondo e di investitore. Quale banca depositaria è stata individuata la Banca Commerciale Italiana e quali gestori finanziari la Banca Fideuram ed il gruppo olandese Ing. Nel corso dell’anno, si è anche definito il passaggio dalla Casagit alla Previnet  nella gestione amministrativa e nella riscossione dei contributi. Di conseguenza, l’esercizio 2000 può essere considerato il momento definitivo di passaggio alla nuova fase operativa.   

Per quanto attiene ai rendimenti degli investimenti si deve ricordare che una parte delle risorse è stata gestita dalla Banca Commerciale Italiana nella fase di passaggio e che soltanto a partire dal mese di agosto i nuovi gestori finanziari hanno iniziato ad operare i loro investimenti sulla base di un asset allocation composto da un 20% di titoli azionari ed un 80% di titoli obbligazionari. Il che significa che i dati relativi al 2000 non consentono, ancora per la limitatezza temporanea, una valutazione realistica della redditività degli investimenti decisi.

Con l'occasione ricordo che a seguito della rinnovazione contrattuale Fieg-Fnsi  la quota di TFR destinata al Fondo che nel 2000 è stata pari al contributo versato dagli editori, sarà nel 2001 raddoppiato.

Inoltre, Ti ricordo che l'iscritto può variare la sua contribuzione da un minimo dello 0,1% ad un massimo del 12% della retribuzione mensile.

Cordiali saluti.
IL PRESIDENTE
Paolo Serventi Longhi


23 luglio 2001
APPROVATO IL BILANCIO 2000
Il Consiglio di Amministrazione del Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani, riunito a Roma il 23 luglio 2001
preso in esame
ai sensi del'art.35 dello Statuto del Fondo il bilancio consuntivo per l'esercizio 2000
udita
la relazione del Consiglio di Amministrazione e
udita
la relazione del Collegio dei Sindaci
delibera
di approvare il bilancio consuntivo per l'esercizio 2000.
Approvata all'unanimità.
Con cordialità.
IL PRESIDENTE
Paolo Serventi Longhi

Roma, 27 novembre 2000
Caro Collega,
come anticipato nella nostra precedente comunicazione, Previnet, il Service amministrativo del nostro Fondo Pensione, ha concluso il lavoro di ricostruzione delle posizioni individuali.
Per quanto riguarda la gestione finanziaria del Fondo Pensione, i nuovi gestori - Banca Fideuram (Gruppo SANPAOLO IMI) ed ING Investment Management Italia (Gruppo ING) – hanno iniziato ad operare dal mese di agosto u.s. con una asset allocation composta al 20% da titoli azionari e all’80% da titoli obbligazionari.
Come già sai, i comparti di investimento saranno portati presto a tre: Ti chiediamo con la presente di esprimere la Tua preferenza per il comparto che più senti rispondente ai Tuoi bisogni previdenziali, utilizzando il modulo allegato (Scheda E) ed inviandolo per posta, fax o e-mail entro il 31 gennaio 2001 agli indirizzi che troverai sullo stesso. Oltre al comparto prudente, attualmente in gestione, sarà infatti possibile scegliere tra un comparto conservativo (100% obbligazionario) ed un comparto mix (in cui il peso dell’azionario sale al 40%).
La scelta del comparto di investimento risponde, ovviamente, alle esigenze ed alle aspettative individuali, tenendo conto del percorso di carriera che ciascuno ha di fronte. Avere a disposizione più comparti permette all’aderente di effettuare sempre la scelta più idonea al proprio profilo di rischio ed anche di poter cambiare idea nel tempo, passando da un comparto all’altro. A tal fine potrebbe essere utile la seguente tabella che riassume profili di rischio, obiettivi e fasce di età consigliate in ogni comparto.
http://www.fondogiornalisti.it/Image27.jpg
Per aiutarTi nella scelta, crediamo di farTi cosa gradita allegando i dati storici dei rendimenti cumulati ad uno, tre e cinque anni dei benchmark prescelti per la gestione dei tre comparti del Fondo Pensione.
Maggiori informazioni potranno essere richieste utilizzando il sito www.previcomp-giornalisti.it 
Con cordialità.
IL PRESIDENTE
Paolo Serventi Longhi
Comparto Conservativo


Comparto Prudente



Comparto Mix


I rendimenti sono cumulati e sono stati calcolati nel periodo 31 ottobre 1995/ 31 ottobre 2000.

L’andamento storico dei benchmark non è necessariamente indicativo delle future performances delle linee di investimento.

LEGENDA
Benchmark
è il termine che indica l’indice di riferimento di un dato mercato obbligazionario o azionario e rappresenta il parametro di confronto delle performance di un gestore su una certa linea di investimento. Per il mercato obbligazionario Euro è stato scelto l’indice Salomon Smith Barney Euro (per i dati storici è stato utilizzato l’indice Salomon Smith Barney Germania, come proxy dell’Euro per gli anni precedenti l’introduzione). Per il mercato obbligazionario internazionale è stato scelto l’indice Salomon Smith Barney World Governement Bond, mentre per il mercato azionario internazionale il Morgan Stanley Capital International World.
Volatilità
è rappresentata dalla deviazione standard che indica il grado di rischiosità collegato ad un investimento; permette di misurare quanto un determinato investimento abbia probabilità di allontanarsi dal suo andamento medio.


Roma, novembre 2000
GESTIONE DEL FONDO
Il Consiglio di amministrazione ha deliberato sulla scelta della banca depositaria, del gestore amministrativo e dei gestori finanziari.
Come banca depositaria è stata individuata la Banca Commerciale Italiana, presso la quale affluiranno i contributi versati dalle aziende per poi essere affidati al gestori finanziari. Compito della banca depositaria è quello di custodire i valori del Fondo e vigilare sulle operazioni dei gestori finanziari.
Il gestore amministrativo è stato individuato nella Previnet, società specializzata nel settore, il cui capitale societario è suddiviso tra la Banca Commerciale Italiana, le Assicurazioni Generali e il Banco Ambrosiano Veneto. Scopo del gestore amministrativo è quello di gestire la posizione individuale dei singoli iscritti attribuendo a ciascuno i contributi versati dalle aziende e gli interessi maturati sui capitali individuali a seguito degli investimenti del Fondo.
Come gestori finanziari sono stati individuati la Banca Fideuram e il Gruppo olandese Ing. Compito del gestore finanziario è quello di gestire direttamente gli investimenti del patrimonio del Fondo.
Allo stato attuale la gestione amministrativa è assicurata direttamente dal Fondo con l’ausilio della Casagit che svolge la funzione di ente esattore dei contributi. L’intero patrimonio è attualmente gestito dalla Banca di Roma che ha provveduto e provvede agli investimenti su titoli di stato o garantiti dallo stato.
Questa fase transitoria terminerà nei tempi più brevi possibili in modo da assicurare il pieno subentro nelle varie fasi gestionali dei soggetti individuati.
Per quanto riguarda la gestione finanziaria, è stato definito con Fideuram ed Ing un ‘asset allocation’ nella scelta degli investimenti sulla base dell’anzianità della popolazione giornalistica composto da una percentuale obbligazionaria dell'80% e un investimento azionario del 20%.
e-mail:
segrefnsi2@tin.it


Roma, 20 novembre 2000
 IL FONDO DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE DEI GIORNALISTI ITALIANI comunica:
"E' cominciata oggi la spedizione a quasi 10.000 iscritti al Fondo di Previdenza Complementare dei Giornalisti Italiani di altrettante comunicazione contenenti le singole posizioni contributive al Fondo nel periodo 1987 - 31/12/1999. Gli iscritti potranno quindi verificare dall'estratto conto la propria posizione contributiva, che comprende sia le somme versate dalle aziende, sia gli interessi maturati negli anni sulla base di un piano di investimento che fino allo scorso anno è stato di tipo conservativo, a basso rischio, così come deliberato dal consiglio nazionale della Fnsi.
Nei prossimi giorni sarà inviato a ciascun iscritto, con la necessaria informativa, una richiesta individuale di opzione relativamente al comparto di investimento preferito dai singoli giornalisti. Allo stesso tempo sarà avviata l'operazione di liquidazione delle posizioni previdenziali maturate dai giornalisti pensionati, i quali dovranno formulare una esplicita domanda al Fondo di Previdenza Complementare tramite un modulo che è già stato inviato ad ogni singolo iscritto. Gli interessati che non abbiano ricevuto il modulo sono pregati di farne richiesta al Fondo, estrapolandolo dal periodico "Il Giornalista pensionato", oppure scaricandolo dal sito web della Fnsi www.previcomp-giornalisti.it 


Roma, 31 luglio 2000
INFORMATIVA SULL’ANDAMENTO DEL FONDO DI PREVIDENZA COMPLEMENTARE DEI GIORNALISTI ITALIANI
Cari Colleghi,
nella nostra precedente comunicazione vi abbiamo informato che il Consiglio di Amministrazione aveva deliberato sulla scelta della banca depositaria, del gestore amministrativo e dei gestori finanziari.
Gestioni amministrative
Il gestore amministrativo, la società Previnet specializzata nel settore, ha lo scopo di gestire le posizioni dei singoli iscritti attribuendo a ciascuno i contributi versati dalle aziende e gli interessi maturati sui capitali individuali e di comunicare periodicamente le posizioni agli iscritti.
La Previnet ha in corso di conclusione il lavoro di ricostruzione delle posizioni individuali ed è pertanto prevedibile che entro il prossimo mese di settembre saranno comunicate via postel a tutti gli iscritti le singole posizioni con indicazione dei capitali individuali e degli interessi maturati al 31.12.1999.
Le comunicazioni sulle posizioni individuali saranno successivamente inviate annualmente a chiusura dei competenti esercizi finanziari.
Gestione finanziaria
Quali gestori finanziari sono stati scelti, dopo accurata selezione, la Banca Fideuram ed il gruppo olandese Ing. I gestori finanziari hanno il compito di gestire direttamente il patrimonio finanziario del Fondo.
Il Consiglio di Amministrazione ha anche definito l’assett allocation del comparto di investimento che è composto da 20% di titoli azionari e 80% di titoli obbligazionari. Questo comparto può essere tecnicamente definito a rischio medio-basso.
A partire dal 1° gennaio 2001 i comparti di investimento saranno portati a tre, così come previsto dallo statuto del Fondo. All’attuale comparto se ne aggiungerà uno a rischio basso, con prevalenza di investimenti obbligazionari, ed un terzo a rischio medio, con prevalenza di investimento azionario.
Ciascun iscritto potrà, entro la fine dell’anno e mediante la modulistica che sarà tempestivamente fornita, individuare il comparto più conforme ai personali interessi previdenziali, in modo da poter rendere possibile l’investimento dei suoi capitali a partire da gennaio 2001 nel comparto desiderato.
La scelta del comparto di investimento risponde, ovviamente, alle esigenze ed alle aspettative individuali, tenendo conto del percorso di carriera che ciascuno ha di fronte. Infatti, mentre l’investimento obbligazionario, a fronte di interessi contenuti, garantisce un rischio molto basso, l’investimento azionario offre la possibilità di interessi più alti, a fronte di rischi più alti, che possono essere contenuti soltanto in considerazione di un periodo ampio di investimento. Ciò significa che per tutti coloro i quali hanno di fronte un presumibile periodo lavorativo superiore ai 20 anni è preferibile la scelta del comparto con la più alta percentuale di investimento azionario. Mentre, al contrario, per tutti coloro che hanno di fronte un periodo breve di attività lavorativa e che sono vicini al pensionamento è preferibile la scelta del comparto con la maggiore percentuale di investimento obbligazionario.
Peraltro, come è noto, ciascun iscritto può scegliere la percentuale di retribuzione da destinare alla previdenza complementare, tra un minimo dello 0,10% ed un massimo del 12%. Anche questa scelta deve essere effettuata sulla base di criteri che tengano conto del periodo lavorativo e della personale propensione al risparmio in previsione dei trattamenti pensionistici.
A puro titolo semplificativo si ricorda che, presumendo l’età del pensionamento a 60 anni, un giornalista oggi con 30 anni di età percepirà una pensione mensile, pari al 70% della sua retribuzione; un giornalista con 40 anni di età percepirà una pensione pari al 71% della sua retribuzione, mentre un giornalista con 50 anni di età percepirà una pensione pari al 73% della sua retribuzione.
Ciò significa che l’obiettivo della pensione integrativa deve essere quello di coprire, nei termini più ampi possibili, il differenziale tra trattamento retributivo e trattamento pensionistico generale. Al riguardo, in linea di massima, si può ritenere che un giornalista con 30 anni di età e con una contribuzione al Fondo dello 0,10% (ferma restando l’attuale contribuzione delle aziende editoriali e l’attuale quota di TFR versato), per coprire il predetto differenziale, deve ottenere un’aliquota di rendimento di equilibrio della sua contribuzione pari al 9,7%. Qualora dovesse portare il suo contributo dallo 0,10% all’1%, l’aliquota di rendimento di equilibrio sarebbe pari al 7,8%.
Da questa breve esemplificazione emerge con tutta evidenza che chi intende garantirsi un trattamento pensionistico complementare che integri al massimo il trattamento pensionistico generale deve elevare, nella misura che ritiene più opportuna sulla base di criteri di valutazione individuale, la quota di contribuzione a suo carico.
Giornalisti pensionati
Tutti gli iscritti che sono andati in pensione e per i quali siano stati accreditati dalle aziende i relativi contributi afferenti il 1987 ed il successivo periodo gennaio 1993-maggio1998 possono richiedere direttamente al Fondo la liquidazione della loro posizione previa compilazione ed inoltro del modulo che pubblichiamo in appendice. Lo stesso modulo potrà essere utilizzato da tutti coloro che andranno in pensione nei prossimi mesi.
Rinnovo Consiglio di Amministrazione
Con l’occasione Vi informo anche che nel prossimo mese di settembre il Consiglio di Amministrazione procederà all’approvazione del bilancio di competenza dell’esercizio 1999. Con tale atto, secondo quanto disposto dall’art.42 dello Statuto, verranno a scadenza i componenti del CdA rappresentanti la categoria degli iscritti. Ciò significa che subito dopo, presumibilmente tra settembre e ottobre, la categoria sarà chiamata ad eleggere direttamente i suoi rappresentanti secondo le modalità che saranno definite, così come prevede lo Statuto, tra Fieg ed Fnsi e che saranno tempestivamente comunicate a tutti gli iscritti.
Con cordialità.
IL PRESIDENTE
Paolo Serventi Longhi